Galleria foto

Home Catechesi per i genitori
Catechesi per i genitori
FILM FAMILY 2012 - Cineforum per i genitori aperto a tutti PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Patuzzi   
Lunedì 23 Gennaio 2012 07:41

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Gennaio 2012 09:24
 
“Cineforum Genitori” 2011-2012 PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Patuzzi   
Domenica 09 Ottobre 2011 18:47

Per i genitori dei bambini e ragazzi della nostra Catechesi è in programma un“Cineforum per genitori”, che propone 5 film sul tema della famiglia.

Tutte le proiezioni saranno introdotte da Giancarlo Zappoli, che già guida il Cineforum parrocchiale.

21 ottobre – Casomai di Alessandro D’Alatri. Racconta le vicende di una coppia in crisi per le interferenze dei parenti.

11 novembre – Revolutionary Road di Sam Mendes, tratto da un romanzo di successo di Richard Yates. Un film drammatico che racconta la storia del graduale spegnersi dei sogni di una coppia.

27 gennaio – American Life di Sam Mendes. Storia di una coppia positiva che apprende il difficile mestiere di genitori.

2 marzo – Il più bel giorno della mia vita di Cristina Comencini. Un film sulla difficoltà di vivere in coppia.

23 marzo – Il ragazzo con la bicicletta di J.P. e L.Dardenne. Storia di un figlio abbandonato e disperato finché incontrerà chi può risanare le sue ferite.

Ultimo aggiornamento Domenica 09 Ottobre 2011 18:48
 
CATECHESI PER I GENITORI – 4 febbraio 2011 – Quinto incontro PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Patuzzi   
Sabato 05 Febbraio 2011 17:25

Parrocchia Dio Padre - Milano Due

CATECHESI PER I GENITORI – 4 febbraio 2011 – Quinto incontro

 

“Anche la chiesa va in crisi? che dire dei preti?”


Introduzione

Proviamo a ripercorrere il cammino fatto si qui:

-  Primo incontro: “Nel nome del Padre…’. Crediamo nello stesso Dio? In chi crediamo?”

-  Secondo incontro: “Abbiamo battezzato nostro figlio. Era il caso? A che serve la cresima?”

-  Terzo incontro: “Andare a messa con i figli? Non ho tempo, del resto credo a modo mio”

-  Quarto incontro: “Ci siamo sposati in chiesa. ma quante cose sono cambiate da allora”.


Oggi siamo arrivati a mettere a fuoco l’orizzonte che spiega e giustifica in un certo senso il cammino fatto, evidenziando la realtà della Chiesa, intendendola come l’ambito, lo spazio a partire dal quale ed entro il quale si spiegano: i sacramenti dei quali abbiamo parlato negli incontri precedenti (Battesimo, Cresima, matrimonio….).

Dobbiamo inoltre tenere sempre sullo sfondo il duplice versante che giustifica questi incontri: quello più immediato rappresentato dai nostri figli che partecipano alla catechesi parrocchiale nei suoi diversi corsi e quello più personale o di coppia che in prima istanza dice la ragione di questi nostri incontri che abbiamo voluto chiamare ‘incontri di catechesi per genitori’. In questo senso guardiamo alla Chiesa declinandola in queste due prospettive, tenendo ben presente che ci riferiamo a quella realtà di chiesa che di fatto i nostri figli incontrano andando al catechismo e partecipando ai suoi momenti celebrativi liturgici (la messa della domenica, soprattutto) e inoltre tenendo conto dell’esperienza di chiesa, spesso molto varia e complessa, che noi come adulti abbiamo fatto negli anni passati e di fatto facciamo, sperimentiamo adesso.

Mi sono riferito, per introdurre ad una più corretta immagine di chiesa ad uno degli incontri che mi capita di proporre agli incontri fidanzati, proprio in queste settimane.


La Chiesa? L’immagine ideale che ce ne da la Scrittura- Atti degli Apostoli 2,41-48:

42Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.

43Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.

44Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; 45chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

46Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.

48Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Come si caratterizza la Chiesa secondo gli Atti? Per l’ascolto della Parola di Dio; (insegnamento degli apostoli), l’unione fraterna (comunione), la celebrazione dell’Eucaristia (e i sacramenti), la preghiera insieme, la capacità di tenere in comune ‘ogni cosa’. Ma è un immagine possibile e realistica oppure idealizzata della Chiesa?

Invece cosa potrebbe essere per te, per voi, la Chiesa?

Facciamo a questo punto un piccolo esercizio: ci sono alcune parole, alcune immagini che potrebbero richiamarci un aspetto particolare della realtà della Chiesa. Un elenco di termini che non ha la pretesa di definire, ma alludere e richiamare:

Amore, Autorità, Carità, Casa, Edificio della Chiesa, Comunione, Dialogo, Dogmi, Eucaristia, Famiglia, Fede, Festa, Fratelli, Gerarchia, Gruppo/i, Intimità, Istituzione, Laici, Leggi, Movimenti, Norme, Papa, Parola di Dio, Parrocchia, Pastori, Perdono, Politica, Potere, Preti, Responsabilità, Riti, Sacramenti, Scomunica, Semplicità, Servizio, Silenzio, Solidarietà, Vita comune ... e altri ancora …. Tu cosa ne dici? Che ne pensate?

 

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Febbraio 2011 17:36
Leggi tutto...
 
CATECHESI PER I GENITORI – 10 dicembre 2010 – Quarto incontro PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Patuzzi   
Sabato 05 Febbraio 2011 17:19

 

Parrocchia Dio Padre - Milano Due

CATECHESI PER I GENITORI – 10 dicembre 2010 – Quarto incontro

“Ci siamo sposati in chiesa,

Sono cambiate tante cose!”


Note introduttive

Vorrei considerare l’incontro di oggi su due fronti: quello della condizione complessa nella quale si è venuto a trovare oggi la realtà matrimoniale e quella propriamente del fronte educativo/pedagogico conseguente.

Essendo impossibilitato a poter seguire direttamente questo incontro che programmato per la fine di novembre già ci siamo trovati a svolgere a metà dicembre ho pensato di affidare queste mie note ad un sostituto che ho cercato di informare in modo dettagliato del percorso fatto sin qui, del taglio tenuto in occasione dei nostri incontri e di quanto ancora ci aspetta.

A questo riguardo vi ricordo che con oggi si conclude la prima parte dei nostri incontri. La seconda parte del nostro corso riprenderà nel 2011, il 4 febbraio prossimo con le altre tematiche in programma (4 febbraio 2011 (la realtà della Chiesa, il sacramento della confessione, la questione morale. il significato dell’azione caritativa; e l’ascolto della Parola di Dio).

Dunque affrontiamo il tema del V sacramento, quello del Matrimonio cristiano, contestualizzato nella situazione nella quale si trova ad essere vissuto nella società e nella cultura odierna al fine poi di fare qualche considerazione conseguente dal punto di vista propriamente pedagogico/educativo.


1. La condizione del Matrimonio cristiano oggi

Mai come oggi il matrimonio è messo in crisi. Sotto forme sottili se ne intacca la natura. Convivenze, unioni libere, divorzio, sono tutte parole che ci avvertono della bufera che sul matrimonio imperversa. Distruggendo il matrimonio cosa ci resta di veramente solido e sicuro in questa nostra civiltà? Vi era un tempo in cui il matrimonio forse aveva minore apparenza esteriore, ma aveva una profondità di affetto e durata, che non conosceva interruzione

Leggevo il racconto di un papà, lui diceva così: "Sono più di 30 anni che vivo con mia moglie. Abbiamo passato momenti di difficoltà economiche fino alla povertà, ma ci siamo voluti bene, sempre. E oggi  dico che senza mia moglie mi mancherebbe il fondamento della mia felicità. Non basta un'eternità per sperimentare la ricchezza che è nell'amore". Ci sono ancora queste famiglie in cui lo sposo possa dire della sua unione con la sposa la stessa cosa? Nonostante il grande rumore, che fanno i mass media, che sembra obbediscano alla voglia di egoismo che separa, ci sono coppie che nel matrimonio sanno ancora vivere la vocazione alla santità, dando testimonianza di un amore che non ha limiti e confini.

Se crisi c'è oggi nel matrimonio al punto da chiamare tale anche ciò che non può esserlo per natura, credo che dipenda dall'aver sfrattato dalla vita l'Amore, ossia Dio, origine di ogni amore e vita. È sotto i nostri occhi l'immane tragedia di matrimoni spezzati, donne e uomini allo sbaraglio, come traditi, figli che non sanno più chi è il loro papà o la mamma. Davvero un grande calvario, là dove si era chiamati a costruire giorno per giorno un paradiso con fedeltà all'amore.

Mi rifaccio alle note di una interessante intervista rilasciata da un sacerdote insegnate di teologia morale presso il nostro seminario diocesano, don Aristide Fumagalli. In modo particolare direi di tenere presente soprattutto le prime due questioni da lui affrontate: la fragilità della condizione matrimoniale oggi (domanda 1) e la possibilità di presentare ancora oggi il matrimonio cristiano come possibile (domanda 4), lasciando alla vostra lettura le risposte alla domanda 2 e 3 che propriamente affrontano la questione della convivenza dal punto di vista della morale cristiana. Mi sembra di cogliere in genere in queste risposte comunque una straordinaria apertura e una grande misericordia evangelica. (cf. Aristide Fumagalli Convivenze e matrimonio cristiano. Tra realismo e annuncio di fede”, Paoline 2009, intervista)


1. Perché i legami coniugali di oggi sono così fragili? Cosa è cambiato rispetto a un tempo? Il matrimonio può avere ancora una valenza pubblica, istituzionale?

La fragilità degli odierni legami coniugali risalta per confronto con la stabilità di quelli del passato. Un'interpretazione moralistica del fenomeno potrebbe far ritenere che i coniugi di oggi siano peggiori di quelli di un tempo, e che la realtà del matrimonio, un tempo solida, vada "liquidandosi" per via del degrado morale delle nuove generazioni. In tema di giudizio morale però, tanto più quando esso non riguarda un singolo e circostanziato comportamento, ma la globalità di situazioni così differenziate come lo sono le attuali vicende amorose, conviene essere cauti, come del resto Gesù non manca di comandarlo: «Non giudicate, per non essere giudicati» (Mt 7,1).

Ciò che sembra più facilmente constatabile è il venir meno di elementi socio-istituzionali che soprattutto nei primi decenni del secolo XX, costringevano e, al contempo, favorivano la stabilità dei matrimoni. Tra i cambiamenti più rilevanti vi è certo quello di un maggior equilibrio relazionale tra uomo e donna, dovuto soprattutto all'emancipazione di quest'ultima da un ruolo di subordinazione a lungo vigente nel corso della storia. Volendo usare un paragone forse eccessivo, si potrebbe dire che come in regime di dittatura i governi risultano più stabili che in democrazia, così allorquando tra marito e moglie vigeva un'asimmetria gerarchica, con lui in posizione di dominio e lei, socialmente, culturalmente, economicamente in situazione di totale dipendenza, i matrimoni apparivano più stabili. Ora che il rapporto tra i coniugi si è "democratizzato", la stabilità del loro legame appare meno scontata, perché esige il libero consenso di entrambi sui molteplici aspetti della vita matrimoniale e familiare.

Con ciò non si vuol negare che nella labilità degli odierni legami coniugali intervenga la responsabilità personale di coloro che li vivono, i quali appaiono rispetto ai loro genitori e nonni meno disposti al sacrificio e alla fatica che ogni relazione con l'altro/a comporta e più propensi a valutare la relazione coniugale in termini di tornaconto individuale, e dunque a entrarvi, rimanervi e fuoriuscire sulla base del proprio benessere personale.

Il diffondersi del "matrimonio liquido", caratterizzato cioè dall'instabilità, sembrerebbe togliergli ogni rilievo pubblico e istituzionale. In realtà, il matrimonio indissolubile, per quanto spesso disatteso nella prassi di vita, rimane un punto di riferimento per dare figura concreta al desiderio amoroso che non smette di sorgere tra uomini e donne, e che pur contiene il voto del "per sempre". È ancora in larga parte per raffronto con l'istituzione matrimoniale che una coppia definisce la qualità della propria relazione amorosa.


2. Una percentuale rilevante delle coppie che chiedono il matrimonio religioso proviene oggi da uno stato di convivenza. Può la convivenza essere considerata moralmente accettabile?

L'aspetto più spinoso della pastorale verso il matrimonio religioso non è il fatto che in larga percentuale coloro che lo chiedono siano già conviventi, ma che costoro siano «battezzati» conviventi. Per definizione il battezzato è «in Cristo», dal quale trae la grazia di amare e al quale ispira il suo amore. Appare coerente, quindi, che egli/ella voglia stare in contatto vivo con Cristo non solo per ciò che riguarda la sua vita individuale, ma anche per ciò che riguarda la sua vita coniugale, così incisiva peraltro sulla sua fisionomia di persona.

Colta in questa prospettiva, la situazione di due battezzati che convivono coniugalmente senza il sacramento del matrimonio risulta incoerente, o per usare il termine tecnico del diritto canonico «irregolare». Se un battezzato si trovasse in situazione di convivenza con piena e libera consapevolezza della sua incoerenza non sarebbe moralmente giustificabile. Ma proprio a riguardo della consapevolezza e della responsabilità che gli odierni conviventi hanno rispetto al loro essere cristiani sorgono i maggiori dubbi: sanno essi del loro legame con Cristo? In che modo lo sanno? Lo frequentano, almeno in forma minimale, sentendo raccontare di Lui (Parola), celebrando i suoi gesti (sacramenti), condividendo con qualche altro cristiano la fatica e la gioia della sequela (comunità)?

La risposta sconsolatamente negativa che gli operatori pastorali danno a queste domande potrebbe subito indurre a imputare agli odierni conviventi la responsabilità del loro incoerente essere battezzati e conviventi. L'operazione appare quanto meno affrettata, se è vero che molti di essi hanno ricevuto il battesimo da bambini e che anche qualora hanno completato l'iniziazione cristiana con i sacramenti della cresima e dell'eucaristia, solo raramente hanno praticato in età adolescenziale, giovanile e adulta la vita di fede. Tutta colpa loro? E se non è tutta colpa loro si può senz'altro ritenerli responsabili non tanto della loro convivenza (la scelta di convivere è loro), ma dell'incoerenza di essere conviventi battezzati?

Il problema a carico della convivenza non è oggi principalmente quello di sapere in astratto se è moralmente accettabile o meno, ma quello di mettere i conviventi a contatto con Cristo, affinché si dispongano ad amare come Lui ha amato e siano dunque anche in grado di scorgere l'incoerenza della loro situazione. In questo senso, il fatto che due conviventi chiedano il sacramento del matrimonio è un'occasione propizia per annunciare loro l'amore di Cristo.


3. La convivenza pre-matrimoniale è però un dato di fatto che interpella la pastorale… Come accogliere? Come rispondere? Come lasciarsi provocare?

Rispetto ai già conviventi che chiedono alla Chiesa di celebrare il sacramento del matrimonio, la posizione degli operatori pastorali mostra qualche imbarazzo. Nel caso tacessero temerebbero di offrire un implicita approvazione della convivenza prematrimoniale, contravvenendo alle regole della Chiesa; nel caso la disapprovassero esplicitamente avrebbero il timore di urtare la suscettibilità dei conviventi, perdendo l'occasione di avvicinarli alla Chiesa e al sacramento del matrimonio.

Nell'uno e nell'altro caso, però, rischia di restare in secondo piano quella che deve essere la prima preoccupazione della pastorale, ovvero il favorire l'incontro con Cristo e la sua sequela. Favorire l'incontro con Cristo significa anzitutto offrire una testimonianza di Lui, del suo stile amoroso che sia il più possibile trasparente e sappia, quindi, provocare la sorpresa di chi scopre che le sue idee sulla Chiesa e su Dio, rimaste spesso quelle dell'infanzia o veicolate dalla superficiale comunicazione mediatica, non corrispondono a ciò che sperimenta di persona nel contatto con gli operatori pastorali o, più globalmente, nei percorsi di preparazione al matrimonio sacramentale.

Di fatto questo già avviene in non pochi percorsi di preparazione al matrimonio, che per molti costituisce l'occasione di entrare nuovamente in contatto, dopo svariati anni, con una realtà ecclesiale profondamente diversa da quella conosciuta in precedenza: si pensi, proprio nell'ambito della pastorale in preparazione al matrimonio alla significativa presenza di coppie che configurano un volto di Chiesa non limitato al clero e illustrano il cristianesimo nel suo vitale rapporto con l'amore di coppia. La cura pastorale nei confronti dei conviventi, più che attardarsi nel misurare la loro distanza rispetto dall'ortodossia e soprattutto all'ortoprassi cristiana, è invitata a tracciare i sentieri e suggerire il cammino che può avvicinarli allo stile amoroso di Cristo. Non basta che si prospetti l'ideale cristiano del matrimonio: esso potrebbe apparire troppo astratto e lontano rispetto al vissuto concreto e immediato di coppia. Occorre mostrare il possibile dinamismo che muove nella direzione dell'amore cristiano partendo dal grado raggiunto dalla relazione di coppia. L'atteggiamento di chi propone, piuttosto che quello di chi giudica, meglio corrisponde alla condizione degli attuali conviventi, i quali forse per la prima volta in occasione della preparazione al matrimonio ascoltano da adulti il vangelo dell'amore. Nella gran parte dei casi, essi non hanno sperimentato da adulti la vita cristiana, cosicché non è il semplice richiamo alla coerenza con la loro condizione di battezzati che li può motivare alla vita cristiana.


4. È possibile presentare il matrimonio cristiano in termini di “fascino possibile”, di ideale umanamente vicino? Oggi che siamo di fronte a una scarsa pratica religiosa e ad un crescente analfabetismo religioso (anche in coloro che si dichiarano cristiani) cosa può significare l’amore di Cristo per la relazione di coppia?

La forza attrattiva del matrimonio cristiano risiede nell'amore di Cristo, al quale dunque occorre indirizzare lo sguardo di coppia. Il racconto del suo amore, certo nella forma dell'annuncio orale, ma soprattutto in quello della testimonianza personale dei coniugi cristiani resta la via più propizia per affascinare gli innamorati di oggi al matrimonio cristiano. Mostrare in concreto come il desiderio amoroso dei due sia assunto e potenziato nel reciproco dono della vita, secondo l'insegnamento di Cristo, è il modo più efficace per convincere lo stretto legame che intercorre tra l'eros umano e l'agape divina.

Nel fascino di una testimonianza vissuta, per quanto sia luminosa, rimane sempre uno scarto tra l'amore effettivamente vissuto e l'altezza dell'amore di Cristo. Anche questo scarto, nella misura in cui non è censurato con l'intenzione magari di non scoraggiare i destinatari, può mostrare la praticabilità del matrimonio cristiano, evitando di prospettarlo come un ideale per coppie eccezionali.

L'attuale situazione di scarsa conoscenza di Cristo e frequentazione del suo amore, se per un verso ostacola la percezione più viva della bellezza di amarsi come Lui ha amato, per altro verso potrebbe accendere il desiderio di un amore vero, creando un terreno favorevole per l'annuncio del vangelo, della buona notizia sull'amore di coppia.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Febbraio 2011 17:37
Leggi tutto...
 
CATECHESI PER I GENITORI – 12 novembre 2010 – Terzo incontro PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Patuzzi   
Sabato 05 Febbraio 2011 17:14

 

Parrocchia Dio Padre - Milano Due

CATECHESI PER I GENITORI – 12 novembre 2010 – Terzo incontro

 

A Messa coi figli?

Non ho mai tempo, del resto credo in Dio a modo mio!”

appunti a cura di don Walter

Preghiera dei genitori

O Dio, che nella Tua infinita bontà, ci inviti a condurre
a Te i nostri figli, perchè vuoi incontrarti con loro

nel Sacramento della Penitenza e dell' Eucaristia,

aiutaci in questa grande e sublime missione perchè

vuol essere il fondamento e lo scopo della loro vita.

Rendici capaci di percorrere con entusiasmo il loro cammino

verso di Te, per amarti di più e farti amare dai nostri figli.

La nostra strada sia luce sulla loro strada,

la nostra mano sia guida alla loro inesperienza.

La nostra condotta sia esempio per la loro vita.

Benedici le nostre preoccupazioni, le ansie del nostro cuore,

vivi sempre con noi nella nostra casa.

Noi ti preghiamo, per Gesù Cristo nostro Signore.

Amen.

 

 

In Italia grosso modo la frequenza alla Messa domenicale si aggira ancora su una media del 15-20 persone su 100. In altri paesi europei, eccetto Irlanda e Polonia, molto di meno. Molti cattolici disertano l’eucaristia celebrata nella loro comunità parrocchiale. Dicono “di annoiarsi a Messa”, “di non comprendere quello che vi accade”. Cerchiamo di capire qualcosa

Il primo giorno della settimana venne Gesù … - I Vangeli dicono che, dopo la sua morte sulla croce, Gesù risorto apparve ai suoi amici, il “primo giorno della settimana” (ossia la domenica, il giorno che seguiva il sabbat, il settimo giorno della settimana ebraica): “Il primo giorno della settimana, Gesù venne nel luogo dove essi si trovavano”. Noi crediamo che questa presenza di Gesù in mezzo ai suoi amici si continua di epoca in epoca. Ogni domenica, quando i cristiani si riuniscono nel suo nome, Gesù viene “in mezzo ad essi”. Gli Atti degli Apostoli riportano che i membri ... delle prime comunità cristiane avevano l’abitudine di riunirsi la domenica, il “primo giorno della settimana” (Atti 20,7). Per incontrare Gesù vivente, risorto. Fin dai tempi più antichi, i cristiani si ritrovano ogni domenica a Messa. Se non possono farlo, a causa di malattia o di infermità,  essi la guardano in televisione, la ascoltano alla radio. Insieme, da ogni parte del mondo, essi celebrano la gioia della risurrezione di Cristo.

«L'Eucaristia domenicale, raccogliendo settimanalmente i cristiani come famiglia di Dio intorno alla mensa della Parola e del Pane di vita, è anche l'antidoto più naturale alla dispersione. Essa è il luogo privilegiato dove la comunione è costantemente annunciata e coltivata. Proprio attraverso la partecipazione eucaristica, il giorno del Signore diventa anche il giorno della Chiesa, che può svolgere così in modo efficace il suo ruolo di sacramento di unità»

(Novo Millennio Ineunte, 36; cf. anche 43-45).

 

1. NOTE DI PARTENZA

Nella nostra parrocchia è sempre maggiore, grazie a Dio, la presenza di famiglie giovani e quindi di bambini piccoli, se non altro perché si sta cercando di dare spazio anche a loro. E’ chiaro che già a questo riguardo dovremmo fare qualche distinzione: altro sono i bambini in età prescolare che partecipano alla Messa domenicale; altro sono i bambini e i ragazzi degli anni della Catechesi (per noi dalla III alla II media); e altro è considerare la partecipazione alla messa domenicale dei preadolescenti, degli adolescenti o dei giovani. Noi cercheremo di fissare la nostra attenzione soprattutto sulle prime due categorie (i bambini in età prescolare e i ragazzi degli anni della catechesi), anche se sarebbe interessante fare qualche riflessione sulla partecipazione alla messa degli adolescenti e dei giovani, per accorgerci che spesso certe nostre fatiche a partecipare alla Messa domenicale, come genitori potrebbero radicarsi proprio a partire dalla nostra adolescenza.

Teniamo anche conto di un’altra considerazione: la nostra liturgia eucaristica, l’organizzazione delle nostre Messe, non è in genere ‘a misura di bambino’: i silenzi, le pause, l’ascolto prolungato non si addicono ai bambini in età prescolare, e forse neppure a quelli del catechismo precomunione; Ci sarebbe poi da capire come introdurre bene a questi momenti anche i bambini dei corsi di catechesi. La questione è che qui entriamo già nel dinamismo proprio, direi nel ‘mistero’ – cioè nel mondo decisamente più ampio del nostro insieme di pensieri e di considerazioni anche pedagogiche e comunicative – che la celebrazione della Messa in quanto tale comporta.

Ma allora perché si va a Messa? perché la S. Messa è di per sé memoriale del sacrificio di Cristo che si offre al suo popolo come Parola spezzata (liturgia della parola) e come pane spezzato (liturgia eucaristica); i nostri sensi e la nostra intelligenza sono certamente coinvolti, ma la S. Messa riveste un aspetto misterico e comunitario che va ben oltre quello individualistico. Si va alla messa perché siamo popolo di Dio; non andiamo per vivere un momento di intimità e di soddisfazione spirituale individuale, andiamo ad accogliere una grazia che si ripete incessantemente verso tutti i fedeli, verso tutti i “battezzati”. La liturgia non è solo preghiera di un popolo verso Dio, ma soprattutto un momento di GRAZIA che da Dio riverbera verso il suo popolo in una dimensione misterica di comunione che forse sfugge alla comprensione sensoriale o intellettiva;

Inoltre: il momento di maggior concentrazione per il popolo che partecipa è l’ascolto della parola e dell’omelia, un momento assai importante per gli adulti ma difficile per i più piccoli. In questo modo finiamo per lasciarci tutti prendere dalla tentazione di ripetere nei confronti dei bambini quanto ricevuto a nostra volta da piccoli: “a me dicevano di venire e stare zitto, quindi adesso i bimbi devono stare zitti, e se non lo fanno se ne escano (genitori compresi)”; inoltre ogni bimbo è diverso dall’altro; non sempre è “colpa” dei genitori se non riesce a stare tranquillo; e poi talvolta le famiglie giovani spesso si dividono per venire alla messa (ma non è un momento di comunione!?), oppure si distaccano dalla chiesa durante i primi anni di vita dei bimbi per le difficoltà materiali di non poter partecipare insieme, puntuali e sereni alla Messa;

Insomma: anche per le famiglie più “convinte” la partecipazione alla messa è difficoltosa; convincere i figli, rimanere in uno stato di tensione continuo durante il rito per il comportamento dei bimbi, sopportare talvolta occhiatacce e mormorii degli adulti meno accondiscendenti, sentirsi dire di dover uscire di chiesa per non disturbare (mai nessuno che proponga ad una mamma di guardare il bimbo pur di permetterle di rimanere in chiesa, ma come si dice a Siena “chi l’ha fatti se li trastulli”). Certo la conclusione è che i bambini non vengono volentieri alla messa se devono sempre sentirsi dire di non disturbare i grandi; quale memoria creiamo in loro, quale “senso” comunichiamo loro? E poi perché bisogna andarci? Siamo sicuri di saper trasmettere a loro realtà forse difficili anche per noi?

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Febbraio 2011 17:16
Leggi tutto...
 
« InizioPrec.123Succ.Fine »

Pagina 1 di 3
SEO by Artio


Powered by Joomla!. Designed by: joomla designs VPS hosting Valid XHTML and CSS
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n.62, si dichiara che questo sito non rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari .