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CATECHESI PER I GENITORI - 29 ottobre 2010 – Secondo incontro PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Patuzzi   
Sabato 05 Febbraio 2011 17:06

 

Parrocchia Dio Padre - Milano Due

CATECHESI PER I GENITORI - 29 ottobre 2010 – Secondo incontro

 

“Abbiamo battezzato nostro figlio.

Era proprio il caso? la Cresima serve ancora?”

appunti a cura di don Walter

Preghiera del viandante (Comunità di Bose)

Signore, all'alba della nostra vita noi sapevamo di appartenere soltanto a te volevamo camminare con passo deciso verso di te.

Non sapevamo che la stella illumina differenti sentieri non sapevamo che risplende anche in acque stagnanti non pensavamo che brillasse sui buoni e sui cattivi.

Non conoscevamo le vie tortuose e impervie i vicoli ciechi e i lacci nascosti per farci cadere le strade impraticabili e i torridi deserti.

Non sapevamo di essere solo dei viandanti dei pellegrini a un tempo itineranti ed erranti dei nomadi in cerca di terre del cielo.

Signore, concedici di partire e trovare sorgenti di non lasciarci attirare dall'acqua stagnante di non perdere il gusto dell'acqua di fonte.

Resta sempre accanto a noi nel nostro cammino per sostenerci nella ricerca del tuo volto di luce per guidarci di notte con il fuoco e di giorno con la brezza.

Quelli che si sono smarriti ritornino a te quelli che non ti hanno conosciuto possano incontrarti quelli che sono morti si ritrovino in te.


Proseguiamo nel programma, aggiustando il tiro

Anzitutto vorrei tener conto delle vostre indicazioni. Volevo impostare questi incontri anzitutto come rivolti anzitutto ai genitori non in termini informativi ma più formativa. Rivolgendomi direttamente a voi. In rapporto al vostro cammino di fede, personale e/o di coppia. Convinto che partendo da questo orizzonte era poi possibile valutare una significativa ricaduta pedagogica e cristiana anche sui vostri figli.

Mi sono state fatte due osservazioni:

- cercare di informarvi su cosa concretamente viene detto ai vostri figli in occasione degli incontri settimanali di catechesi

- Inoltre: mantenere il livello della mia comunicazione non troppo alto dal punto di vista dei temi e del mio stesso linguaggio.

Come attenermi a queste indicazioni? Individuando una sorta di comunicazione intermedia, che si collochi tra l’informativo e il formativo. Vorrei prendere atto con voi di alcuni passaggi, di alcune convinzioni che stanno effettivamente circolando nella Chiesa a riguardo degli argomenti che di volta in volta prenderemo in considerazione.

Ad esempio, volendo questa sera affrontare il Battesimo, che è il sacramento che introduce alla vita di fede, facendo anche un richiamo provocatorio alla Cresima (sacramento della confermazione del Battesimo) - il titolo: “Abbiamo battezzato nostro figlio. Era proprio il caso? E poi la cresima a cosa serve?” - Come potrei muovermi?

Al posto di mettermi a dare delle definizioni astratte di cosa è il Battesimo e della sua importanza, proprio tenendo conto delle vostre indicazioni, cercherò di informarvi di quali sono a tutt’oggi le preoccupazioni della Chiesa a riguardo di questo sacramento, deducendo poi alcune indicazioni importanti circa l’amministrazione del Battesimo ai bambini e gli accenni che vengono fatti nei catechismi dei vostri figli sul tema del Battesimo.


La questione del Battesimo oggi e la ricaduta sulla catechesi

Va detto anzitutto che a riguardo del Sacramento del Battesimo anche la Chiesa si aggiorna.

Veniamo tutti da una tradizione cristiana secondo la quale il Battesimo veniva amministrato a pochi giorni dalla nascita di un bambino. Oggi invece stanno aumentando i casi di ragazzi e di adulti che chiedono il Battesimo. Si assiste in Italia, come in altri paesi dell'Occidente, alla conversione di adulti che si avvicinano alla Chiesa e chiedono il Battesimo.

Si tratta, in genere, di persone che non sono state battezzate nella prima infanzia pur provenendo da famiglie tradizionalmente cristiane. I genitori, non credenti o in situazioni coniugali irregolari o in atteggiamento di contestazione nei confronti della Chiesa e delle sue istituzioni, ritenevano loro dovere lasciare ai figli, giunti in età giovanile o adulta, la scelta di farsi cristiani.

Rilevante è poi, e in certi ambienti maggioritario, il caso di molti giovani o adulti stranieri, europei ed extraeuropei, che chiedono il Battesimo. Si tratta in particolare di immigrati che giungono in Italia a causa delle gravi situazioni economiche o sociali che caratterizzano oggi la vita di tanti paesi del sud o dell'est del mondo.

Questa nuova situazione cosa ha comportato di fatto? L’esigenza di una nuova coscienza da parte della Chiesa che si è attivata in questi ultimi decenni nel formulare e applicare il cosiddetto Rito del Battesimo per gli adulti ('Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti', RICA), che, ha inteso esprimere tre finalità:

- reintroduce per gli adulti che chiedono il Battesimo, uno specifico itinerario di fede e di appartenenza ecclesiale che appunto viene detto catecumenale;

- che l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, non battezzati da piccoli, venga presentata come un autentico catecumenato (cioè una vera e propria introduzione alla fede), sia pure adattato alla loro età e qualche caso l’abbiamo avuto anche nella nostra parrocchia;

- oltre all’esigenza di un vero e proprio completamento del cammino della cosiddetta ‘Iniziazione cristiana’ per gli adulti che, pur essendo stati battezzati da piccoli, chiedono tuttavia da adulti di essere preparati alla Confermazione (Cresima) e all'Eucaristia. Sacramenti che non hanno più avuto modo di ricevere da ragazzi.

Questa del resto è la situazione di molti altri adulti, che pur avendo fatto la prima Comunione e ricevuto la Cresima poi si sono di fatto allontanati da una pratica ordinaria della vita cristiana.

Proprio questa situazione - l’esigenza cioè della consegna o anche della riconsegna in modo più consapevole del Battesimo, ad un numero sempre più grande di adulti - ci aiuta a comprendere la questione della ricaduta di questa impostazione ‘adulta’ del sacramento del Battesimo sulla proposta di catechesi che viene fatta ai bambini nell’ambito di una catechesi propriamente parrocchiale. Nel senso che anche la loro catechesi viene ad essere impostata nei contenuti come un vero e proprio cammino catecumenale (cioè di introduzione, di preparazione al senso del Batetsimo), pur essendo fanciulli e ragazzi che, battezzati in tenera età, devono completare il cammino dell'iniziazione cristiana con la celebrazione della Confermazione e della Eucaristia.

Inoltre questa impostazione formativa e catecumenale è stata pensata anche in rapporto ai cammini catechetici proposti a quei giovani-adulti che, pure loro battezzati da bambini, tuttavia non hanno poi mantenuto desta una formazione cristiana. Giovani che di fatto vivono nella non credenza o semplicemente ai margini della fede.

In questo senso si sta molto insistendo nella formulazione di cammini propriamente postbattesimali, ma con valenza e valore propriamente catecumenale, cioè di riappropriazione e di più esplicita comprensione del Battesimo già ricevuto.

Volendo poi essere attenti e completi a come si pone in modo problematico la questione del Battesimo oggi da un punto di vista propriamente culturale, di una cultura occidentale lai cista, andrebbe anche considerato il cosiddetto ‘sbattezzo’ che, stando all’unione agnostici e atei italiani va propriamente inteso come “la rivendicazione di un diritto, quello di non essere costretti a far parte di un'organizzazione senza il proprio consenso. Nel caso specifico, è l'abbandono formale di una religione che prevede il battesimo come processo di adesione”.

In Italia sono già alcune migliaia di persone che hanno richiesto tale cancellazione del loro nome dai registri parrocchiali dei battesimi. Ad essi la chiesa risponde concretamente che non è possibile togliersi da un registro di Battesimo nel quale si è registrati in ragione di un fatto avvenuto e teologicamente indelebile, anche se resta la possibilità di segnalare nel registro dei battesimi una richiesta in tal senso.

 

 

Dare ancora il battesimo ai bambini?

A questo punto ci si potrebbe giustamente domandare: ha ancora senso dare il battesimo a dei bambini che – in considerazione del contesto socioculturale ed ecclesiale nel quale sono inseriti – rischiano di essere continuamente introdotti in senso catecumenale?

Nel contesto culturale e religioso dal quale proveniamo, contrassegnato da un cristianesimo di massa e da un’appartenenza ecclesiale per tradizione, il battesimo dei bambini era vissuto come un dato ovvio. Ma l’odierna situazione culturale ed ecclesiale è molto cambiata. Ci troviamo cioè a vivere in una cultura caratterizzata da processi di secolarizzazione sempre più profondi, marcata anche da un forte soggettivismo e da una conoscenza superficiale del cristianesimo. Tuttavia resta anche vero che la grande maggioranza dei genitori, seppure mossi da motivazioni da verificare e far maturare, chiede ancora il battesimo per i figli nei primi mesi dopo la nascita. Siamo in una fase non molto netta e chiara dal punto di vista dei confini, ma piuttosto ibrida e difficile da contornare nei suoi confini.

Diventa allora importante riconoscere, proprio nella richiesta del battesimo per i figli una preziosa opportunità pastorale per evangelizzare i genitori. Cioè, l’atteggiamento della Chiesa non è rigido e di contrapposizione, ma piuttosto teso per un verso a non perdere coloro che per tante ragioni hanno già ricevuto il Battesimo pur non praticando più in termini di fede e per un altro a restare davanti a chi dovesse professarsi esplicitamente ateo e non credente in un atteggiamento aperto e dialogante. In questo senso, in rapporto al Battesimo la metodologia è più nella prospettiva della comprensione che non del rifiuto e dell’allontanamento.

Andando poi oltre l’ingenua alternativa - che pure qualcuno ha posto - tra evangelizzazione e sacramentalizzazione, affermando che prima si deve evangelizzare e poi dare i sacramenti, oggi, nella Chiesa stiamo imparando a capire che proprio l’ampia richiesta di questo sacramento per i bambini in tenera età costituisce un’occasione privilegiata da non sprecare proprio in ordine ad una vera e profonda evangelizzazione.

Anzi, è soprattutto una convinzione teologia quella che giustifica questo atteggiamento disponibile e formativo da parte della Chiesa nei confronti del Battesimo. Fino a non molti anni fa il battesimo veniva amministrato ai neonati appena possibile (“quamprimum”, chiedeva il Codice) nella convinzione di garantirgli così, in caso di morte, l’ingresso in paradiso: secondo il concetto allora comune, senza battesimo il bambino sarebbe stato assegnato al limbo, zona di confine caratterizzata da una felicità naturale senza possibilità di visione beatifica di Dio. Questo marchingegno teologico, elaborato a suo tempo per evitare il rigorismo agostiniano (senza il battesimo c’è solo l’inferno!), è ora scomparso dall’orizzonte teologico, tanto che il Catechismo della Chiesa Cattolica non ne fa neanche cenno. Con ciò non viene meno il dovere morale dei genitori cristiani di chiedere con sollecitudine il battesimo per i nuovi nati: è infatti la decisione di generare un figlio che dovrebbe naturalmente spingere i genitori cristiani a chiedere per lui il battesimo come incorporazione alla Chiesa, famiglia dei figli di Dio. In ogni caso tale richiesta, motivata dalla fede in Cristo salvatore, non dovrebbe essere condizionata o ritardata per motivi di convenienza esteriore (sistemare la casa, preparare la festa…).

Oggi però – in ragione spesso di un primato dato alla ragione e alla coscienza, rispetto alla fede, al credere - si è spesso messa in discussione la legittimità di tale scelta, quella di battezzare un bambino comunque non ancora capace di intendere e di volere. La Chiesa cattolica ha sempre difeso tale legittimità dal punto di vista teologico, ritenendo che il legame essenziale del battesimo con la fede sia mantenuto grazie alla fede della Chiesa nella quale qualcuno (fede) viene battezzato. Ora si sottolinea che si deve trattare non solo della fede generale della Chiesa cattolica ma anche della fede esistente e manifesta di coloro che chiedono il battesimo, i genitori anzitutto. Dunque la pratica del battesimo dei bambini è legittima e doverosa naturalmente nel contesto della fede. Ciò non deve significare tuttavia che la pastorale parrocchiale debba o possa lasciare completamente a se stesse le famiglie che non fanno battezzare i bambini; molto spesso anzi proprio la consapevolezza dei doveri educativi farà forse scoprire ai genitori l’importanza della fede e della sequela di Gesù Cristo e magari permetterà di avviare una ricerca e un cammino in tal senso.


Ammissione al Battesimo e condizione della famiglia

Sarebbe poi in questo senso importante cercare di elencare i criteri di ammissione al Battesimo dei bambini, tenendo conto di una situazione culturale ed ecclesiale fattasi certamente più complessa.

Certamente un primo criterio è che venga manifestato da parte dei genitori un certo rapporto con la fede perché “Il battesimo non è mai amministrato senza la fede, che nel caso dei bambini è la fede della Chiesa […]. Il battesimo non è soltanto un segno della fede: ne è anche la causa” (Pastoralis Actio 17). ma sapendo anche che devono essere prese delle garanzie in questo senso: “Devono essere prese delle garanzie perché tale dono (il battesimo) possa svilupparsi mediante una vera educazione nella fede e nella vita cristiana, sicché il sacramento possa raggiungere pienamente la sua verità. Di solito esse sono date dai genitori e dai parenti stretti, benché possano essere supplite in modo diverso dalla comunità cristiana. Ma se tali garanzie non sono veramente serie, si potrà essere indotti a differire il sacramento, o addirittura a rifiutarlo, qualora siano certamente inesistenti” (PA 28).

Del resto il canone 868,1 del Codice di Diritto Canonico afferma che “Perché un bambino sia battezzato lecitamente è necessario: che i genitori, o almeno uno di essi oppure coloro che tengono legittimamente il loro posto, vi acconsentano; e che vi sia fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica; se tale speranza manca del tutto, il battesimo venga differito, secondo le disposizioni del diritto particolare, dandone ragione ai genitori”.

E in questo senso pertanto che per rendere tutti più consapevoli dell’importanza di questo momento Battesimale i genitori o comunque coloro che presentano dei bambini per il battesimo vengono invitati a partecipare ad un cammino di preparazione (preparazione prebattesimale) e di accompagnamento (postbattesimale). In modo particolare questi incontri dovrebbero verificare e sostenere entrambi genitori o anche solo uno di loro a) ad aderire consapevolmente alla fede della Chiesa, in particolare alle verità contenute nel simbolo apostolico. Un criterio per sé richiesto dallo stesso Rito del Battesimo, che richiede esplicitamente a genitori e padrini la rinuncia al peccato e la professione di fede; b) oltre ad avere una vita di fede che si esprima nella regolare partecipazione all’eucaristia domenicale e non sia contraddetta da atteggiamenti stabili e notori, gravemente in contrasto con la morale cristiana. (es. situazione di divorzio, appartenenza a organizzazioni anticristiane). Sappiamo certo che nel nostro contesto socio-ecclesiale è difficile realisticamente ipotizzare una rigorosa applicazione di tutti questi criteri. Di conseguenza non vanno intesi come rigide norme in base alle quali ammettere il battesimo o differirne la celebrazione, quanto piuttosto come indicazioni degli obiettivi verso i quali orientare l’azione pastorale. Naturalmente gli obiettivi vanno calibrati in base alla condizione di partenza delle famiglie che chiedono il battesimo.

Resta poi il fatto che quando i genitori, per varie ragioni, non offrono sufficienti garanzie in ordine all’educazione cristiana dei figli, devono almeno acconsentire ad essere aiutati nel loro compito da altri cristiani. In concreto le garanzie minime possono essere individuate: nella volontà di non ostacolare positivamente la fede e la pratica cristiana dei figli; nella scelta di un padrino o un “garante” che possa avviarli con la parola e l’esempio alla pratica cristiana; nell’accettare gli aiuti offerti dalla comunità parrocchiale, permettendo, per esempio, la partecipazione alla catechesi parrocchiale.

Certo, si va sempre più diffondendo il numero di quei genitori che, pur chiedendo il battesimo per il loro bambino, vivono obiettivamente in contrasto con la visione cristiana del matrimonio (per esempio divorziati risposati, sposati solo civilmente, conviventi). In qualche caso si tratta di famiglie praticanti, più spesso appartengono alla categoria delle famiglie poco o per nulla praticanti. Anche in questi casi il primo problema che si pone è quello delle garanzie di educazione cristiana per i figli. Per sé non fa problema la celebrazione del battesimo, la cui validità ed efficacia non trae motivi dalla dignità dei genitori, ma dalla dignità del sacramento in sé in quanto dono di Dio al bambino.

Un caso particolarmente delicato è quello dei genitori conviventi o sposati solo civilmente, ai quali nulla impedisce di regolarizzare la loro posizione. In questi casi è importante far vedere come ci sia contraddizione tra la domanda del battesimo per il figlio e la loro situazione di conviventi o di sposati solo civilmente: tale stato di vita rifiuta infatti di vivere da cristiani l’amore coniugale. Di conseguenza, prima di procedere al battesimo del figlio, siano invitati a sistemare la loro posizione o almeno a intraprendere il cammino per arrivare a tale regolarizzazione, evitando però ogni atteggiamento ricattatorio o anche solo apparentemente tale. La condizione irrinunciabile per il battesimo resta comunque soltanto quella delle garanzie sufficienti per l’educazione cristiana del figlio. Essendo di fatto contraddette dalla situazione irregolare, si tratta di “tirare la corda” fino al massimo evitando di strapparla, cioè di interrompere il rapporto di fiducia.

Ci sono poi altre situazioni famigliari che chiederebbero considerazioni particolari, ale quali acenno soltanto: Famiglie di genitori cattolici immigrati o cristiani non cattolici; famiglie di genitori non cristiani, famigli che non chiedono il battesimo. Nessuna situazione va disattesa e sempre vanno applicati i criteri dell’accoglienza, dell’ascolto, della consideraione caso per caso, dell’assunzione di responsabilità di qualche adulto ecc.


Vale la pena fare la Cresima?

Il sacramento della Cresima è di fatto il sacramento che continua ad essere chiesto dalla quasi totalità dei genitori per i loro figli, ma, forse, è anche il meno amato, perché il meno capito nel suo valore e nel suo significato, proprio in questa prospettiva propriamente catecumenale.

Spesso, da molti genitori questo sacramento viene inteso una vera e propria conclusione dell’itinerario catechetico dei loro ragazzi, ingenerando spesso anche nei ragazzi stessi la convinzione che ricevuta la cresima si può non solo smettere di partecipare a dei corsi formativi di catechesi adatti alla loro età, ma anche – sentendosi più adulti – disattendere in modo più esplicito la partecipazione stessa alla celebrazione dell’Eucaristia.

Certamente qui andrebbero riconsiderate le ragioni del profondo e rapido cambiamento del contesto socio-culturale e religioso in cui la Chiesa vive e opera oggi. In una società in cui il riferimento a Dio si fa sempre più debole nella concretezza della vita quotidiana - processo di secolarizzazione -, diventa difficile fare una proposta di fede che non vuole suscitare un vago sentimento religioso o chiedere semplicemente la partecipazione a qualche momento, ma coinvolgere tutta la vita, in ogni sua scelta.

Non mi preoccupo di dettagliare la questione del significato e del valore di una rivisitazione di questo sacramento oggi nella Chiesa e nelle nostre parrocchie. Di fatto la situazione è questa:

- da una parte c’è l’esigenza da parte della chiesa di ricomprendere questo sacramento all’interno del cammino della cosiddetta Iniziazione Cristiana, comer cammino catecumenale. E in quella prospettiva che tenderebbe a chiedere agli adulti anzitutto una maggiore consapevolezza nei confronti della fede e dei suoi segni sacramentali;

- mentre dall’altra sta – per tutta una serie di ragioni culturali e di condizione della fede dei credenti oggi – una obiettiva fatica da parte dei nostri adulti, dei genitori e, conseguentemente anche da parte dei ragazzi, a dare credito e valore oggettivo a questo sacramento.

Si può tentare di fare e qualche precisazione:

- Anzitutto il fatto che questo sacramento viene inteso oggi dalla Chiesa come sacramento della confermazione, nel senso che confermerebbe in età più consapevole e adulta il sacramento del Battesimo già ricevuto. Qui si porrebbero domanda di questo genere: cosa significa per il laico essere confermato? Che cosa significa nella chiesa il fatto di celebrare la confermazione dei suoi battezzati? Nella confermazione del battesimo, il battezzato è chiamato a prendere coscienza personalmente di ciò che significa essere cristiano e degli impegni che deve vivere. Qual è il senso del sacramento della confermazione? Che cosa aggiunge al battesimo?

- Inoltre andrebbe riscoperto come il sacramento che abilita un credente, all’interno della comunità cristiana, ad agire in forza dello Spirito santo, rispondendo alla missione di una maggiore e più esplicita testimonianza del vangelo di Gesù. Sarebbe interessante a questo riguardo evidenziare un dato, un fenomeno che invece sembra essere propriamente contrastato dai fatti. A fronte della forte insistenza con la quale noi diciamo ai ragazzi e alle ragazze che all’inizio della II media ricevono la Cresima, di fatto scatta, per una sorta di gioco tutto da interpretare, un vero e proprio abbandono della realtà della chiesa e della assunzione di impegni che propriamente il ricevere questo sacramento dovrebbe comportare. Certo, andrebbe ben considerato il fatto che i nostri ragazzi e le nostre ragazze ricevono la cresima nel contesto della loro preadolescenza, alle soglie dell’adolescenza che, come sappiamo, è l’inizio di una età critica e complessa dal punto di vista pedagogico e relazionale con la famiglia, con la scuola e dunque anche con quella realtà di chiesa che li vorrebbe pure trattenere. Sappiamo che non è un’età facile. Tanto che qualcuno aveva definito paradossalmente il sacramento della Cresima, il sacramento ‘del congedo’.

Qui il discorso rimane semplicemente aperto, fondamentalmente preoccupato ad un tempo di non perdere nulla per strada, ma di porre con schiettezza le domande che una fede vissuta in tempi cambiati e difficili comunque comporta.


Stanco e affannato…

Stanco, affannato, dopo lungo errare

a te giungo, Signore, sulla sera.

Già nel mio cielo vedo scintillare

lontane stelle, nunzie di mistero.

Sii tu la casa che il mio cuore spera,

sii del mio passo il fermo limitare.

Voglio il tuo cuore per cuscino al capo,

sulla tua spalla voglio singhiozzare

e abbandonarmi poi sereno al sonno

finché mi svegli il soffio di tua voce:

"destati, è l'ora questa per amare".

(da "Canti dell'anima" di p. Alessandro SCURANI)

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Febbraio 2011 17:39
 
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