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| CATECHESI PER I GENITORI – 4 febbraio 2011 – Quinto incontro |
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| Scritto da Cristina Patuzzi | |
| Sabato 05 Febbraio 2011 17:25 | |
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CATECHESI PER I GENITORI – 4 febbraio 2011 – Quinto incontro
“Anche la chiesa va in crisi? che dire dei preti?”
Introduzione
Proviamo a ripercorrere il cammino fatto si qui: - Primo incontro: “Nel nome del Padre…’. Crediamo nello stesso Dio? In chi crediamo?” - Secondo incontro: “Abbiamo battezzato nostro figlio. Era il caso? A che serve la cresima?” - Terzo incontro: “Andare a messa con i figli? Non ho tempo, del resto credo a modo mio” - Quarto incontro: “Ci siamo sposati in chiesa. ma quante cose sono cambiate da allora”. Oggi siamo arrivati a mettere a fuoco l’orizzonte che spiega e giustifica in un certo senso il cammino fatto, evidenziando la realtà della Chiesa, intendendola come l’ambito, lo spazio a partire dal quale ed entro il quale si spiegano: i sacramenti dei quali abbiamo parlato negli incontri precedenti (Battesimo, Cresima, matrimonio….).
Dobbiamo inoltre tenere sempre sullo sfondo il duplice versante che giustifica questi incontri: quello più immediato rappresentato dai nostri figli che partecipano alla catechesi parrocchiale nei suoi diversi corsi e quello più personale o di coppia che in prima istanza dice la ragione di questi nostri incontri che abbiamo voluto chiamare ‘incontri di catechesi per genitori’. In questo senso guardiamo alla Chiesa declinandola in queste due prospettive, tenendo ben presente che ci riferiamo a quella realtà di chiesa che di fatto i nostri figli incontrano andando al catechismo e partecipando ai suoi momenti celebrativi liturgici (la messa della domenica, soprattutto) e inoltre tenendo conto dell’esperienza di chiesa, spesso molto varia e complessa, che noi come adulti abbiamo fatto negli anni passati e di fatto facciamo, sperimentiamo adesso.
Mi sono riferito, per introdurre ad una più corretta immagine di chiesa ad uno degli incontri che mi capita di proporre agli incontri fidanzati, proprio in queste settimane.
La Chiesa? L’immagine ideale che ce ne da la Scrittura- Atti degli Apostoli 2,41-48: 42Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. 43Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. 44Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; 45chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. 46Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo. 48Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.
Come si caratterizza la Chiesa secondo gli Atti? Per l’ascolto della Parola di Dio; (insegnamento degli apostoli), l’unione fraterna (comunione), la celebrazione dell’Eucaristia (e i sacramenti), la preghiera insieme, la capacità di tenere in comune ‘ogni cosa’. Ma è un immagine possibile e realistica oppure idealizzata della Chiesa?
Invece cosa potrebbe essere per te, per voi, la Chiesa?
Facciamo a questo punto un piccolo esercizio: ci sono alcune parole, alcune immagini che potrebbero richiamarci un aspetto particolare della realtà della Chiesa. Un elenco di termini che non ha la pretesa di definire, ma alludere e richiamare: Amore, Autorità, Carità, Casa, Edificio della Chiesa, Comunione, Dialogo, Dogmi, Eucaristia, Famiglia, Fede, Festa, Fratelli, Gerarchia, Gruppo/i, Intimità, Istituzione, Laici, Leggi, Movimenti, Norme, Papa, Parola di Dio, Parrocchia, Pastori, Perdono, Politica, Potere, Preti, Responsabilità, Riti, Sacramenti, Scomunica, Semplicità, Servizio, Silenzio, Solidarietà, Vita comune ... e altri ancora …. Tu cosa ne dici? Che ne pensate?
LA REALTA’ DELLA CHIESA – una lettura possibile
Mi riferisco ad un capitolo ripreso da un libro che don Oreste Benzi ha scritto una ventina di anni fa: “Con questa tonaca lisa" (ed. Guaraldi, 1991 prima edizione). Don Oreste B. risponde alle domande di Valerio Lessi . Il libro ha questo sottotitolo: "fra i drammi e le violenze della società opulenta e le speranze di una chiesa assediata".
Una chiesa assediata
Nella primavera del 1991 il quotidiano cattolico "Avvenire" pubblicò un suo articolo che parlava di "Chiesa assediata". Assediata da chi? Sono molti gli elementi. La Chiesa oggi è assediata e disarmata. Quando c'è un assedio e i difensori sono disarmati, la situazione diventa ancor più drammatica. Partiamo dall'interno. A volte i cattolici conoscono poco o niente del mistero cristiano. I più hanno del mistero cristiano una conoscenza superficiale, tradizionale, ininfluente. L'ignoranza riguarda addirittura la figura del Cristo del quale al massimo si arriva ad affermare che era uno che ha detto una parola buona. Non sanno nulla della natura del Cristo, cioè Dio venuto in mezzo a noi, non conoscono cos'è la redenzione operata da Cristo, non conoscono la Chiesa e la missione che essa ha nella storia del mondo. Non esiste una coscienza personale di Cristo e della Chiesa, la consapevolezza della propria identità e del proprio compito nella storia. Qui il disarmo è davvero totale. Ci sono dei segni. La catechesi viene fatta solo ai bambini o ai preadolescenti che si preparano alla Cresima. Ecco una grande piaga della Chiesa di oggi: la catechesi che viene fatta da persone specializzate, ma che riducono la catechesi all'informazione, a qualche notizia intorno al Cristo e alla Chiesa, ma non viene proposta la conoscenza di Cristo all'interno di un cammino di vita. La catechesi dovrebbe essere fatta dai genitori, dovrebbe essere una catechesi globale. La vera catechesi sono i genitori che interpretano alla luce della fede ogni avvenimento, cosi il figlio impara a conoscere il mistero cristiano nella concretezza della vita e della storia. Da un certo punto di vista il più grande disastro è stato l'aver assegnato l'istruzione religiosa ai soli catechisti di professione, deresponsabilizzando i genitori. Si dice: ma i genitori non fanno catechismo e cosi si entra in un circolo vizioso. Invece sarebbe necessario uno sforzo per inventare nuove forme.
La sua è una diagnosi allarmata, molto diversa dall'ottimismo manifestato da altri settori del mondo cattolico. Vado avanti. I giovani cercano Dio. Abbiamo scoperto che il 70 per cento dei tossicodipendenti, mentre si drogava, aveva un'acuta domanda di Dio. L'età della preadolescenza è l'età della riscoperta di Dio e , nello stesso tempo, la fase in cui tutti si allontano dalla fede. Anche la Chiesa viene inserita fra le autorità dalle quali ci si sottrae e con le quali si entra in conflitto. L'adolescente cerca un incontro con Dio che sia vitale, la Chiesa invece è attestata nell'offrire una congiunzione con Dio di tipo monastico oppure adatta a persone che sono già in un cammino di fede. Manca un autentico slancio missionario. Non esiste più la preghiera della povera gente, la Chiesa maestra della preghiera della povera gente. Cosa significa? Significa che le forme comunitarie di preghiera sono prevalentemente per specialisti, non per la povera gente. Un altro grave problema è quello del linguaggio. Rosmini diceva che una delle cinque piaghe della Chiesa era il latino. Oggi il latino non c'è più, ma rimane un linguaggio non ancora tradotto per la povera gente. Molte persone non capiscono nulla delle parole che vengono dette nelle prediche. Basta guardare come la Chiesa si serve dei mass media. La spiegazione del Vangelo è fatta per addetti ai lavori, non c'è una predicazione popolare. Si sciupano gli spazi televisivi in maniera impressionante, tanto è vero che non li guarda nessuno. Non c'è il linguaggio popolare vivo, che prende la vita, la interpreta alla luce della fede e la rilancia. Il popolo di Dio non è nutrito nella parola di Dio in maniera valida.
Una Chiesa malata di burocrazia?
Un altro settore di disarmo interno è l'estesa non conoscenza della Bibbia. Se si prendono gli stessi testi teologici, sono scritti più con linguaggi umani che con le parole della Bibbia. La gente non sa utilizzare la parola di Dio e quando i fedeli vengono attaccati non sanno controbattere. Quelli che accettano il dialogo ci lasciano le penne perché sono sprovvisti di una preparazione adeguata. Sono impotenti di fronte al furore delle sette che ingannano perché hanno cambiato la Bibbia. Basta guardare i testimoni di Geova. Il risultato è che abbiamo un popolo che non sa rendere ragione della propria fede e della propria speranza. Un altro male che affligge oggi la Chiesa è il fatto che essa in alcuni casi si mantiene ancora come istituzione. Come istituzione, intendo dire, che controlla, manda ordini, quasi che ancora esistesse una cristianità da dirigere, mentre la cristianità non c'è più. Lo sforzo che la Chiesa fa è di tipo direzionale, mentre in realtà dirige nessuno. Basta guardare le settimane pastorali, le tre giorni del clero: sono dibattiti che creano nulla.
Da ciò che dice par di capire che lei condivide l'osservazione secondo la quale la Chiesa a volte è troppo autooccupata al proprio interno, troppo presa dalla frenesia di scrivere documenti e creare nuovi organismi e nuove strutture organizzative. Si, è proprio cosi. Sono tutte attività che rispondono all'idea, diffusa fra chi dirige la Chiesa, secondo la quale esisterebbe ancora un popolo consapevole da guidare, mentre esiste solo un esercito che non ha più armi, un esercito sbandato. I generali, i colonnelli e gli ufficiali continuano a fare il piano di guerra, quando l'esercito non c'è più. Ne deriva una grande perdita di tempo, in realtà il popolo è ancora tutto da ricreare. Nella Chiesa oggi esistono però anche tanti movimenti che accentuano invece l'aspetto missionario, seguendo l'indicazione del Papa sulla nuova evangelizzazione. Questo è il discorso più delicato che voglio fare. Come ho già detto San Paolo nella lettera agli Efesini (2, 20) scrive che la Chiesa è fondata sugli apostoli e sui profeti. Tutti i battezzati partecipano al potere profetico di Cristo, ma in alcuni il dono si sviluppa in modo accentuato. Coloro che maggiormente sanno leggere i segni dei tempi, cioè prevedono il cammino che Dio fa compiere all'umanità e alla Chiesa, sono coessenziali insieme ai pastori, come ha detto bene Giovanni Paolo II nel messaggio inviato ad alcuni movimenti. Il profeta è tale solo quando è riconosciuto dall'apostolo, perché se non c'è il vescovo, non c'è neppure la Chiesa e nemmeno il profeta. Qualche vescovo dirige la Chiesa con molti collaboratori, amministratori, organizzatori validi, ma con pochi profeti. Come conseguenza si danno molte direttive, si producono circolari, ma non si suscitano apostoli affascinati da Cristo. L'unica medicina per la Chiesa di oggi è che i vescovi tornino ad attuare in profondità ciò che dice San Paolo: una Chiesa fondata sugli apostoli e sui profeti. Invece oggi i profeti vanno per conto loro perché vengono visti con paura, mentre anche essi sono il fondamento. Se c'è una Madre Teresa non me ne devo solo servire, devo chiamarla a cooperare alla direzione della Chiesa. Persone come queste devono occupare gli uffici diocesani, non solo gli amministratori. Qualche volta invece abbiamo non il vescovo-apostolo, ma il vescovo-amministratore, oppure il vescovo-apostolo che perde il suo tempo con gli amministratori e in un certo senso abbandona i profeti a se stessi. Questa è davvero la più grossa piaga dentro la Chiesa. All'interno è subentrata una terribile malattia; copiando dalla società civile, la Chiesa è riempita di tanti amministratori con un popolo che va allo sbando. Oggi la Chiesa è tornata al centro dell'attenzione, come forza sociale, unica, perché non esistono altre e non ne possono esistere altre. Ma gli uomini di Chiesa talora non sanno leggere i segni dei tempi. La parrocchia come aggregazione territoriale è oggi un'espressione sulla carta. Solo la parrocchia comunione può oggi portare avanti la missione, ma non sarà mai comunione se non diventa comunione di comunità. Il regresso oggi è notevole. Grande è il compito del vescovo: discernere i carismi, sostenere quelli esistenti, suscitare quelli che mancano. Il vescovo non deve avere solo la preoccupazione del controllo, ma anche del sostegno ai carismi e a coloro che li posseggono. Si eviterebbero cosi artificiose contrapposizioni fra l'amministrazione centrale delle diocesi ed i carismi. Il vescovo non è solo un organizzatore, ma un padre che vigila sui carismi.
Una chiesa che deve tornare ad essere profetica
La sua impostazione è in sintonia con quanto ha scritto il Papa nei mesi scorsi ad alcuni movimenti ecclesiali riuniti a Bratislava: i movimenti sono coessenziali, insieme alla gerarchia, alla missione della Chiesa. Anche lei ritiene che se oggi la Chiesa può far incontrare Cristo agli uomini contemporanei è solo attraverso esperienze vive e non con piani pastorali costruiti a tavolino? Solo cosi, solo cosi. Le parrocchie, ad esempio, oggi soffrono moltissimo. Conosco tanti sacerdoti che sono in parrocchia e soffrono. Soffrono perché non riescono a suscitare nulla, nemmeno nel campo sportivo perché le polisportive sono ormai tutte laiche. Quest'azione pastorale senza profezia fa morire anche i sacerdoti, oppure li può anche tenere uniti, ma non c'è più lo slancio vitale. La celebrazione della messa è l'evento centrale del cristianesimo. In quanti vi partecipano? Il quindici per cento al massimo, composto soprattutto da donne. E gli uomini, i giovani dove sono? C'è una generale perdita del senso missionario, il cristiano non è consapevole della missione di redenzione che ha nel mondo, creare "cieli nuovi e terre nuove". Il risultato è un'esistenza umana motivata da leggi e criteri che nulla hanno a che vedere con il cristianesimo. Il dramma dei cristiani oggi è questa assenza di consapevolezza.
Allegato “Chiesa madre o Chiesa matrigna?” (Sintesi di un testo di don Aristide Fumagalli)
Ci domandiamo: quali sono i tratti di una autentica fisionomia della Chiesa oggi? Papa Giovanni XXIII aveva scritto una enciclica sulla Chiesa dal titolo molto significativo: “Mater et Magistra”.
Una visione di principio: la Chiesa sposa di Cristo Ciò che vale per la relazione uomo-donna va ascritto alla relazione tra Cristo e la Chiesa. La tradizione infatti parla della Chiesa madre dei credenti e sposa di Cristo, dove la sua maternità deriva dall’unione sponsale con Cristo. Questo legame può essere rappresentato ricorrendo in radice alla descrizione biblica del rapporto tra Adamo ed Eva e, soprattutto, alla narrazione evangelica della divina maternità di Maria, totalmente dipendente dallo Spirito Santo, che, generando in lei Gesù, la introduce a generare Cristo negli uomini. L’inconfondibile fisionomia cristiana che lo Spirito scolpisce nella personalità di uomini e donne traspare dall’amore con cui essi si amano (Gv 13,35), trovando nell’amore di Cristo il suo riferimento oggettivo (Gv 13,34). Limitandoci ai tratti principali di questo amore si può almeno notare che quello che deriva da Cristo è un amore totale, fedele, indissolubile, sino a giungere ad un amore fecondo. Questi tratti essenziali dell’amore di Cristo sono gli stessi che lo Spirito di Cristo mira a delineare in ogni relazione amorosa tra un uomo e una donna.
Chiesa, madre dell’amore di tante coppie. La tesi di fondo è questa: la generazione dell’amore di Cristo nei cuori di un uomo e una donna non avviene di colpo, ma, come una gravidanza, si svolge nel tempo, gradualmente. L’amore tra un uomo e una donna, letto in chiave cristiana, è la storia di una gestazione, quella del loro reciproco amore destinato ad assomigliare all’amore di Cristo per i suoi. E se la storia di un amore cristiano assomiglia ad una gravidanza allora alla Chiesa madre sarà richiesta l’amorevole pazienza di chi, pur aspettandosi i tratti chiaramente riconoscibili dell’amore di Cristo, può al momento solo scorgerne l’abbozzo.
C’è però un dato di fatto: l’amore ‘liquido’ di tante coppie oggi. Qual è la condizione dell’amore oggi? Tali sembrano essere non pochi amori odierni, in cui la disposizione dei cuori non ha ancora raggiunto la forma compiuta dell’amore cristiano così come essa è celebrata nel sacramento del matrimonio. Rispetto alla forma solida del matrimonio cristiano, le attuali relazioni amorose appaiono piuttosto ‘liquide’, prive di una forma stabile e soggette a diverse forme: incremento consistente di separazioni e divorzi, la ‘pluralizzazione delle famiglie’ in una molteplicità di espressioni, Di fronte all’odierna ‘liquidità amorosa’ la Chiesa è invitata a ritrovare un suo compito specifico: consolidare l’amore di coppia, favorendo il contatto con l’amore di Cristo. Come una madre che, alzando il braccio verso l’orizzonte, guida lo sguardo del figlio a riconoscere la meta verso cui camminare. Per un verso la madre potrebbe rivolgere il dito verso il figlio in segno di rimprovero per l’inosservanza della meta proposta, e per un altro essa potrebbe anche puntare il dito verso l’uomo e la donna, come ‘matrigna’ appunto e non come madre.
Un amore preveniente e l’attenzione alle situazioni difficili. Senza dimenticare che la cura per l’annuncio dell’amore di Cristo da parte della Chiesa come madre ai suoi figli e alla coppia viene prima e non dopo la preoccupazione per la situazione canonicamente ‘fuori regola’ in cui molte coppie si trovano. Sapendo cioè distinguere tra mèta ideale e i singoli passi compiuti e che ancora potrebbe compiere una coppia. Resta inoltre che se gli odierni fallimenti coniugali sollevano questioni complesse per la dottrina matrimoniale della Chiesa, cosa significa che il sacramento del matrimonio continua a valere anche quando il conflitto di coppia diviene insanabile? Che cosa Dio propriamente congiunge al punto che l’uomo, col suo comportamento, non può separare? (cf. Mt 19,6). La risposta a queste domande esige, al contempo, la salvaguardia della verità dell’amore cristiano e, una sollecita carità nei confronti delle sofferte vicende della libertà umana. |
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| Ultimo aggiornamento Sabato 05 Febbraio 2011 17:36 |



