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IL FILO INTERIORE PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Gennaio 2012 20:15

Vi invitiamo a partecipare a questa importante iniziativa che ci è stata segnalata da Ecumenismo e dialogo - Arcidiocesi di Milano

 

 

il filo interiore

un ciclo di conversazioni video su temi spirituali con Raimon Panikkar, Gabriele Mandel Khân, Moni Ovadia

 

Mercoledì 25 gennaio 2012

Mercoledì 1 febbraio 2012

Lunedì 13 febbraio 2012

ore 21 – Ingresso libero Auditorium del Centro Culturale San Fedele Via Hoepli 3/B, Milano

 

Il Filo Interiore - Locandina

 
FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA - 29 gennaio 2012 PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Gennaio 2012 07:38

 
VOGLIO UNA VITA SPERICOLATA PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Gennaio 2012 22:52

 

Pastorale Giovanile Segrate e Gruppi Adolescenti

VOGLIO UNA VITA SPERICOLATA

Sabato 21 gennaio, dalle 18.30, presso l’oratorio S. Stefano di Segrate Centro, con don Claudio Burgio, assistente al carcere minorile Beccaria di Milano e della associazione Kairòs.
Sono invitati tutti i ragazzi delle scuole superiori delle parrocchie di Segrate.

 
SETTIMANA PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Gennaio 2012 22:39

 

SETTIMANA PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI – 18-25 gennaio

“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” (1 Cor 15,51-58)

Mercoledì 18, ore 18.30, a Milano – S. Carlo al Corso:
CELEBRAZIONE ECUMENICA DI APERTURA presieduta dal Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo.

Venerdì 20, ore 21.00, a Vimodrone (per la zona VII), c/o parrocchia S. Remigio, Piazza Vittorio Veneto, 3: CELEBRAZIONE ECUMENICA DELLA PAROLA.

Sabato 21, ore 20.45, a Milano – Teatro Angelicum: Tavola rotonda interconfessionale:  SPERANZA CRISTIANA DALLA RESURREZIONE.

Particolare attenzione sarà data nelle nostre celebrazioni eucaristiche feriali.

 
Natale del Signore (omelia di Enzo Bianchi) PDF Stampa E-mail
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Martedì 27 Dicembre 2011 08:11

Don Walter segnala l'Omelia di Natale del Priore di Bose a chi desidera continuare ad approfondire e meditare il mistero del Natale

Bose, 25 dicembre 2011


Omelia di ENZO BIANCHI

Cari amici,
voi siete certamente consapevoli che i grandi misteri della nostra fede – innanzitutto la resurrezione di Gesù, quindi la sua natività e anche la sua trasfigurazione gloriosa – sono celebrati da noi cristiani nella notte: la veglia pasquale, la santa notte di Natale, la gloriosa notte della trasfigurazione.
Perché in quest’ora in cui gli uomini abitualmente si riposano o addirittura dormono, noi invece celebriamo i nostri santi misteri? Perché noi cristiani amiamo tanto le ore della notte per celebrare la nostra comunione con il Signore? Certamente perché nella notte abbiamo più capacità di concentrazione, siamo meno distratti. Ma io credo che noi cristiani ci esercitiamo nella notte ad attendere – attendere la salvezza, attendere qualcuno che amiamo –, e dunque vegliamo nella notte, per restare vigilanti, per essere pronti ad accogliere il Veniente. Significativamente la chiesa ha sempre chiesto che i cristiani precedessero l’aurora; che i monaci, in particolare, nella notte fossero capaci di interrompere il sonno, per pregare, per mettersi davanti al Signore nella gratuità di un gesto che non solo non è chiesto, ma che magari può essere faticoso.

 

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ASPETTIAMO INSIEME IL NUOVO ANNO PDF Stampa E-mail
Lunedì 26 Dicembre 2011 13:47

 

 

 

 

Sabato

31 dicembre


ASPETTIAMO INSIEME IL NUOVO ANNO


Ore 20.00

S. Messa vigiliare, canto del Te Deum.


Ore 21.00 Cenone di fine anno in Parrocchia

(20 euro a persona - Per la prenotazione rivolgersi in Segreteria)

 
Torniamo sulla strada di Betlemme PDF Stampa E-mail
Domenica 25 Dicembre 2011 22:10

 

Non dimenticate l’ospitalità: alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo”. Questa esortazione della Lettera agli Ebrei – che fa riferimento alla vicenda di Abramo che a Mamre accolse tre pellegrini stranieri rivelatisi poi messaggeri di Dio – ci offre una chiave di lettura del Natale e del suo senso nella nostra società oggi.

Cosa sapevano gli abitanti di Betlemme di quella coppia in viaggio che cercava un riparo perché la donna incinta potesse partorire? Ne avessero sospettata l’identità, le avrebbero aperto le porte della loro casa, oppure si sarebbero limitati a tollerare che occupasse per un po’ una stalla in disuso?  I pastori dei dintorni – gente emarginata nella società e nella comunità religiosa perché inadempienti agli obblighi cultuali e legali – mossi dalla spontanea solidarietà verso chi è costretto a pernottare all’aperto, decisero almeno di andare a vedere: e sappiamo tutti che, una volta che il nostro sguardo incrocia quello di una persona nel bisogno, ci è molto più difficile non prendercene cura... E quei tre sapienti di un’altra terra e di un’altra religione, cosa sapevano di quel bambino figlio di poveri? Cercavano un re, un inviato da Dio e trovano una famiglia di emigranti... eppure non esitano a colmarla di doni regali. E quei due anziani al tempio di Gerusalemme, come potevano riconoscere in un primogenito, figlio di una famiglia anonima, riscattato con due tortore, offerta dei poveri, il Messia, l’atteso per secoli da tutto il popolo? Anche loro si limitano a prendere il piccolo tra le braccia, a tesserne le lodi, a immaginarne il futuro, come siamo portati a fare con qualsiasi neonato. Davvero un’apparizione nascosta, discreta, quotidiana, quella del figlio di Dio in mezzo alla sua famiglia, l’umanità intera: una presenza ordinaria che dice qualcosa in più solo a chi è disposto all’accoglienza.

 

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VIVERE LA CITTA' - Incontro di fine anno presso il Monastero di Viboldone PDF Stampa E-mail
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Sabato 24 Dicembre 2011 13:20

 

 
CHIUSURA XXX ANNIVERSARIO - FESTA DELLA PARROCCHIA PDF Stampa E-mail
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Sabato 17 Dicembre 2011 23:02

Domenica 18 dicembre - Santa Messa ore 11.00

Presiede mons. Carlo Faccendini, Vicario Episcopale Zona VII


Durante la Celebrazione il Consiglio Pastorale riceverà il mandato.

Alle 12.30: pranzo comunitario.

 

 

 

Il Calice e la patena (realizzati da Mario Uccellini) e il ricamo della casula (confezionato dal monastero di Viboldone) sono stati predisposti per la ricorrenza del XXX anniversario della nostra Chiesa.

 
Discorso del Card. Scola per la festa di Sant'ambrogio PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Dicembre 2011 22:54

Pubblichiamo il testo integrale del discorso dell'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola in occasione della solennità dell’ordinazione di sant’Ambrogio vescovo e dottore della Chiesa, patrono della Santa Chiesa ambrosiana e della città di Milano.

 

1. Una feconda tradizione

Da più di cinquant’anni è tradizione che l’Arcivescovo di Milano, ai primi vespri della Solennità di Sant’Ambrogio, si rivolga alla città, rappresentata da tutte le sue autorità istituzionali, civili e militari, e a tutta la Diocesi, per proporre alcune considerazioni su aspetti particolarmente urgenti della vita comune.

Inserendomi in questa tradizione ho trovato particolarmente efficace una preziosa riflessione che l’allora Cardinale Montini svolse in occasione di questa stessa festa il 6 dicembre 1962: «Siamo ormai così abituati noi moderni a considerare questa distinzione del profano dal sacro, che facilmente pensiamo i due campi non solo distinti, ma separati; e sovente non solo separati, ma ciascuno a sé sufficiente e dimentico della coessenzialità dell’uno e dell’altro nella formula integrale e reale della vita, quando per di più non avvenga che ci si consideri facilmente l’uno all’altro in contrasto per incomprensione delle rispettive competenze, per gelosia di potestà, per triste ricordo di antiche avversioni, per opposizioni di differenti e irriducibili ideologie. Ecco perché questo è per me, e spero lo sia per voi, Autorità e popolo di Milano, un momento felice; felice perché riconosce, non confonde, non oppone, le due società qui rappresentate e simboleggiate, e le mette davanti ad Ambrogio e alla religione che in lui qui si personifica nell’atteggiamento di tributarsi reciprocamente riverenza e stima, e di offrirsi collaborazione che non menoma la rispettiva libertà, ma la rispetta e la mette in azione per un fine comune, il bene dell’uomo».

Mi sembrano parole di grande attualità, senza per questo voler sottovalutare i radicali cambiamenti verificatisi in questi cinquant’anni e quelli che tutti percepiamo ormai in atto, anche se fatichiamo a delinearne i contorni con sufficiente chiarezza.

«Tributarsi riverenza e stima e offrirsi collaborazione in vista del bene dell’uomo»: un atteggiamento che l’Arcivescovo, a nome della Chiesa che è chiamato a presiedere, deve più che mai praticare nell’attuale impervio contesto di transizione in atto non solo a Milano e in Diocesi, ma a livello nazionale e globale.

Nel rispetto della netta distinzione tra quanto tocca al Vescovo e ciò che spetta alle autorità civili della polis, sono ben consapevole dell’orizzonte in cui va posto ogni intervento del magistero ecclesiale. Tanto più che il dovere del Papa e dei Vescovi consiste soprattutto nel proporre ad ogni uomo e a tutta la famiglia umana l’avvenimento di Gesù Cristo.

A questo scopo, senza avanzare pretese sulle questioni opinabili, il Vescovo è chiamato a porgere ai cristiani il suo insegnamento su quelle di principio che concernono il senso (significato e direzione) della vita umana. Questo suo dovere si presenta particolarmente arduo nelle cosiddette “questioni miste”, per usare un’efficace espressione di Maritain. Quelle cioè in cui talune scelte pratiche mettono in campo, in termini molto delicati e spesso controversi, i principi stessi (penso a quelli relativi al matrimonio e alla famiglia, alla nascita e alla morte, alla giustizia sociale). Né si può tacere, soprattutto se si vuol tener conto della storia delle nostre terre ma anche dell’intera Italia, che l’insegnamento dei Vescovi va oltre i confini della Chiesa e, se liberamente assunto, può favorire un utile confronto per tutta la polis, indipendentemente dalle diverse mondo-visioni che la abitano.

È proprio la figura di Ambrogio a confermare, dopo sedici secoli, la solidità di una simile impostazione. Quel nobile romano, uomo di stato e di governo che pose le sue competenze al servizio della Chiesa, operò secondo gli studiosi in un’epoca di angoscia per i mutamenti radicali e continui, sotto la pressione dei popoli barbari, per le incertezze e per le difficoltà dell’economia a causa di carestie e guerre.

Delicati e contrastati rapporti con imperatori e personaggi di spicco a quell’epoca non impedirono al grande santo di richiamare i fedeli alla lealtà verso l’autorità civile e l’autorità civile al dovere di garantire piena libertà ai cittadini. Con un elevato senso dello Stato, Ambrogio sprona tutti a concorrere insieme al bene pubblico, denuncia senza timore ingiustizie e soprusi (trattandolo come un fedele qualsiasi, vieta l’accesso in questa gloriosa basilica all’imperatore Teodosio perché aveva violato la legge morale e divina). Per questa sua autorevolezza egli veniva ascoltato da tutti, anche da eretici, ebrei e pagani.

In questo quadro l’azione di Ambrogio è in grado di offrire preziose indicazioni per il delicato momento storico in cui versiamo.

 

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Appuntamenti in Parrocchia PDF Stampa E-mail
Venerdì 09 Dicembre 2011 21:56

 
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