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Consiglio Pastorale
Il percorso pastorale per il 2010-2011 PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Settembre 2010 15:11

 

Da Pietre vive a Santi per vocazione

Dopo l’anno di riposo in Dio, nel quale si è voluto puntare sull’essenziale (il rapporto con Dio e la spiritualità spiegato nella lettera dello scorso anno “Pietre vive”) «è tempo ora di esplicitare la vocazione alla santità: siamo santi per vocazione!», ha spiegato il cardinale Tettamanzi all’omelia della solenne celebrazione dell’8 settembre scorso in Duomo.

Figura esemplare sarà quella di san Carlo Borromeo, nel IV Centenario della sua canonizzazione (1° novembre 1610). Gli elementi fondamentali per questa avventura l’Arcivescovo li ha definiti nella nuova lettera a tutti i fedeli “Santi per vocazione”, uno strumento che «vuole aiutare a riscoprire il cristianesimo e il suo segreto».

Tre le linee fondamentali di questa lettera: Gesù Cristo, la Chiesa, il cristiano. L’esemplarità di san Carlo nella contemplazione di Gesù Crocifisso - cuore della sua spiritualità - pone una domanda ineludibile alla Chiesa: «Ci lasciamo ancora provocare oggi dal paradosso della croce?».

La seconda linea definisce il rapporto tra la Chiesa e la santità: «Quella di san Carlo è stata una santità che ha educato e continua ad educare la Chiesa: la sua è stata una santità popolare - quella di un vescovo che ha vissuto in mezzo al popolo - missionaria e contagiosa. Una santità che il Borromeo ha perseguito nel suo ministero di vescovo, fondando la sua azione pastorale sul Vangelo, sul desiderio di conformazione a Cristo e nell’ascolto del grido dei poveri che si alzava dalla città ferita dalla peste e dalla miseria».

Il compimento di questo percorso - ed è il terzo capitolo di “Santi per vocazione” - sta nella consapevolezza della chiamata universale alla santità: la vocazione del cristiano. «Ciascuno è chiamato a santità - ha spiegato il cardinale Tettamanzi - e in san Carlo vocazione e santità crescono insieme: tutti siamo chiamati a trasmettere la fede, secondo le diverse vocazioni».

 
CONSIGLIARE OGGI NELLA CHIESA PDF Stampa E-mail
Sabato 08 Ottobre 2011 16:13

 

 

In occasione del rinnovo dei Consigli Pastorali Parrocchiali
le parrocchie di Segrate vi invitano al convegno sul tema

CONSIGLIARE OGGI NELLA CHIESA

Sabato 15 Ottobre – Parrocchia Dio Padre – Milano due – Salone parrocchiale

15.00 Ritrovo

15.15 “Preti e laici si interrogano sui nodi del consigliare oggi nella Chiesa”, interviene Valentina Soncini, Presidente dell’A.C. Diocesana. Dibattito in aula.

16.30 Pausa caffè

17.00 Presentazione di “4 progetti cittadini “ per il 2011-2012:Pastorale familiare; Unità di Pastorale Giovanile;
Festa dei popoli; Credere? Parliamone!

18.00 Conclusioni.


 
I compiti del Consiglio Pastorale Parrocchiale PDF Stampa E-mail
Martedì 15 Giugno 2010 10:40

Dal Sinodo 47° della Diocesi di Milano

147. Il consiglio pastorale parrocchiale

§ 1. Un momento significativo della partecipazione all'azione pastorale della parrocchia si realizza anche mediante il "consigliare nella Chiesa", in vista del comune discernimento per il servizio al Vangelo. Il consigliare nella Chiesa non è facoltativo, ma è necessario per il cammino da compiere e per le scelte pastorali da fare. Il consiglio pastorale parrocchiale e, nel suo settore e con la sua specificità, il consiglio parrocchiale per gli affari economici, sono un ambito della collaborazione tra presbiteri, diaconi, consacrati e laici e uno strumento tipicamente ecclesiale, la cui natura è qualificata dal diritto-dovere di tutti i battezzati alla partecipazione corresponsabile e dall’ecclesiologia di comunione.

§ 2. Il consiglio pastorale, in una corretta visione ecclesiologica, ha un duplice fondamentale significato: da una parte rappresenta l'immagine della fraternità e della comunione dell'intera comunità parrocchiale di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall'altra costituisce lo strumento della decisione comune pastorale, dove il ministero della presidenza, proprio del parroco, e la corresponsabilità di tutti i fedeli devono trovare la loro sintesi. Il consiglio pastorale è quindi realmente soggetto unitario delle deliberazioni per la vita della comunità, sia pure con la presenza diversificata del parroco e degli altri fedeli. E' quindi possibile definirlo organo consultivo solo in termini analogici e solo se tale consultività viene interpretata non secondo il linguaggio comune, ma nel giusto senso ecclesiale. I fedeli, in ragione della loro incorporazione alla Chiesa, sono abilitati a partecipare realmente, anzi a costruire giorno dopo giorno la comunità; perciò il loro apporto è prezioso e necessario. Il parroco, che presiede il consiglio e ne è parte, deve promuovere una sintesi armonica tra le differenti posizioni, esercitando la sua funzione e responsabilità ministeriale. L’eventuale non accettazione, da parte del parroco, di un parere espresso a larga maggioranza dagli altri membri del consiglio potrà avvenire solo in casi eccezionali e su questioni di rilievo pastorale, che coinvolgono la coscienza del parroco e saranno spiegati al consiglio stesso. Nel caso di forti divergenze di pareri, quando la questione in gioco non è urgente, sarà bene rinviare la decisione ad un momento di più ampia convergenza, invitando tutti ad una più matura e pacata riflessione; invece nel caso di urgenza, sarà opportuno un appello all'autorità superiore, che aiuti ad individuare la soluzione migliore.

§ 3. Un buon funzionamento del consiglio pastorale non può dipendere esclusivamente dai meccanismi istituzionali, ma esige una coscienza ecclesiale da parte dei suoi membri, uno stile di comunicazione fraterna e la comune convergenza sul progetto pastorale. Una buona presidenza richiede al parroco qualità come la disponibilità all'ascolto, la finezza nel discernimento, la pazienza nella relazione. La cura per il bene comune della Chiesa domanda a tutti l'attitudine al dialogo, l'argomentazione delle proposte, la familiarità con il Vangelo e con la dottrina e la disciplina ecclesiastica in genere. E' inoltre richiesta la necessità di una formazione assidua per coltivare la sensibilità al lavoro pastorale comune e va garantita la continuità, ma anche il ricambio, dei membri del consiglio.

§ 4. Il consiglio pastorale è obbligatorio per tutte le parrocchie della diocesi. Criteri obiettivi di composizione, di rappresentanza e di funzionamento pastorale sono precisati nell'apposito direttorio diocesano, tenendo conto delle diverse tipologie di parrocchia presenti in diocesi. La durata del consiglio pastorale è di cinque anni e la comunità parrocchiale favorisca in ogni nuova composizione una intelligente e opportuna alternanza dei suoi membri.

§ 5. Il consiglio, consapevole di non esaurire le possibilità di partecipazione corresponsabile di tutti i battezzati alla vita della parrocchia, riconosca, stimi e incoraggi le altre forme di collaborazione, in piena comunione con il parroco, per la costruzione della comunità.

§ 6. Il consiglio pastorale si preoccupi di coinvolgere, ascoltare e informare tutta la comunità cristiana a proposito delle principali questioni pastorali inerenti la vita della parrocchia, ricercando gli strumenti più opportuni ed efficaci, compresa l'assemblea generale parrocchiale che può essere particolarmente utile in sede sia di progettazione sia di verifica.

 
Il Consiglio Pastorale PDF Stampa E-mail
Martedì 15 Giugno 2010 07:29

I componenti attualmente in carica fino al 2011 sono:

Don Walter Magni

Baragetti Mina, Comuzzi Paolo, Corsini Piero,

Criscuolo Michele, Di Chio Federico, Esentato Maurizio,

Fantacci Riccardo, Ferrero Capellano Dommy,

Giannotti Rodolfo, Guarina Dagna Dalma,

Longhi Bozzetti Amelia, Magistrelli Giulio,

Merli Landi Laura, Pagani Hoffer Rosella,

Papa Elizabeth, Papa Nicole,

Presbitero De Gennaro Maria Grazia, Raponi Ioannoni Manuela, Raponi Enrico, Sala Manca Umberta,

Sartori De Ponti Elena, Sirtori Pierluigi, Sprela Attilio, Zorzi Corsini Rita.

 
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