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Scritto da magda   
Lunedì 07 Febbraio 2011 11:50

Parrocchia Dio Padre - Milano Due

Corso Fidanzati – secondo incontro, 29 gennaio 2011

La Chiesa? Una comunità che accoglie e che ama

Per iniziare

Nel mio cuore, o Signore, si è acceso l'amore per una creatura che anche tu conosci e ami.

Tu ci hai fatti incontrare l'uno all'altro, perché non restassimo soli.

O divino Spirito, ti ringrazio di questo dono che mi inonda di una gioia profonda, mi rende simile a te che sei l'amore, e mi fa comprendere il valore della vita che tu mi hai donato.

Fa' che io non sciupi questa immensa ricchezza, che tu mi hai messo nel cuore: insegnami che l'amore è un dono e non può mescolarsi con nessun egoismo.

Ti prego, Signore, per chi mi aspetta e mi pensa, per chi ha messo in me il suo avvenire, per chi mi starà accanto per tutta la vita: rendici degni l'uno dell'altro, rendici l'uno all'altro di esempio e aiuto. Preparaci al matrimonio, alla sua grandezza, alle sue responsabilità, così che fin d'ora le nostre anime posseggano i nostri corpi e regnino nell'amore. (Giovanni Battista Montini)

Dunque: abbiamo intrapreso un cammino di preparazione al matrimonio cristiano, riferendoci alla Chiesa. Ma cos’è per me la Chiesa? Che rapporti ho con la Chiesa?


Mentre gli Atti degli Apostoli ci danno una bella immagine della realtà della Chiesa, il pittore Marc Chagall ci ha regalato una visione trasfigurata – come un sogno - delle festa di nozze di due sposi. Un po’ come la state sognando anche voi.


da Gli Atti degli Apostoli 2,41-48:

42Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.

43Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.

44Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; 45chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

46Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, 47lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.

48Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.


Come si caratterizza la Chiesa secondo gli Atti? Per l’ascolto della Parola di Dio; (insegnamento degli apostoli), l’unione fraterna (comunione), la celebrazione dell’Eucaristia (e i sacramenti), la preghiera insieme, la capacità di tenere in comune ‘ogni cosa’. Ma è un immagine possibile e realistica oppure idealizzata della Chiesa?


Inoltre: cos’è per te la Chiesa? Facciamo allora un piccolo esercizio: ci sono alcune parole, alcune immagini che potrebbero richiamarci un aspetto particolare della realtà della Chiesa. Un elenco di termini che non ha la pretesa di definire, ma alludere e richiamare:

Amore, Autorità, Carità, Casa, Edificio della Chiesa, Comunione, Dialogo, Dogmi, Eucaristia, Famiglia, Fede, Festa, Fratelli, Gerarchia, Gruppo/i, Intimità, Istituzione, Laici, Leggi, Movimenti, Norme, Papa, Parola di Dio, Parrocchia, Pastori, Perdono, Politica, Potere, Preti, Responsabilità, Riti, Sacramenti, Scomunica, Semplicità, Servizio, Silenzio, Solidarietà, Vita comune ... e altri ancora …. Tu cosa ne dici? Che ne pensate?

“Chiesa madre o Chiesa matrigna?” (Sintesi di un testo di don Aristide Fumagalli)

Ci domandiamo: quali sono i tratti di una autentica fisionomia della Chiesa oggi? Papa Giovanni XXIII aveva scritto una enciclica sulla Chiesa dal titolo molto significativo: “Mater et Magistra”.

Una visione di principio: la Chiesa sposa di Cristo Ciò che vale per la relazione uomo-donna va ascritto alla relazione tra Cristo e la Chiesa. La tradizione infatti parla della Chiesa madre dei credenti e sposa di Cristo, dove la sua maternità deriva dall’unione sponsale con Cristo. Questo legame può essere rappresentato ricorrendo in radice alla descrizione biblica del rapporto tra Adamo ed Eva e, soprattutto, alla narrazione evangelica della divina maternità di Maria, totalmente dipendente dallo Spirito Santo, che, generando in lei Gesù, la introduce a generare Cristo negli uomini. L’inconfondibile fisionomia cristiana che lo Spirito scolpisce nella personalità di uomini e donne traspare dall’amore con cui essi si amano (Gv 13,35), trovando nell’amore di Cristo il suo riferimento oggettivo (Gv 13,34). Limitandoci ai tratti principali di questo amore si può almeno notare che quello che deriva da Cristo è un amore totale, fedele, indissolubile, sino a giungere ad un amore fecondo. Questi tratti essenziali dell’amore di Cristo sono gli stessi che lo Spirito di Cristo mira a delineare in ogni relazione amorosa tra un uomo e una donna.

Chiesa, madre dell’amore di tante coppie. La tesi di fondo è questa: la generazione dell’amore di Cristo nei cuori di un uomo e una donna non avviene di colpo, ma, come una gravidanza, si svolge nel tempo, gradualmente. L’amore tra un uomo e una donna, letto in chiave cristiana, è la storia di una gestazione, quella del loro reciproco amore destinato ad assomigliare all’amore di Cristo per i suoi. E se la storia di un amore cristiano assomiglia ad una gravidanza allora alla Chiesa madre sarà richiesta l’amorevole pazienza di chi, pur aspettandosi i tratti chiaramente riconoscibili dell’amore di Cristo, può al momento solo scorgerne l’abbozzo.

 

 


 

C’è però un dato di fatto: l’amore ‘liquido’ di tante coppie oggi. Qual è la condizione dell’amore oggi? Tali sembrano essere non pochi amori odierni, in cui la disposizione dei cuori non ha ancora raggiunto la forma compiuta dell’amore cristiano così come essa è celebrata nel sacramento del matrimonio. Rispetto alla forma solida del matrimonio cristiano, le attuali relazioni amorose appaiono piuttosto ‘liquide’, prive di una forma stabile e soggette a diverse forme: incremento consistente di separazioni e divorzi, la ‘pluralizzazione delle famiglie’ in una molteplicità di espressioni, Di fronte all’odierna ‘liquidità amorosa’ la Chiesa è invitata a ritrovare un suo compito specifico: consolidare l’amore di coppia, favorendo il contatto con l’amore di Cristo. Come una madre che, alzando il braccio verso l’orizzonte, guida lo sguardo del figlio a riconoscere la meta verso cui camminare. Per un verso la madre potrebbe rivolgere il dito verso il figlio in segno di rimprovero per l’inosservanza della meta proposta, e per un altro essa potrebbe anche puntare il dito verso l’uomo e la donna, come ‘matrigna’ appunto e non come madre.

Un amore preveniente e l’attenzione alle situazioni difficili. Senza dimenticare che la cura per l’annuncio dell’amore di Cristo da parte della Chiesa come madre ai suoi figli e alla coppia viene prima e non dopo la preoccupazione per la situazione canonicamente ‘fuori regola’ in cui molte coppie si trovano. Sapendo cioè distinguere tra mèta ideale e i singoli passi compiuti e che ancora potrebbe compiere una coppia. Resta inoltre che se gli odierni fallimenti coniugali sollevano questioni complesse per la dottrina matrimoniale della Chiesa, cosa significa che il sacramento del matrimonio continua a valere anche quando il conflitto di coppia diviene insanabile? Che cosa Dio propriamente congiunge al punto che l’uomo, col suo comportamento, non può separare? (cf. Mt 19,6). La risposta a queste domande esige, al contempo, la salvaguardia della verità dell’amore cristiano e, una sollecita carità nei confronti delle sofferte vicende della libertà umana.

Preghiera di conclusione

Signore, ti ringraziamo d'averci dato l'amore. Ci hai pensato «insieme» prima del tempo, e fin d'ora ci hai amati così, l'uno accanto all'altro.

Signore, fa' che apprendiamo l'arte di conoscerci profondamente; donaci il coraggio di comunicarci le nostre ispirazioni, gli ideali, i limiti stessi del nostro agire.

Che le piccole inevitabili asprezze dell'indole, i fugaci malintesi, gli imprevisti e le indisposizioni non compromettano mai ciò che ci unisce, ma incontrino, invece, una cortese e generosa volontà di comprenderci.

Dona, Signore, a ciascuno di noi gioiosa fantasia per creare ogni giorno nuove espressioni di rispetto e di premurosa tenerezza affinché il nostro amore brilli come una piccola scintilla del tuo immenso amore. (p. Giacomo Perico)

Allegato

BENEDETTO XVI: INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO

DEL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA - 22 gennaio 2011

(…) La dimensione canonica della preparazione al matrimonio forse non è un elemento di immediata percezione. In effetti, da una parte si osserva come nei corsi di preparazione al matrimonio le questioni canoniche occupino un posto assai modesto, se non insignificante, in quanto si tende a pensare che i futuri sposi abbiano un interesse molto ridotto per problematiche riservate agli specialisti. Dall'altra, pur non sfuggendo a nessuno la necessità delle attività giuridiche che precedono il matrimonio, rivolte ad accertare che «nulla si oppone alla sua celebrazione valida e lecita» (CIC, can. 1066), è diffusa la mentalità secondo cui l'esame degli sposi, le pubblicazioni matrimoniali e gli altri mezzi opportuni per compiere le necessarie investigazioni prematrimoniali (cfr ibid., can. 1067), tra i quali si collocano i corsi di preparazione al matrimonio, costituirebbero degli adempimenti di natura esclusivamente formale. Infatti, si ritiene spesso che, nell'ammettere le coppie al matrimonio, i pastori dovrebbero procedere con larghezza, essendo in gioco il diritto naturale delle persone a sposarsi.

È bene, in proposito, riflettere sulla dimensione giuridica del matrimonio stesso. È un argomento a cui ho fatto cenno nel contesto di una riflessione sulla verità del matrimonio, nella quale affermavo, tra l'altro: «Di fronte alla relativizzazione soggettivistica e libertaria dell'esperienza sessuale, la tradizione della Chiesa afferma con chiarezza l'indole naturalmente giuridica del matrimonio, cioè la sua appartenenza per natura all'ambito della giustizia nelle relazioni interpersonali. In quest'ottica, il diritto s'intreccia davvero con la vita e con l'amore; come un suo intrinseco dover essere» (Allocuzione alla Rota Romana, 27 gennaio 2007, AAS 99 [2007], p. 90). Non esiste, pertanto, un matrimonio della vita ed un altro del diritto: non vi è che un solo matrimonio, il quale è costitutivamente vincolo giuridico reale tra l'uomo e la donna, un vincolo su cui poggia l'autentica dinamica coniugale di vita e di amore. Il matrimonio celebrato dagli sposi, quello di cui si occupa la pastorale e quello messo a fuoco dalla dottrina canonica, sono una sola realtà naturale e salvifica, la cui ricchezza dà certamente luogo a una varietà di approcci, senza però che ne venga meno l'essenziale identità. L'aspetto giuridico è intrinsecamente legato all'essenza del matrimonio. Ciò si comprende alla luce di una nozione non positivistica del diritto, ma considerata nell'ottica della relazionalità secondo giustizia.

Il diritto a sposarsi, o ius connubii, va visto in tale prospettiva. Non si tratta, cioè, di una pretesa soggettiva che debba essere soddisfatta dai pastori mediante un mero riconoscimento formale, indipendentemente dal contenuto effettivo dell'unione. Il diritto a contrarre matrimonio presuppone che si possa e si intenda celebrarlo davvero, dunque nella verità della sua essenza così come è insegnata dalla Chiesa. Nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale. Lo ius connubii, infatti, si riferisce al diritto di celebrare un autentico matrimonio. Non si negherebbe, quindi, lo ius connubii laddove fosse evidente che non sussistono le premesse per il suo esercizio, se mancasse, cioè, palesemente la capacità richiesta per sposarsi, oppure la volontà si ponesse un obiettivo che è in contrasto con la realtà naturale del matrimonio.

Α questo proposito vorrei ribadire quanto ho scritto dopo il Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia: «Data la complessità del contesto culturale in cui vive la Chiesa in molti Paesi, il Sinodo ha, poi, raccomandato di avere la massima cura pastorale nella formazione dei nubendi e nella previa verifica delle loro convinzioni circa gli impegni irrinunciabili per la validità del sacramento del Matrimonio. Un serio discernimento a questo riguardo potrà evitare che impulsi emotivi o ragioni superficiali inducano i due giovani ad assumere responsabilità che non sapranno poi onorare (cfr Propositio 40). Troppo grande è il bene che la Chiesa e l'intera società s'attendono dal matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito pastorale. Matrimonio e famiglia sono istituzioni che devono essere promosse e difese da ogni possibile equivoco sulla loro verità, perché ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita che si arreca alla convivenza umana come tale» (Esort. ap. postsinodale Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 29: AAS 99 [2007], p. 130).

La preparazione al matrimonio, nelle sue varie fasi descritte dal Papa Giovanni Paolo II nell'Esortazione apostolica Familiaris consortio, ha certamente delle finalità che trascendono la dimensione giuridica, poiché il suo orizzonte è costituito dal bene integrale, umano e cristiano, dei coniugi e dei loro futuri figli (cfr n. 66: AAS 73 [1981], pp. 159-162), volto in definitiva alla santità della loro vita (cfr CIC, can. 1063,2°). Non bisogna mai dimenticare, tuttavia, che l'obiettivo immediato di tale preparazione è quello di promuovere la libera celebrazione di un vero matrimonio, la costituzione cioè di un vincolo di giustizia ed amore tra i coniugi, con le caratteristiche dell’unità ed indissolubilità, ordinato al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole, e che tra battezzati costituisce uno dei sacramenti della Nuova Alleanza. Con ciò non viene rivolto alla coppia un messaggio ideologico estrinseco, né tanto meno viene imposto un modello culturale; piuttosto, i fidanzati vengono posti in grado di scoprire la verità di un'inclinazione naturale e di una capacità di impegnarsi che essi portano inscritte nel loro essere relazionale uomo-donna. È da lì che scaturisce il diritto quale componente essenziale della relazione matrimoniale, radicato in una potenzialità naturale dei coniugi che la donazione consensuale attualizza. Ragione e fede concorrono a illuminare questa verità di vita, dovendo comunque rimanere chiaro che, come ha insegnato ancora il Venerabile Giovanni Paolo II, «la Chiesa non rifiuta la celebrazione delle nozze a chi è bene dispositus, anche se imperfettamente preparato dal punto di vista soprannaturale, purché abbia la retta intenzione di sposarsi secondo la realtà naturale della cοniugalità» (Allocuzione alla Rota Romana, 30 gennaio 2003, n. 8: AAS 95 [2003], p. 397). In questa prospettiva, una cura particolare deve essere posta nell’accompagnare la preparazione al matrimonio sia remota, sia prossima, sia immediata (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 22 novembre 1981, n. 66: AAS 73 [1981], pp. 159-162)

Tra i mezzi per accertare che il progetto dei nubendi sia realmente coniugale spicca l'esame prematrimoniale. Tale esame ha uno scopo principalmente giuridico: accertare che nulla si opponga alla valida e lecita celebrazione delle nozze. Giuridico non vuol dire però formalistico, come se fosse un passaggio burocratico consistente nel compilare un modulo sulla base di domande rituali. Si tratta invece di un'occasione pastorale unica - da valorizzare con tutta la serietà e l’attenzione che richiede - nella quale, attraverso un dialogo pieno di rispetto e di cordialità, il pastore cerca di aiutare la persona a porsi seriamente dinanzi alla verità su se stessa e sulla propria vocazione umana e cristiana al matrimonio. In questo senso il dialogo, sempre condotto separatamente con ciascuno dei due fidanzati - senza sminuire la convenienza di altri colloqui con la coppia - richiede un clima di piena sincerità, nel quale si dovrebbe far leva sul fatto che gli stessi contraenti sono i primi interessati e i primi obbligati in coscienza a celebrare un matrimonio valido.

In questo modo, con i vari mezzi a disposizione per un’accurata preparazione e verifica, si può sviluppare un'efficace azione pastorale volta alla prevenzione delle nullità matrimoniali. Bisogna adoperarsi affinché si interrompa, nella misura del possibile, il circolo vizioso che spesso si verifica tra un'ammissione scontata al matrimonio, senza un’adeguata preparazione e un esame serio dei requisiti previsti per la sua celebrazione, e una dichiarazione giudiziaria talvolta altrettanto facile, ma di segno inverso, in cui lo stesso matrimonio viene considerato nullo solamente in base alla costatazione del suo fallimento. (…)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Febbraio 2011 10:00
 
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