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| Terzo incontro Corso fidanzati |
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| Scritto da magda |
| Lunedì 07 Febbraio 2011 11:52 |
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Corso Fidanzati – Terzo incontro, 5 febbraio 2011 VERSO UN AMORE NUOVO - “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola” (Gn 2,24)
Iniziamo con una preghiera insieme
Signore, l’amore è paziente Donaci la pienezza per affrontare un giorno dopo l’altro Signore, l’amore è benigno Aiutaci a voler sempre il suo bene prima del mio Signore, l’amore non è invidioso Insegnaci a gioire di ogni suo successo Signore, l’amore non si vanta Rammentaci di non rinfacciargli ciò che faccio per lui Signore, l’amore non si gonfia Concedici il coraggio di dire “Ho sbagliato” Signore, l’amore non manca di rispetto Fa che io possa vedere nel suo volto il tuo Signore, l’amore non cerca l’interesse Soffia nella nostra vita il vento della gratuità Signore, l’amore non si adira Allontana i gesti e le parole che feriscono Signore, l’amore non tiene conto del male ricevuto Riconciliaci nel perdono che dimentica i torti Signore, l’amore non gode dell’ingiustizia Apri il nostro cuore ai bisogni di chi ci sta accanto Signore, l’amore si compiace della verità Guida i nostri passi verso di te che sei via, verità e vita Signore, l’amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta Aiutaci a coprire d’amore i giorni che vivremo insieme.
Marc Chagall, Sposi volanti
Considerazioni su Genesi 2,18-25 Anzitutto il Signore è preoccupato che l’uomo “non sia solo”. Una preoccupazione che porterà Dio ha sporcarsi le mani, impastando con il fango gli esseri che poi metterà davanti all'uomo. Da questa preoccupazione nasce un progetto: “Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”. Per un verso la donna sarà ‘fatta’ come aiuto all'uomo, per un altro, la donna è un aiuto ‘simile’ all’uomo. E’ la prima e più grande affermazione di uguaglianza tra uomo e donna. Anzi, il testo: dicendo “essere simile”, in radice al termine c’è l'immagine dello specchio. Come se l’uomo vedesse, specchiandosi nella donna che le è simile, un essere che le assomiglia. L'uomo vedendosi (specchiandosi) nella donna scopre sé stesso.
Come si costruisce il progetto della coppia umana? “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo”. Come dicesse: "vedi se tutte queste realtà riempiono la tua solitudine, ti danno quel sostegno di cui hai bisogno.". Gli animali rappresentavano molto per l'uomo (cibo, forza-lavoro, ricchezza, vestiario ecc), ma l’uomo non riesce a specchiarsi in essi. Solo impone a loro un nome che, biblicamente, significa dominarli, senza però mettersi al loro livello. Solo con l'altro, cioè con la donna, la sua solitudine è riempita. Tutte le altre realtà che pure lo caratterizzano (come il lavoro, il denaro, la capacità produttiva ecc) vengono dopo.
Prendendo atto di questo, “allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull`uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto”. Dio non plasma più dal fango, ma compie un’operazione chirurgica, un’anestesia generale, togliendo all’uomo, durante il sonno una costola, così che da uno (solo) l’uomo diventa(no) due. Qui c’è una descrizione bellissima dell’inizio di quell’evento d’amore che è l'innamoramento. Quando uno dei due dice di avere "incontrato la donna o l’uomo dei miei sogni" è come risvegliarsi da un sogno trovandosi davvero accanto quella donna o quell'uomo che inconsciamente si desiderava. Cioè frutto di un incontro mai programmato. Del resto se si domandasse a due fidanzati: "Perché vi volete bene?" La risposta sarebbe questa: "Non lo so! Non lo sappiamo". Se uno sapesse dire davvero il perché, è come se volesse individuare dei motivi calcolabili, misurabili. Semplificando l’esperienza d’amore che sta sperimentando. C’è una gratuità all’inizio dell’amore che precede qualsiasi motivazione. Siamo in una dimensione sovrannaturale, che trascende la naturalità delle cose e delle relazioni.
“Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all`uomo, una donna e la condusse all'uomo”. Sembra quasi di vedere il Signore che prende per mano la donna e la consegna all’uomo. Anche questo fa parte dell'innamoramento. Quando si è vicini al matrimonio per un verso si ha l’impressione di essersi incontrati a causa di vicende strane o casuali, per un altro, decidendo di sposarsi, ci si rende conto che c’è ‘qualcosa’ o ‘Qualcuno’ che vi ha presi per mano e ha creato le condizioni dell’incontro. Favorendolo, senza alcuna forzatura della libertà.
“Allora l`uomo disse: "Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa". Stando l’uno davanti all’altro avviene la scoperta di un progetto, di una guida che ha condotto i nostri passi all'incontro. Per questo allora l'uomo dice: “questa volta si". E se questa volta è ‘sì’ è perché la volta precedente era stato ‘no’. Per questo anche l’esperienza di qualche no che precede questo si non è negativa. Anche la frustrazione o l'insoddisfazione entra a costituire una esperienza autentica dell’amore, certificandolo, autenticandolo. Davanti alla sua donna l’uomo ritrova il senso, la direzione della propria esistenza: perché se questa volta è davvero carne della mia carne e ossa delle mie ossa, cioè sei quel ‘tu’ che da senso a quell’’io’ che sono. L’uomo e la donna, incontrandosi, si ritrovano significati, motivati nel loro essere e nel loro stesso esistere.
“Per questo la si chiamerà donna perché dall'uomo e stata tolta”. La traduzione non rende bene. L'ebraico direbbe meglio: "La si chiamerà uoma perché dall'uomo è stata tolta", cioè maschio e femmina declinano insieme l’umano in quanto tale. Quando diciamo ‘uomo’ dovremmo infatti intendere l'’umano’, non solo il maschio. Invece proprio questa identificazione lessicale (uomo=maschio), da un punto di vista culturale, ha come assolutizzato nell'uomo-maschio il punto di riferimento, il modello, il criterio per definire l’umano in quanto tale. La Scrittura invece distingue uomo-uoma a partire dalla stessa radice umana. Riflettere meglio su questo passaggio permetterebbe di fissare gli elementi per riprogettare una cultura più rispettosa dell'uomo e della donna, espressione dell'unica identità umana.
“Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie”. Notiamo che non si dice ‘donna’, ma propriamente ‘moglie’, passando così dall’esperienza dell’innamoramento a quella dell’amore matrimoniale. Si tratta di dinamiche inconsuete per noi perché, stando nella nostra tradizione più recente e moderna, succede proprio il contrario; è ed era infatti la donna che lasciava suo padre o sua madre e si univa all'uomo. In base alla nostra tradizione culturale il punto fermo rimaneva, e per certi aspetti lo è ancora, la linea maschile. Invece un testo così autorevole fa muovere l’uomo e non la donna. Una prima interpretazione ci spiegherebbe che la cultura dell’epoca nella quale è stato scritto questo testo, era più matriarcale. Ma la cultura ebraica non è mai stata matriarcale, pur avendo una propria attenzione alla donna. L'unica possibilità di spiegazione è piuttosto il fatto che questo testo sia stato espresso così proprio per contestare la mentalità maschilista comunque diffusa anche all’epoca nella quale questo testo è stato composto, volendo evidenziare il progetto di famiglia, di coppia secondo la visione propria di Dio creatore. Per la Genesi il riferimento per comprendere il senso dell’amore di un uomo e di una donna non parte dalla codificazione della cultura e delle leggi sociali vigenti, ma dall’intenzione stessa di Dio. E il nuovo legame che si viene a creare per amore, oltre ad essere forte, costituisce un'unità matrimoniale, non propriamente una coppia. La Bibbia del resto non usa mai l’espressione ‘coppia’ per parlare del rapporto uomo-donna. Preferisce parlare di ‘sposi’, non di ‘coppia’, descrivendo un'unità che si rifà al principio unitario divino dal quale sono scaturiti.
“Ora tutti e due erano nudi ma non ne provavano vergogna”. Siamo ad una immagine sintetica, perchè così dovrebbe essere sempre! Dovrebbe essere naturale – secondo Dio - che marito e moglie si guardino ‘nudi’, cioè senza ostacoli, senza veli. Nella prospettiva di una comunicazione diretta e trasparente. Non solo nell'atto coniugale, ma nella vita in tutte le sue espressioni. Nulla infatti li separa. Questo dice la positività con cui la Scrittura guarda alla sessualità e all'atto sessuale matrimoniale che la esprime. Per la Scrittura il corpo dell'uomo e della donna sono un capolavoro e l'atto coniugale, trasmettendo la vita, ne è il gesto più alto, che addirittura avvicina alla somiglianza primordiale con Dio: “Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gn 1,27). Inoltre non provavano vergogna, cioè: “non ne provavano pudore” Oggi si confonde ‘pudore’ e ‘vergogna’, ma il pudore non è la vergogna. Se la vergogna fa nascondere ciò che è brutto, il pudore fa nascondere ciò che è bello. E se proviamo vergogna o, meglio, pudore, nei confronti della nudità è perché ci pesa l’esperienza del peccato che, stravolgendo la bellezza e la gratuità dell’amore dell’uomo e della donna secondo Dio, tende a cosificare il corpo dell’altro, riducendolo a mero strumento di piacere egoistico. Pertanto: una riscoperta culturale del pudore permetterebbe di comprendere, che le cose più belle devono essere ‘svelate’ solo come dono gratuito. Si tornerebbe a cogliere tutta la positività, la delicatezza e la preziosità di tutte le dinamiche proprie dell'amore, oltre che della sessualità stessa. La preparazione al matrimonio è una occasione preziosissima per confrontarci con l’intenzione creatrice propria di Dio. (a cura di don Walter)
Note per avviare il confronto a riguardo del passaggio dall’innamoramento all’amore, la questione dell’’amore liquido’, comunicazione di coppia e conflitti e circa la famiglia di origine.
Dall’innamoramento all’amore. Una coppia si forma perché ci si innamora l’uno dell’altro, ci si rende conto che si sta bene insieme e si prova la sensazione che ci si capisca anche senza parlare. Poi bisogna uscire dall’illusione che l’altro mi capisca sempre … Anzi, l’altro è diverso e a seconda della sua storia e delle sue percezioni interpreterà in modo diverso le situazioni. Già dai tempi della bibbia nel Cantico dei cantici 5, 2-8… lo si può notare. L’altro spesso non si adatta ai miei ritmi ed ai miei tempi ed io mi devo esporre ad una “Corsa nella notte” che porta a cercare l’altro ed alla fine la ricerca sarà appagata e si incontra l’altro, proprio perché non si stava cercando sé stessi nell’altro, ma l’altro nella sua diversità. Si arriva ad un riconoscimento quotidiano della diversità nella sapienza e nella pazienza. Camminiamo talvolta anche attraversando dei deserti verso la terra promessa. Si passa così dall’innamoramento all’amore. Anzi, i miei errori e i miei limiti non hanno il potere di distruggere l’amore e ho sempre la possibilità di amare anche di fronte ai no dell’altro. Circa la comunicazione di coppia. Non si può non comunicare. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed uno di relazione. La parte di contenuto in genere viene espressa dal messaggio verbale, la parte di relazione viene espressa dal linguaggio non verbale. Il nostro modo di comunicare fatto di verbale e non verbale giunge all’altro che lo deve interpretare e qui entrano in gioco i modi di pensare, le abitudini personali, l’educazione, la sensibilità, la conoscenza reciproca e altro ancora. La famiglia di origine. Per costruire la coppia spesso si pensa che o si lascia tutto (non farò mai come loro) o si prende tutto e lo si difende (i miei non sbagliavano mai). Già da soli è difficile lasciare la famiglia, in due è necessario: lasciare i propri genitori significa imparare a voler bene loro in modo nuovo: talvolta sapendo di deluderli, talaltra di contrariarli o anche riconoscendo la validità delle loro indicazioni. Possiamo mettere in comune le difficoltà che si provano in questi casi? A Lui piace andare a trovare i parenti, lei andrebbe solo per dovere. Andare sempre dai parenti perché è così che si fa’? Non andarci mai perché non è divertente? Come gestire la scontentezza che l’altro si comporti e desideri comportarsi diversamente da come noi ci aspettiamo?
Una preghiera per concludere Signore, ti ringraziamo di averci dato l’amore. Ci hai pensato insieme prima del tempo e fin d’allora ci hai amato così, creandoci l’uno per l’altro. Il nostro amore è nato dal tuo, immenso, infinito. Che il nostro amore resti sempre un’espressione genuina del tuo. Che l’ansia di sentirci vicini non attenui il sapore della tua amicizia; che il reciproco godimento delle cose belle che tu hai posto in noi non ci allontani da te e dal fascino della tua grandezza. Se per errore o per malinteso affetto, un giorno ci staccassimo da te, facci sentire il vuoto e la sofferenza della tua lontananza. Signore, che tutto conosci, fa che noi pure ci conosciamo profondamente. Che le difficoltà e le asprezze dell’indole, i piccoli malintesi, gli imprevisti e le indisposizioni incontrino in noi la generosa e cortese volontà di sacrificarci, di capire, di perdonare. Aiutaci, Dio della vita, a comprendere le responsabilità della generazione. Donaci prudenza e coraggio nelle scelte procreatrici; che in esse prevalga più che tutto la volontà di gettare nel solco della vita nuove menti che conoscano te e nuovi cuori che amino te; donaci la capacità di educarli e una sufficiente umiltà per capirne sempre il linguaggio e le esigenze. Concedi che un giorno, con coloro che avremo generato, possiamo raggiungerti “insieme” nella felicità che ci hai preparato. Così sia. (Giacomo Perico S.J). “Questo è il paradosso dell'amore fra l'uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti, due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con sue fragili e limitate capacità di amare. E solo nell'orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l'altro è segno". (Rainer Maria Rilke) |
| Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Febbraio 2011 10:12 |



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