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Omelia per la Domenica dell’Ottava di Natale PDF Stampa E-mail
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Lunedì 02 Gennaio 2012 20:35

Per le celebrazioni di fine 2011 e inizio 2012


Cari amici e care amiche,

potremmo celebrare oggi la festa dell’istante. Di quell’istante, di quel momento che segna “la fine di un anno che in un impercettibile istante trapassa in un inizio” (Davide Rondoni, ‘Avvenire’, 31.12.2011). Per un verso Capodanno è una festa inventata dagli uomini, per un altro, questo momento di così umano e diretto, nasconde una grazia, un dono, che il mistero del Natale - che stiamo ancora celebrando (siamo con oggi alla Domenica dell’Ottava del Natale) – sa evidenziare al cuore e alla mente di chi crede.


La grazia dell’istante presente

Dunque: anzitutto si festeggia (o abbiamo festeggiato) un istante. Proprio quell’istante. L’abbiamo atteso cantando, stappando una bottiglia di vino buono,, abbracciandoci con affetto. Lanciando al cielo qualche fuoco luminoso e rumoroso, insieme magari ad una preghiera. Tutto questo semplicemente per un istante. Come sentissimo pesare in quell’istante un passato che viene di colpo bruciato e avviato un futuro che vorremmo carico di speranza. E questo diventa l’occasione per accorgersi che ciò che veramente conta è il presente. L’unico punto nel quale ancora la vita si manifesta. Perché le cose più importanti della vita – l’amore, la gioia, Dio o la verità – sopportano solo il verbo presente. Solo l’amare adesso, solo quello che conosco oggi conta davvero. E’ il presente che conta.  (“Solo l'amare, solo il conoscere / conta, non l'aver amato, / non l'aver conosciuto. Dà angoscia / il vivere di un consumato / amore. L'anima non cresce più”, P.P. Pasolini, “il pianto della scavatrice, 1956)

Se ciò che conta è il presente, proprio questo ci introduce a celebrare con maggiore profondità il mistero del Natale di Gesù. L’inizio del mistero di Dio in mezzo a noi. Raggiungendo alla radice l’essenzialità della grazia che il Natale di Dio ha inteso portare agli uomini. Tutta racchiusa nella forza di vita e di salvezza che si consuma nell’istante stesso, nel momento nel quale Dio l’eternità di Dio si innesta nella storia del mondo degli uomini. Avviando con tutti gli uomini una relazione d’amore vitale e carica di una speranza capace di andare oltre la morte, a partire proprio dalla Sua nascita. Dio, dall’istante del suo concepimento in Maria, lungo i mesi della sua gravidanza, sino al momento della sua nascita ha avviato una interpretazione del tempo capace di caricarsi di vita capace di andare oltre la morte, di speranza in grado di sostenere qualsiasi forma di disperazione, di un amore capace di una gratuità senza alcuna forma di egoistico profitto o ritorno interessato. A partire da quell’istante, dall’istante del Suo Natale tra noi, Dio, in Gesù, è diventato anche nostro contemporaneo. Contemporaneo della vita di ogni uomo di questo nostro mondo.

 

 

La forza che ci ha regalato il passato

Forti della grazia del presente di Dio, forti della sua divina presenza allora ha senso anche riandare al nostro passato più recente. Ai giorni dell’anno che abbiamo appena passato. Potremmo rivisitare il nostro passato più recente giornalisticamente. Magari nell’illusione di lasciarci alle spalle una crisi economico-finanziaria che non avremmo mai voluto subire; o disquisendo di fatti ed episodi che hanno avuto l’onore della ribalta dei mass media: quanti delitti che ci hanno a lungo incuriositi non hanno ancora un colpevole; quante vittime di sciagure impressionanti, di guerre senza fine; quanti personaggi famosi sono caduti in disgrazia e quanti sono anche morti (è di oggi/ieri la morte di don Luigi Verzè). Tutto questo conta poco e conterà sempre meno. Soprattutto non aggiunge nulla alla grazia del Natale di Gesù in mezzo a noi, col suo carico di vita e di speranza.

Piuttosto mi piace ricordare che nel 2011 sono stati uccisi almeno 26 missionari del Vangelo di Gesù nel mondo. Di loro i giornali non hanno parlato a lungo. Eppure la loro morte è stata come un seme di vita, di rinnovata speranza e amore. Penso al mio amico padre Fausto Tentorio, ucciso nelle Filippine; penso a Francesco Bazzani e alla suora croata Lukrecija Mamic, uccisi in Burundi.  Che bello riandare con la memoria a tutti quegli episodi nei quali il dolore si è tramutato in gioia, il pianto nel sorriso, la disperazione in un sussulto di speranza e proprio dalla morte è riaffiorata, come d’incanto, la vita e l’amore. “Penso a María Elizabeth Macías Castro, 39enne laica scalabriniana e giornalista, uccisa in Messico, a suor Valsha John, religiosa indiana che ha pagato col sangue il suo lavoro di denuncia contro le compagnie minerarie che insidiavano i poveri tra i quali svolgeva la sua missione.  La ‘mafia delle terre’ ha stroncato anche la vita di Akram Masih, laico pachistano, reo di aver lanciato una campagna contro i ricchi proprietari terrieri che confiscano arbitrariamente i terreni ai contadini cristiani. Dal Pakistan arriva anche la storia di fede e coraggio che vede protagonista la diciottenne Mariah Manish: per il suo rifiuto al matrimonio forzato con un giovane musulmano, che l’avrebbe inevitabilmente portata alla conversione all’islam, ha pagato con la vita. E chissà quanti altri credenti sconosciuti sono entrati anche l’anno passato della «nube di militi ignoti della grande causa di Dio» (Giovanni Paolo II), dei quali “non si conoscerà mai il nome, ma che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Cristo” (Agenzia Fides)” (cf. Gerolamo Fazzini, “Uccisi perché fedeli a Dio e al popolo che servivano”, in Avvenire del 31.12.2011).


Guardando con speranza al futuro

In tutte queste persone s’è espressa un’imitatio Christi cui ha dato voce anche Shabaz Bhatti, l’ex ministro pachistano eliminato dai fondamentalisti islamici, che scrive nel suo testamento spirituale: “Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire”..

Mi piace pertanto guardare al futuro, al nuovo anno che ci aspetta, riprendendo alcune espressioni di una preghiera che Papa Benedetto XVI aveva pronunciato circa un anno fa nella Basilica di S. Pietro (27.11.2010):

Signore Gesù, che fedelmente visiti e colmi con la tua Presenza la Chiesa e la storia degli uomini (…) noi ti adoriamo e ti benediciamo (…).

Ridesta in noi il rispetto per ogni vita umana nascente, rendici capaci di scorgere nel frutto del grembo materno la mirabile opera del Creatore, disponi i nostri cuori alla generosa accoglienza di ogni bambino che si affaccia alla vita.

Benedici le famiglie, santifica l'unione degli sposi, rendi fecondo il loro amore.

Accompagna con la luce del tuo Spirito le scelte delle assemblee legislative, perché i popoli e le nazioni riconoscano e rispettino la sacralità della vita, di ogni vita umana.

Guida l'opera degli scienziati e dei medici, perché il progresso contribuisca al bene integrale della persona e nessuno patisca soppressione e ingiustizia.

Dona carità creativa agli amministratori e agli economisti, perché sappiano intuire e promuovere condizioni sufficienti affinché le giovani famiglie possano serenamente aprirsi alla nascita di nuovi figli.

Consola le coppie di sposi che soffrono a causa dell'impossibilità ad avere figli, e nella tua bontà provvedi.

Educa tutti a prendersi cura dei bambini orfani o abbandonati, perché possano sperimentare il calore della tua Carità, la consolazione del tuo Cuore divino.

Con Maria tua Madre, la grande credente, nel cui grembo hai assunto la nostra natura umana,
attendiamo da Te, unico nostro vero Bene e Salvatore, la forza di amare e servire la vita,
in attesa di vivere sempre in Te, nella Comunione della Trinità Beata.
Amen.

don Walter Magni

 
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