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Home don Walter news Omelia per l'Epifania del Signore – 6 gennaio 2012
Omelia per l'Epifania del Signore – 6 gennaio 2012 PDF Stampa E-mail
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Venerdì 06 Gennaio 2012 22:06

 

La ‘cometa di Halley’ nell'Adorazione dei Magi (Giotto , Cappella degli Scrovegni , Padova)

 

 

Fratelli e sorelle,

con la solennità dell'Epifania si concludono le festività natalizie. Ma non va perso il messaggio profondo che questa festa comporta. La liturgia della Chiesa, dopo la narrazione della Sua nascita (Ottava di Natale), ci propone l’incredibile ricerca dei Magi per rintracciare Gesù “che è nato, il re dei Giudei”. Perché Gesù nasce non solo per il popolo ebraico, ma per tutta l'umanità, volendo esprimere un amore universale e la vicenda dei Magi non è una fiaba, ma la narrazione della realtà delle cose – come stanno le cose - secondo il cuore di Dio. E’ come se Gesù bambino, il Figlio di Dio, ci volesse insegnare come Lo dobbiamo cercare e adorare.  

 
Luminosità della stella

La cosa che più colpisce la nostra fantasia è la luminosità di una stella, citata quattro volte nel racconto di Matteo. Dicono infatti i Magi: “Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”; inoltre Erode “si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella”; poi i Magi lasciano Erode “Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino”; così che essi,“al vedere la stella, provarono una gioia grandissima”. Sono tante ancora oggi le domande sulla veridicità del fenomeno astronomico che si sarebbe verificato alla nascita di Gesù Bambino. Ne hanno parlato i vangeli apocrifi; discusso i Padri della Chiesa, i primi grandi teologi; l’ha dipinta anche Giotto come una cometa, nell’adorazione dei Magi della Cappella degli Scrovegni, impressionato dal passaggio della cometa di Halley del 1301; ne discutono ancora oggi gli astronomi. Ma volendo cogliere il senso evangelico di questa stella, cosa possiamo dire? Che l’intelligenza dei fenomeni della natura, che il nostro sguardo intelligente su ciò che ci circonda, sta ormai in un rapporto illuminato nei confronti di Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. C’è una evidente connaturalità, una trasparenza, una linearità tra Dio che si fa uomo e la realtà delle cose che lui ha creato. Mentre Dio, facendoSi uomo ha illuminato l’universo e la nostra natura umana; la nostra intelligenza, è stata resa capace di fare luce piena sul mistero di Dio, entrando in intimo contatto con Lui: “Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l'abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata)” (1Gv 1,1-2).


In umile ascolto della Parola

C’è un secondo passaggio che si potrebbe evidenziare in questa prospettiva: il ruolo determinante, in vista del ritrovamento di Gesù bambino, della Scrittura. I Magi parlano, ma“all’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: ‘A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele’”. Va anche detto che tanto Erode segnala ai Magi le indicazioni della Scrittura ebraica, quanto però il suo cuore è attraversato dalla paura di trovarsi in presenza di un rivale, capace di capace di attaccare il suo potere e di spodestarlo: “Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8e li inviò a Betlemme dicendo: ‘Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo’”. Come a dire che per riuscire a raggiungere Gesù Bambino per adorarlo come hanno fatto i Magi, è necessario sia un’intelligenza aperta e libera, come anche un’umile e sincera accoglienza della Parola di Dio. Anzi, diventa sempre più urgente e necessario saper coniugare e far interagire la libertà dell’intelligenza del mistero di Gesù con l’umile ascolto di quanto la Scrittura dice di Lui, a partire dagli antichi profeti (Isaia 60,1-6).


Gesù, dono di Dio agli uomini

Infine c’è un terzo aspetto che va evidenziato in questo straordinario racconto dei Magi, che con Intelligenza libera e ascolto obbediente della Parola di Dio, giungono ad adorare Gesù bambino: la loro immediata capacità di dono. Nell’atto stesso della loro adorazione di Gesù, della prostrazione adorante nei Suoi confronti: “entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”. Va pure detto che la logica del dono, la realtà del dono, attraversa tutto il mistero del Natale di Gesù, sin dai suoi inizi. Come a dire che l’esperienza profonda del Natale di Dio tra noi, prima di comportare la nostra adorazione e i nostri piccoli doni, è di fatto il dono più grande di Dio agli uomini. Come dice Isaia: “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia! Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda, Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio!” (Isaia 9,5-6). Di conseguenza, si comprende come mettendosi in adorazione di Lui, cercandolo cioè con sincerità di cuore e di mente, proprio questo comporta anzitutto la grazia di poterLo trovare in tutta la Sua verità e splendore e, di conseguenza,  avendolo così accolto, la possibilità di imitarlo immediatamente, ricevere cioè il dono di diventare a nostra volta dono come Lui stesso ci ha insegnato. Se si accoglie il dono di Dio che è Gesù, subito, si ha la grazia di diventare a nostra volta dono e capaci di dono. Sino al dono totale e pieno della nostra vita. Proprio come è stato per i Magi. i santi Magni. Perché frutto dell’amore è l’amore e frutto del dono di Dio accolto e la capacità del dono totale di sé. Diciamo Come grazia e gratuità.   


Tutto questo riempie davvero il nostro cuore di “grande gioia”. Assicurandoci che la malvagità e la cattiveria di Erode è definitivamente superata e vinta. Per quanto ancora oggi tanti erodi siano in agguato, attentando alla vita di Gesù e alla nostra vita, alla logica dell’amore e della gratuità che Lui per primo ci ha testimoniato, la luce e la speranza del Suo Natale è più grande di qualsiasi disperazione e malvagità umana. Perché Dio è l’Emmanuele, Dio-con-noi, per sempre.


don Walter Magni

 

 
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