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SCHEDA DI LAVORO
Indicazioni metodologiche previe
(alla luce dagli appunti della riunione del 18 gennaio 2011)
1) Rinviando la definizione dello Scopo dell’Equipe Famiglia parrocchiale alla discussione che ne potrà derivare dagli appartenenti all’Equipe Familiare stessa, sarà bene tenere presente le ragioni per le quali, all’interno della nostra parrocchia è sorta appunta tale esigenza: di enucleare dall’interno del CP i capitoli pastorali più significativi rendendoli operativi attraverso la figura dell’Equipe/Commissione e tenendo presente che l’esigenza di una Equipe Famiglia per la nostra parrocchia è stata enucleata subito dopo la definizione di una Equipe Liturgica. Questo a significare – da un punto di vista propriamente strategico pastorale – la grande importanza che dovrebbe avere questa stessa Equipe: se infatti la comunità cristiana trova nella liturgia, cioè nella celebrazione della Pasqua del Signore il suo dato fontale, la sua radice, allora è con la famiglia (cristiana) che l’Eucaristia trova la sua diretta ricaduta, a partire propriamente dal sacramento del matrimonio che caratterizza (o dovrebbe caratterizzare) propriamente in radice la famiglia cristiana in quanto tale.
2) Componenti dell’Equipe, patto di intesa o di lavoro, tempi di appartenenza all’Equipe ecc.. dovrebbero essere meglio definiti. In considerazione della fase ancora introduttiva della nostra Equipe di pastorale famigliare, questo aspetto si sta lentamente evidenziando. Questo chiederà, dopo un avvio un po’ formale e non ben delineato (da circa un anno, a partire dal gennaio 2010…), che si definisca con maggiore precisione, soprattutto nella prospettiva di un vero e proprio patto di intesa e di lavoro.
Resta che il metodo e tempi di lavoro (ogni due mesi?), servendosi comunque molto della posta elettronica).
Inoltre si è pure detto che andrà sostenuta una sola iniziativa parrocchiale nell’arco dell’anno (festa della Famiglia?). ma anche questo punto potrebbe essere ripensato e rivisto alla ,luce di quanto si andrà notando più avanti nella riflessione e nella discussione che ne potrà scaturire.
3) Indicazione fondamentale è stata comunque quella di formulare una scheda di Lavoro della nostra Equipe di Pastorale della Famiglia, attenendosi fondamentalmente a questa documentazione.
- le riflessioni di avvio fatte in occasione del Consiglio Pastorale che ha promosso di fatto l’Equipe di pastorale familiare, oltre ad alcune riflessioni sparse di don Walter
- ‘Appunti per una pastorale famigliare’ a cura della Segreteria dell’Equipe
- l’esistente sul fronte famiglia a livello decanale (Commissione Famiglia) col quale comunque si imporrà quanto prima di cominciare a prendere contatti più precisi, almeno in termini di raccordo e comunque almeno di una coppia dell’Equipe di rappresentanza.
- Lwe molte indicazioni pastorali provenienti dalla Diocesi (ufficio Famiglia della Curia e Programmi pastorali dell’Arcivescovo D. Tettamanzi sul tema Famiglia (tre Lettere Pastorali sul tema tra il 2003-2006), oltre ad altri interventi significativi del predecessore, card. C. M. Martini
- Esperienze pastorali con particolare attenzione alla coppia/famiglia in atto nella nostra Comunità parrocchiale
Gruppo giovani famiglie;
Raccordo con le famiglie che chiedono il battesimo per i loro bambini (Gruppo Prebattesimale);
i diversi incontri con i genitori dei diversi gruppi di catechesi del’Iniziazione Cristiana (Dalla III elementare alla II-III media, oltre alle uscite – 1 all’anno per quasi tutti i gruppi – coinvolgendo genitori e figli);
il nostro Corso di preparazione al matrimonio cristiano (Corso fidanzati di gennaio-marzo di ogni anno che vede in genere il contatto con una decina di coppie all’anno);
neppure andrebbe disatteso l’ambio della messa mensile della Speranza che vede la presenza di diversi vedove/i e coppie di anziani. ecc.
Ripresa e commento (in corsivo) degli “Appunti per una pastorale familiare”
in vista di una definizione di una prospettiva di lavoro per l’Equipe Famiglia
1. Domande preliminari
Cos’e’ la famiglia? Qual e’ il suo nucleo minimo: la coppia? La coppia sposata? Il genitore, magari separato, con figlio?
Quali sono i suoi confini, sotto il profilo pastorale? Oltre a genitori e figli, chi altri dobbiamo comprendere: i nonni? Il genitore separato che vive altrove?
Quando nasce e quando “muore” la famiglia? Quando (e cioe’ a che punto del processo di formazione della famiglia) diventa oggetto/soggetto di una pastorale specifica? E quando (e cioe’ da quale punto del processo di “degradazione” del progetto familiare) non lo e’ piu’?
Quante “famiglie” ci sono, sotto il profilo pastorale? Cosa accomuna e cosa differenzia: i fidanzati, le coppie appena sposate senza figli, le coppie con figli piccolissimi, le coppie con figli non ancora in eta’ di catechesi (ma in grado di avvicinarsi a Gesu’), le famiglie con figli in eta’ di catechesi, le famiglie con figli adolescenti e giovani, le famiglie con figli sposati,……………..? E, ancora, le coppie/famiglie in crisi; le coppie/famiglie separate o divorziate (con le problematiche della “famiglia allargata”);……… .?
E come si presenta la realta’ sociale di Milano2 e della nostra Comunita’ in particolare riguardo a questa segmentazione?
Cosa vuol dire, poi, “pastorale familiare”? Un insieme di servizi, occasioni, opportunita’, e persino spazi e tempi da dare alle famiglie? O un insieme di servizi, comportamenti, impegni da chiedere alle famiglie? O, prima di tutto, l’accompagnamento in un percorso spirituale?
E quali servizi, occasioni, opportunita’, spazi e tempi la nostra Comunita’ gia’ oggi da’ alle famiglie? E quali servizi, comportamenti, impegni gia’ oggi chiede alle famiglie? E come avviene attualmente l’accompagnamento spirituale della realta’ familiare?
NOTE - Sono molto interessanti i tre nuclei di domande preliminari poste (di carattere propriamente fondativo-definitorio della famiglia; di ricaduta propriamente pastorale-descrittivo; e in ordine alla definizione dell’oggetto proprio di una pastorale familiare). in questo senso mi permetto alcune osservazioni che, allargando l’orizzonte vorrebbero meglio contestualizzare le domande stesse.
1) E’ decisivo – in ragione del contesto socio-culturale occidentale nel quale viviamo – avere chiara l’antropologia di fondo che supporta una certa visione della famiglia (che scaturisce cioè dalla coniugalità di un uomo con una donna) oltre alle diverse tipologie famigliari che si sono andate evidenziando nella nostra società in questi ultimi decenni, secondo cinque categorie: nucleare (una sola unità coniugale), estesa (una sola unità e più parenti conviventi), multipla (due o più unità coniugali), del solitario (una sola persona), senza struttura (più persone non vincolate da un rapporto coniugale).
Ma anche da un punto di vista propriamente psicologico o relazionale interno al nucleo famigliare stesso merita tener conto del passaggio dalla famiglia etica alla famiglia relazionale, dalla famiglia della regole a quella degli affetti.
Mi sembra comunque importante evidenziare che una Equipe Famiglia metta in conto una lettura anche solo minimale della situazione socio-culturale della famiglia oggi. Non abbordare anche un minimo studio della realtà della famiglia oggi potrebbe comportare una ricaduta dell’azione pastorale in ordine alle famiglie tendenzialmente astratta e poco incisiva…
- Sicuramente una ricognizione del la tipologia famigliare presente nel territorio-comprensorio Milano2 è determinate, anche se potrebbe essere più realistico – da un punto di vista propriamente pastorale - distinguere (non opporre o discriminare) tra la/le famiglie tipo presenti sul territorio/comprensorio e le famiglie che più direttamente afferiscono alla nostra comunità parrocchiale in ragione di alcuni servizi propriamente ecclesiali7sacramentali (Battesimi, catechesi iniziazione cristiana, matrimoni ecc..., celebrazione eucaristica domenicale in genere, e altre celebrazioni o momenti formativi:corso fidanzati ecc)
- Fondamentale è poi il terzo nucleo di domande (“cosa vuol dire ‘pastorale famigliare’? ecc. che potrebbe sottendere propriamente quest’altra domanda: “Cosa vuol dire fare pastorale famigliare nella nostra comunità parrocchiale come Equipe Famiglia?”…). Cos’è la ‘Pastorale familiare’? e di conseguenza: come si definisce una ‘Equipe di Pastorale familiare’(o Equipe Famiglia)?
Attenendomi ai documenti più recenti della Chiesa Italiana su questo argomento (Cei, Direttorio della Famiglia; 1993) con ‘Pastorale familiare’ si intende: “l’azione di tutta la Chiesa e quindi anche degli sposi e delle famiglie che, guidata dallo Spirito Santo, ha come fine l’annunciare, celebrare e servire l’autentico “Vangelo del Matrimonio e della famiglia”, con la consapevolezza di proporre anche una visione e un’esperienza profetica e umanizzante. La pastorale famigliare è frutto di volontariato con i suoi tanti pregi, ma anche con i suoi limiti di tempo, di continuità d’impegno e anche di formazione.
Finalità di una Pastorale familiare:
- accompagnare la coppia e la famiglia a scoprire e vivere la loro vocazione (alla santità) e missione (alla vita ecclesiale e sociale).
- contribuire a far crescere la famiglia come chiesa domestica perché, di ritorno, questa possa aiutare la parrocchia ad essere sempre più una “famiglia di famiglie”.
- avviare una pastorale famigliare missionaria sulla base di un progetto che sia d’insieme: pastorale integrata, lavorare cioè per progetti pastorali delineando obiettivi, strumenti e contenuti, tempi o tappe, risorse…
Cosa dovrebbe essere di conseguenza l’Equipe di Pastorale Famigliare della nostra parrocchia? Un servizio rivolto alle famiglie della nostra comunità parrocchiale nei tre aspetti della formazione, celebrazione e carità, così che, attenendosi alla direttive della CEI, del nostro Vescovo (e del Parroco) si pone in ascolto dei bisogni della realtà territoriale e ne progetta, coordina e verifica l’attività specifica.
2. Obiettivi di una pastorale familiare
L’obiettivo fondamentale di una pastorale familiare, a mio avviso, e’ quello di indirizzare e supportare la famiglia (cristiana) nel realizzare pienamente la sua vocazione: essere “chiesa domestica” (Lumen gentium, 11) e dunque essere nucleo comunitario minimo accanto al quale e dentro il quale si manifesta la presenza reale di Gesu’ Cristo (“la’ dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”; “vengo ad abitare in mezzo a voi”; “io in voi e voi in me”;………………). Cristo al centro della famiglia, insomma; e la famiglia unita in Cristo.
Tutto cio’ che dalla pastorale familiare puo’ derivare anche in termini pratici (servizi, impegni, iniziative, …..), a mio modo di vedere, deve essere dunque subordinato e funzionale a questo obiettivo e deve essere letto e realizzato in questa prospettiva.
Non so questo e’ cio’ che don Walter intendeva nel rimarcare il legame costitutivo profondo, sacramentale, fra Eucarestia e Famiglia. Probabilmente si’, se e’ vero che al centro dell’Eucarestia, cosi’ come all’origine e al centro della famiglia, c’e’ la presenza reale ed efficace di Gesu’ Cristo.
Ci sembra che la vocazione della famiglia ad essere “chiesa domestica” si realizzi, sul piano pratico, lungo quattro dimensioni:
a) come essere uno in Cristo? à la vita, la relazione e la spiritualita’ di coppia.
b) come educare i figli in Cristo? à la famiglia come cellula di evangelizzazione dei piccoli.
c) come essere “Santa Famiglia”? à la famiglia come luogo e via di santificazione dei suoi membri
d) come aiutare le famiglie che “non hanno piu’ vino”? à la famiglia al servizio delle altre famiglie (e della Comunita’).
Queste quattro dimensioni potrebbero rappresentare le piste fondamentali di una pastorale per la famiglia
NOTE – E’ propriamente al livello delle provocazioni avviate da questo secondo paragrafo degli “appunti per a una pastorale familiare” che ci è dato propriamente di evidenziare l’obiettivo non tanto di una pastorale familiare a livello parrocchiale e dunque della specifica azione della nostra Equipe di pastorale familiare o della famiglia.
Attenendoci alle indicazioni del Direttorio si potrebbero individuare fondamentalmente un tre prospettive concrete: Cioè: l’azione propria della nostra Equipe parrocchiale a servizio della famiglia dovrebbe essere individuato nei tre aspetti della formazione, della celebrazione e dell’azione carità a favore della famiglia, attenendosi per un verso sia alla direttive della CEI, del nostro Vescovo (e del Parroco), e per un altro rimanendo costantemente in ascolto dei bisogni della realtà territoriale, progettandone, coordinandone e verificandone l’attività specifica.
Tutto questo naturalmente chiede d’essere tradotto in programmi di studio, di lavoro e progettazione operativa che spetterà propriamente all’equipe mettere in atto, senza mai disattendere e comunque non dando per scontato quanto già si faceva notare:rimarcando sempre più e sempre meglio la relazione tra celebrazione dell’Eucaristia e realtà della famiglia nella nostra comunità.
3. Le famiglie-tipo: comunanze e differenze
La realta’ familiare non e’ unica e monolitica. Vi sono tante famiglie-tipo, con esperienze, esigenze e disponibilita’ diverse. L’”anzianità” della coppia, ad esempio, determina esigenze pratiche differenti. E l’età dei figli, poi, rappresenta un fattore fortissimo di diversificazione, da famiglia a famiglia, delle attenzioni e degli interessi. Per il lavoro pastorale è dunque opportuno distinguere diverse famiglie-tipo.
Ai fini pratici, ne proponiamo otto:
1) La famiglia-progetto à i fidanzati che vogliono sposarsi cristianamente.
Costoro cominciano un cammino che li porterà ad essere famiglia. Come gettare le fondamenta? Come vivono l'attesa del grande evento? Quali aspettative hanno sul matrimonio? In cosa, questo, differisce da una relazione pre-matrimoniale, magari caratterizzata da una convivenza?
Elementi chiave della pastorale à rendere i fidanzati consapevoli che il matrimonio:
- e’ una vocazione a cui si e’ chiamati da Dio e non un semplice progetto di vita
- e’ una scelta per tutta la vita e non puo’ essere revocabile
- e’ una relazione non a due (marito-moglie), ma a tre: Dio e’ li’ in mezzo a loro.
- e’ un sacramento che rende ministri di Cristo, in grado di convocarlo e di portarlo agli agli altri
- e’ una chiamata a condividere con Dio il mistero della vita e della pro-creazione (i figli non si “fanno”, ma si “hanno” cioe’ si ricevono in dono; e come tali vanno accolti)
- e’ la chiamata ad essere “uno in Cristo” anche e soprattutto nella relazione sessuale
- e’ una soglia rituale e sacramentale che esige un prima e un dopo (criticita’ della convivenza, dei rapporti pre-matrimoniali; ma anche criticita’ delle relazioni con le famiglie d’origine)
Punto di contatto: il Corso fidanzati
2) La famiglia di coppia à le coppie appena sposate, senza figli o con figli molto piccoli (0-3 anni).
Elementi chiave della pastorale: confermare e consolidare nei coniugi, alla prova dei fatti, i contenuti vocazionali sopra illustrati, con particolare riferimento al tema dell’accoglienza della vita.
Potrebbe essere interessante anzitutto un approfondimento sulla spiritualità di coppia: il passaggio da figlio/a a coniuge, da partecipatore alla vita familiare a fondatore di una nuova realtà o continuatore della famiglia di origine (intesa come bagaglio di valori). Stili di vita vecchi e nuovi: cosa si portano dietro i coniugi e quali aspettative hanno? A cosa sono disposti a rinunciare a favore di un nuovo cammino insieme al coniuge? Rapporti con le famiglie di origine. Vecchie abitudini e nuove prospettive; chiusura o apertura?
Poi affrontare il tema della sessualità vissuta nell’orizzonte cristiano.
E poi un approfondimento sul tema dell'attesa e del dono della vita. Proporre un percorso che parli della nascita in senso ampio, che copra i vari aspetti di questo evento grandioso che rivoluziona la famiglia dal profondo. La nascita di un figlio; di un figlio con problemi o con handicap; la difficoltà di avere figli. E poi, dopo la nascita, la corresponsabilità dei coniugi riguardo al figlio con l'aspetto predominante della mamma nei primissimi mesi. La cura fisica e l'inizio di un percorso affettivo (soprattutto da parte del papà). La ridistribuzione delle attenzioni dei coniugi: dalla moglie alla mamma, dal marito al papà.
Punto di contatto: incontri periodici di “Giovani Coppie”; corso battezzandi.
3) La famiglia con bambini piccoli à le famiglie con figli in eta’ pre-scolare o comunque pre-catechetica (3-8 anni); insomma, figli in grado di fare il “primo incontro” con Gesu’.
Elementi chiave della pastorale:
à confermare e consolidare nei coniugi i contenuti vocazionali di coppia.
à accompagnare i coniugi nella missione di prima evangelizzazione dei figli
Anche qui si potrebbe partire da problemi pratici: Concessioni e proibizioni. Chi comanda adesso? Il problema del lettone: il figlio in mezzo a papà e mamma? Ecc.
Ma è fondamentale atterrare poi su temi di rilevanza pastorale: come parlare di Dio a un bambino di tre o quattro anni?
Punto di contatto:; incontri “Giovani Coppie”, messa + pranzo insieme. Ogni incontro potrebbe essere caratterizzato da un tema per i genitori e da uno (animato) per i bambini.
4) La famiglia con bambini nell’eta’ del catechismo (8-12/13 anni)
Elementi chiave della pastorale:
à confermare e consolidare nei coniugi i contenuti vocazionali di coppia.
à accompagnare le famiglie “attive” nella missione di evangelizzazione ed iniziazione cristiana dei figli (e’ troppo immaginare una funzione [solo] integrativa della catechesi parrocchiale?)
à coinvolgere le famiglie “passive” nel percorso di iniziazione cristiana dei figli (funzione suppletiva, ma non sostitutiva della catechesi in parrocchia)
à ricordare e rinforzare nei coniugi e nei figli la vocazione di tutti i membri della famiglia ad essere “Chiesa domestica” e dunque “Santa famiglia”.
La coppia deve misurarsi con i repentini cambiamenti dei figli. Il sistema famiglia è in continua evoluzione: quale equilibrio? L'educazione dei propri figli è alla base di questa fase familiare: affetto, attenzioni, aspettative (delusioni). Sono tutti parametri che vanno approfonditi affinché papà e mamma vivano con serenità il cambiamento.
Come accompagnare poi i propri figli nel percorso di iniziazione cristiana ai sacramenti? Il valore della Santa Messa. La Comunione insieme. L’esempio dei genitori nel praticare la Riconciliazione. La Cresima e la forza dello Spirito Santo nella vita di tutti i giorni.
E poi, cosa fare dopo la Cresima?
Potrebbe essere interessante anche seguire un percorso di revisione della realtà di coppia: dopo questi primi anni come è cambiata la relazione?
Punto di contatto: incontri (non piu’ “Giovani Coppie”); il catechismo dei figli, ma anche dei loro genitori; le domeniche insieme; alcuni ritiri.
5) Le famiglie con figli adolescenti/giovani
Elementi chiave della pastorale:
à confermare e consolidare nei coniugi i contenuti vocazionali di coppia.
à accompagnare le famiglie nella missione di educazione cristiana dei figli, in questa delicata fase di passaggio verso l’eta’ adulta
à ricordare e rinforzare nei coniugi e nei figli la vocazione di tutti i membri della famiglia ad essere “Chiesa domestica” e dunque “Santa famiglia”.
……………………………………………………………………..
6) Famiglie con figli giovani/universitari:
…………………………………………….………………………………………………
7) La Famiglia torna ad essere coppia:
…………………………………………………..……………………………………………………
8) Diventare nonni:
……………………………………………………………………………………………………
N.B. E’ evidente che questo quadro andrebbe articolato meglio. Ad esempio, per le famiglie-progetto, dovremmo considerare che le esigenze dei “fidanzati” sono, almeno in parte, diverse da quelle dei “conviventi”. E per le famiglie con bambini/ragazzi, dovremmo considerare il fattore decisivo dell’unita’ o meno del nucleo. Quest’ultimo aspetto e’ cosi’ rilevante che potremmo anche fare delle famiglie in crisi / gia’ separate un “target” specifico della Pastorale.
4. Modi e forme della pastorale familiare
Nel concreto, la pastorale familiare dovrebbe passare attraverso quattro livelli, complementari:
a) La vita di famiglia à la quotidianita’ vissuta come rendimento di grazie e affidamento al Signore; la vita vissuta assieme, ogni giorno, come occasione di relazione diretta e personale con Gesu’ (che viene ad abitare in mezzo a noi e in noi) e dunque come luogo e tempo di santificazione di tutti membri della famiglia. Riscoprire qui il valore dell’ascolto della Parola, della preghiera e della testimonianza di vita.
b) la Catechesi à incontri in Comunita’, presieduti dal parroco o da suoi incaricati e dedicati ai membri delle famiglie, nei quali i temi ed i valori della pastorale vengano illustrati, discussi e trasmessi ai membri delle famiglie. [Evidentemente, qui le famiglie saranno non solo “oggetto” di evangelizzazione, ma anche “soggetto”]. Questi incontri, dovranno coinvolgere (nei modi piu’ opportuni) non solo i membri direttamente interessati al percorso di iniziazione (di solito, i bambini), ma anche i loro genitori.
c) gli Incontri tra famiglie o membri delle famiglie à incontri, in spazi della Comunita’ o in spazi privati, tendenzialmente non presieduti dal parroco o da suoi incaricati, nei quali abbia luogo un confronto, una condivisione, uno scambio di esperienze [alla luce della parola di Dio e del magistero della Chiesa] in merito ai contenuti vocazionali familiari e alla sempre difficile “prova sul campo”. Questi incontri, in virtu’ della loro informalita’ e anche del senso pratico che li ispira, potrebbero essere il luogo privilegiato per coinvolgere famiglie piu’ “passive”; e anche per definire modi e forme del sostegno a realta’ familiari in crisi.
d) la relazione personale con il Signore (anche tramite Maria), coltivata nei luoghi della Comunita’ à Perche’ non istituire, oltre alla “Messa delle famiglie” delle 11, anche degli altri appuntamenti pensati in modo privilegiato per la realta’ familiare? à per es., il rosario delle famiglie, l’adorazione eucaristica delle famiglie, la confessione delle famiglie, dei ritiri spirituali ad hoc,…
Dunque, le famiglie verranno accompagnate nel loro cammino e coinvolte attraverso incontri con il pastore della Comunita’ e tra di loro, alla luce dell’insostituibile e fondativa relazione personale e comunitaria con Dio.
NOTA - molto interessante anche questa sequenza di 8 tipologie di famiglie che l’azione pastorale della nostra Equipe potrebbe prendere in seria considerazione. Ringrazio di cuore chi ha così seriamente pensato e organizzato un eventuale piano di lavoro futuro.
don walter
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Milano due, 4 marzo 2011 |