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| Giovani e relativismo morale |
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Durante l’ultima giornata mondiale per la Gioventù il Papa si è rivolto ai giovani facendo appello «alla nuova generazione a dare testimonianza con la forza mite e luminosa della verità, perché agli uomini e alle donne del terzo millennio non manchi il modello più autentico: Gesù Cristo». È chiara la preoccupazione crescente del Pontefice riguardo alla deriva morale che investe la nostra società e i giovani. In un recente sondaggio americano infatti, l’82% dei cattolici tra i 18 ei 29 anni considera la morale come “relativa”. E, secondo un’indagine del Censis il 37,9% dei giovani ritiene che aver successo nella vita significhi realizzare le proprie aspirazioni piuttosto che far qualcosa di utile per gli altri. Il disorientamento valoriale e comportamentale, si legge nell’indagine, sembra sempre più accettato, sulla scia di una malintesa retorica della libertà di essere se stessi. Non a caso aumenta il consumo di alcool e droghe, causa di molti incidenti stradali. Il primato del soggetto, l’affermazione dell’immagine sono il principale richiamo collettivo: 20.000 sono stati i giovani che si sono presentati alle selezioni per il Grande Fratello 2009. Questo dato non rappresenta però la totalità dei giovani.
Che cosa intendi per “relativismo morale”? «È la concezione per la quale le regole di condotta morale sono relativizzate ai bisogni del singolo.» Etica e morale sono due concetti distinti? «La morale si presuppone che sia un insieme di valori assoluti universalmente riconosciuti, mentre l’etica si presenta diversificata in una serie di comportamenti volti al conseguimento dei suddetti valori.» «Sono strettamente connessi, ma l’etica è il fondamento filosofico- razionale su cui si basa la morale.» Si può parlare di valori morali universali indipendenti dalla fede? «Attenendoci alla realtà riusciamo a riconoscere una serie di valori, indipendenti dalle circostanze storiche e dal background culturale.» «La nostra visione è condizionata da due millenni di storia cristiana, ma taluni valori, come il rispetto della vita e della dignità dell’uomo possono avere un valore universale estrinseco a fedi o ideologie.» Che prospettive morali e sociali avrà la prossima generazione? «Se non si troverà il modo di arginare il relativismo dilagante e la distruzione dei valori, la prospettiva è di una società sempre più apatica. Penso, però, che l’uomo non riesca a vivere in un “vuoto” culturale e morale che non lo appaga e, quindi, passata la fase attuale assisteremo ad una riscoperta di principi e valori. » Queste affermazioni forniscono elementi importanti di meditazione: 1. la maggior parte dei giovani intervistati è consapevole del problema morale e rileva una situazione di incertezza che provoca inquietudine; 2. molti ritengono necessarie delle regole di buona convivenza e di rispetto della persona; 3. molti sono convinti dell’universalità di alcuni valori etici “naturali”. Il relativismo morale è dunque l’effetto di questo disagio. I giovani, alla ricerca di risposte e principi forti, non hanno più trovato guide carismatiche che abbiano confermato, con la loro vita, la veridicità dei propri valori morali. E se chi propone il messaggio poi non lo attua nella vita, ogni messaggio vale l’altro perché nessuno è autentico. Spetta a noi adulti dare l’esempio di quanto diciamo con le nostre azioni: solo in questo modo trasmetteremo valori profondi che la vita stessa confermerà nel lavoro, in famiglia e nella propria coscienza. Elisabetta Giudici Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. |



