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BATTESIMO DEL SIGNORE PDF Stampa E-mail
Mercoledì 04 Gennaio 2012 22:49

 Anno B - Rito Ambrosiano – 8 gennaio 2012

 

Gloria e lode al tuo nome, Signore

 

B. Pietrogrande, vetrata del Battistero

 

(a cura dell’atelier Peresson, chiesa  “Dio Padre”, Milano due, Segrate)

 

 

 

LETTURA Isaia 55,4-7. L’ho costituito testimone fra i popoli, sovrano sulle nazioni; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano - Così dice il Signore Dio: 4«Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli,  principe e sovrano sulle nazioni.  5Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi;  accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora. 6Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. 7L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona».

SALMO 28 (29): Gloria e lode al tuo nome, Signore.

1Date al Signore, figli di Dio, date al Signore gloria e potenza. 2Date al Signore la gloria del suo nome, prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R.
 

 

3La voce del Signore è sopra le acque, il Signore sulle grandi acque. 4La voce del Signore è forza, la voce del Signore è potenza. R.

3Tuona il Dio della gloria. 9Nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!». 10Il Signore è seduto sull’oceano del cielo, il Signore siede re per sempre. R.

EPISTOLA, Efesini 2,13-22. Per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito - Fratelli, 13in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. 14Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. 15Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in sé stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in sé stesso l’inimicizia. 17Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. 18Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.19Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, 20edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. 21In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

VANGELO, Marco 1,7-11. Il battesimo del Signore nella narrazione di Marco - In quel tempo, 7Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». 9Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendeva verso di lui come una colomba. 11E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

 

Cari amici e care amiche,

la manifestazione di Dio al mondo, la Sua Epifania, è tanto ricca e profonda che le diverse tradizioni liturgiche l’hanno descritta riferendosi a più di un episodio evangelico. La domenica che ricorda il Battesimo del Signore (8 gennaio 2012) sta al centro di una serie di tre episodi evangelici che raccontano il mistero del manifestarSi di Dio in Gesù, concludendo, per un verso, le festività natalizie e avviando, per un altro, il tempo liturgico dopo l’Epifania, che ci porta già alle soglie della Quaresima.

Gesù è il Figlio di Dio

Nella Solennità dell’Epifania le tradizioni liturgiche occidentali si sono principalmente riferite all’episodio dell’adorazione dei Magi, volendo rimarcare soprattutto l’universalità della manifestarSi di Dio (Mt 2,1-12). Con la festa odierna del Battesimo del Signore, Dio Si manifesta nella Sua pienezza trinitaria. Tanto che Gesù, “uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendeva verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: ‘Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento’”. Domenica prossima, infine, al Vangelo sarà proclamato l’episodio delle nozze di Cana, in occasione del quale Gesù “manifestò la sua gloria e i suoi discepoli cedettero in lui” (Gv 2,11).

Queste tre manifestazione del Signore Gesù intendono tuttavia esprimere, con accentuazioni chiaramente complementari, la grande verità proclamata dalla voce stessa di Dio: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. Quasi Dio stesso volesse testimoniare in prima persona che Gesù è proprio Suo Figlio. Figlio del Suo amore e della Sua diretta volontà. Capolavoro dello Spirito Santo nel grembo di Maria, Madre di Gesù. Come sembrerebbe attestare la stella che guida i Magi sulla soglia della Sua dimora tra gli uomini e come cantano gli angeli dal cielo: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama” (Lc 2,14).

Gesù, battezzato da Giovanni

Tuttavia, altro sono le nostre attese, altro è il modo, lo stile nel quale Dio ci ha voluti raggiungere. Anche nell’episodio del Battesimo di Gesù al Giordano c’è un contrasto che va notato. Sappiamo, ad esempio, che, a differenza delle tante abluzioni in voga presso gli ebrei, specialmente presso gli Esseni – abluzioni in cui il singolo faceva tutto da sé – era poi lo stesso Battista a immergere nell’acqua del Giordano chi si disponeva a confessare i propri peccati (Mc 2,5b). E questo era un rito riservato ai peccatori, che così si disponevano all’avvento di “uno più forte”, al quale Giovanni Battista non si sentiva degno neppure di sciogliere i legacci dei sandali. Egli avrebbe, infatti, battezzato non con acqua, ma nello Spirito Santo, ossia col soffio stesso della bocca di Dio (Mc 2,7-8). Ma Gesù entra in scena rompendo ogni prefigurazione di un messia potente e dominatore. Si mette davanti al Battista senza dire una parola e senza compiere alcuna azione che ne provocasse un eventuale riconoscimento. Anzi, Si presenta a ricevere lo stesso battesimo dei peccatori, esattamente come un qualsiasi giudeo umile e penitente. Questo Suo modo di apparire come Figlio di Dio, ci sconcerta. Tanto che il brano parallelo di Matteo registra lo stupore del Battista, oltre alla Sua resistenza: “Giovanni glielo voleva impedire dicendo: Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” (Mt 3,14). Questo è il gesto ufficiale col quale Gesù Si presenta in pubblico come Figlio di Dio. Non come colui che battezza come diceva il Battista, ma come Colui che è battezzato.  

Gesù obbediente

Dunque, il Suo primo gesto pubblico non è attivo, ma passivo. Gesù Si presenta, manifestando definitivamente Dio al mondo, come quel Figlio che tutto ha ricevuto e continua a ricevere dal Padre. Perché “tutto mi è stato dato dal Padre mio” (Mt 11,27) Gesù non è anzitutto uno che fa, ma che anzitutto Si lascia fare, indicando in questo modo in cosa consiste la Sua identità più profonda e l’identità anche di tutti coloro che Lo vorranno seguire: “Sono venuto, non per fare la mia volontà, ma quella di colui che mi ha mandato” (Gv 6,38); “Il mio cibo è fare la volontà del Padre” (Gv 4,34); “Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,5-7). Noi non siamo al mondo anzitutto per dare, ma per ricevere da Dio. Per questo, infatti, siamo stati resi figli nel Figlio. Non c’è nulla che non abbiamo ricevuto, nonostante la nostra fede sia stata ridotta spesso a un elenco di prestazioni di “cose da fare”! Ed è innegabile riconoscere che questo lasciarsi fare filiale emerge con evidenza anche in occasione del battesimo di un neonato, un bambino che non ha fatto nulla per meritarsi il dono del Battesimo. Così come spesso anche gli adulti non sembrano capire molto del significato di un sacramento che pure desiderano che venga dato al loro bambino. Il sacramento del Battesimo è, anche in questo senso, un dono non contraccambiabile da alcuna forma di consapevolezza e considerazione.

Nessuno è estraneo a Gesù

Con questo gesto di obbedienza nei confronti del Padre, Gesù, Suo Figlio, comincia a collocarSi là dove avrà modo di essere lungo il Suo ministero: accanto ai peccatori. Marco ci lascia immaginare il Messia senza peccato che Si mette in fila coi trasgressori della Legge, come fosse uno di loro. Il battesimo di Gesù diventa pertanto una vera e propria immersione in una umanità di peccatori, già incamminati verso un ritorno alla misericordia di Dio. Nessun peccatore può pensare d’essere minimamente lontano da Gesù. Tanto Egli, infatti, è vicino ai peccatori più che a coloro che sono pieni di sé ritenendosi giusti. Come dice Paolo: “in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace”. Spesso capita di avvicinare coppie di conviventi o persone sposate solo civilmente o con una seconda unione, che chiedono di battezzare il loro bambino. Mentre li si ascolta si percepisce nell’aria spesso una silenziosa domanda di riavvicinamento alla comunità cristiana, con qualche dubbio: come saremo accolti? Come ci riceverà la comunità di coloro che sono sempre in regola coi comandamenti? Non c’è risposta più esplicita a questi dubbi dell’immersione battesimale di Gesù coi peccatori. Se, infatti, la loro richiesta è sincera, Gesù è già sacramentalmente dalla loro parte. Disposto già, come spesso accade nei vangeli, a perdere la faccia proprio per loro, dopo essere stato indicato come L’amico dei pubblicani e dei peccatori. Proprio per loro, infatti, il cielo s’è squarciato, inondando ancora di gioia e di speranza il loro cuore: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi” (Lc 5,31-32).

don Walter Magni

 

 
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