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II DOMENICA DOPO L’EPIFANIA PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Gennaio 2012 09:33

Anno B - Rito Ambrosiano – 15 gennaio 2012

Benedetto il Signore, Dio d’Israele,


egli solo compie meraviglie

 

Atelier Aletti, Annunciazione e nozze di Cana. (Sala capitolare di S. Maria Reale dell’Almudena, Madrid, 2006). Nell’annunciazione l’angelo apre il rotolo del Logos; Maria lo accoglie. Il Logos, attraversando Maria genera in lei Suo Figlio Gesù. AvendoLo pertanto accolto, Maria, in ragione della sua obbedienza può dire a sua volta al servo delle nozze di Cana: “fai quello che ti dice” e pure lui comincia a camminare nella sua Parola, dietro di Lui.


LETTURA Isaia 25,6-10a. Il Signore preparerà per tutti i popoli un banchetto di vini eccellenti -In quei giorni, Isaia disse: 6«Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. 7Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. 8Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. 9E si dirà in quel giorno: “Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, 10poiché la mano del Signore si poserà su questo monte”».

 


SALMO 71 (72). Benedetto il Signore, Dio d’Israele, egli solo compie meraviglie.

12Il Signore libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto.13Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri. R.

17Il suo nome duri in eterno, davanti al sole germogli il suo nome. In lui siano benedette tutte le stirpi della terra e tutte le genti lo dicano beato. R.

18Benedetto il Signore, Dio d’Israele: 19egli solo compie meraviglie. E benedetto il suo nome glorioso per sempre: della sua gloria sia piena tutta la terra. R.

EPISTOLA Colossesi 2,1-10a. In Cristo abita la pienezza della divinità - Fratelli, 1voglio che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto in persona, 2perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: 3in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza. 4Dico questo perché nessuno vi inganni con argomenti seducenti: 5infatti, anche se sono lontano con il corpo, sono però tra voi con lo spirito e gioisco vedendo la vostra condotta ordinata e la saldezza della vostra fede in Cristo. 6Come dunque avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, 7radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. 8Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. 9È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, 10e voi partecipate della pienezza di lui.

VANGELO Giovanni 2,1-11. Il segno alle nozze di Cana. - In quel tempo. 1Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». 6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta e centoventi litri. 7E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». 11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.


Cari amici e care amiche,

con l’episodio evangelico delle nozze di Cana (II domenica dopo l’Epifania, 15 gennaio 2012) si completa il trittico che descrive la manifestazione di Dio per opera di Gesù: l’epifania al mondo intero, espressa dalla adorazione di Gesù Bambino messa in atto dai Magi, la proclamazione di Gesù come Figlio di Dio, in occasione del Battesimo al Giordano; la manifestazione della Sua Gloria a Cana, dove Gesù “manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”.

Condizione previa

Tutti viviamo delle attese. Sentendo il bisogno di qualcosa, soprattutto di qualcuno capace di consolare il nostro pianto, di saziare e soddisfare la nostra fame. Permettendoci di sperimentare un po’ di gioia, superando certe situazioni di profonda tristezza e di concreta precarietà. Un limite che abbiamo ad esempio proprio noi, che viviamo nell’orizzonte sociale e geografico di un effettivo benessere, è di non confrontarci mai, in modo diretto e sensibile, con la povertà materiale di tante persone. Di loro sentiamo parlare spesso o abbiamo qualche immagine. Se poi, nelle nostre famiglie o intorno a noi, ci fossero delle povertà morali, delle fatiche o delle malattie fisiche o psichiche, tendiamo a nascondere il problema. Chiudendo gli occhi o eludendo il problema con un po’ di evasione. Perdendo comunque l’opportunità di scorgere il dono, la grazia che si nasconde dentro l’esperienza della precarietà e della povertà. Tornando, ad esempio, a stendere la mano, chiedendo all’altro attenzione e compassione. Soprattutto tornando a rivolgerci a Dio, chiedendo umilmente a Lui il dono di un segno, capace ancora di consolare e confortare il nostro cuore e la nostra esistenza.

“Non hanno vino”

Ecco, il passaggio decisivo che ci permette di percepire ancora il valore di certi segni, attraverso i quali il nostro Dio Si manifesta: evidenziare, risignificare il valore della mancanza. Tanto che Maria se ne era accorta subito: “Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: ‘Non hanno vino’”. Se non ci esercitiamo come Maria ad accorgerci delle precarietà che attraversano la nostra esistenza e l’esistenza delle persone che ci stanno accanto, rischiamo di perdere davvero un’opportunità. Oserei dire la grazia di intravvedere il segno stesso della presenza di Dio. Calcando un po’ l’immagine dell’episodio evangelico in questione, non è difficile constatare alcune vistose precarietà in occasione del momento più bello e festoso di una coppia, quello delle nozze. Per un verso, si potrebbe notare quanta povertà attraversa certe feste di matrimonio e di matrimonio cristiano. Quanta ricercatezza, troppa esteriorità e inseguimento di immagine, a scapito di una bellezza e di una gioia molto più profonda che spesso non si trova e non si percepisce, senza voler affatto negare il clima della festa e della partecipazione allegra e anche spensierata. Per un altro, soprattutto oggi, è decisivo cercare di capire cosa effettivamente è venuto a mancare in molte coppie e, di conseguenze, in molte famiglie, se solo si considera il fatto che è in evidente crescita l’esperienza sia della convivenza sia delle separazioni e divorzi.  

“Fate quello che vi dirà”

Potremmo soffermarci sulla risposta all’apparenza un po’ scortese di Gesù – “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Atteniamoci piuttosto alle parole precise e chiare con le quali Maria replica a Gesù, rivolgendosi però agli addetti al servizio matrimoniale: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela!”. Si tratta di una traduzione che distende molto meglio il senso dell’indicazione che Maria ci sta suggerendo: non solo “fate quel che vi dirà”, ma “qualsiasi cosa vi dica, fatela!”. Perché questo è proprio il punto in questione. A fronte di una sorta di troppe riflessioni e analisi a riguardo della crisi della coppia e della famiglia oggi (la letteratura è sterminata, ma di soluzioni all’orizzonte non se ne intravedono!), il fatto che, con una certa decisione e consapevolezza si decida di rimettere la realtà della coppia e delle nostre famiglie davanti alla realtà di Gesù Cristo, nostro salvatore, mi sembra non solo una bella intenzione spirituale, ma soprattutto un principio che potrebbe cominciare a fare un po’ di ordine e di chiarezza. Che proprio di questo abbiamo bisogno non c’è dubbio. La relazione di coppia subisce oggi degli attentati evidenti; da un punto di vista sociologico e culturale per ‘fare famiglia’ in Occidente, i termini sono sempre di un uomo e di una donna definiti come tali? La politica di molti stati non sembra avere grande attenzione e interesse nei confronti della vita di una coppia e di famiglia dei cittadini, ecc.

“Riempite d’acqua le anfore”

In questo senso sarebbe interessante, restando sotto il Suo sguardo, entro il grande orizzonte che Gesù ha di fatto delineato nel nostro mondo, cercare di comprendere in che senso proprio quel Suo modo di amare, quel Suo specifico modo di donarSi senza misura e senza alcun calcolo ai Suoi, può diventare la misura per ridisegnare la vita di tante coppie che pure si orientano al matrimonio cristiano, come anche di tante famiglie che invece in Gesù Cristo, per sé, si sono già sposate. Riprendere insieme il segno avviato da Gesù potrebbe essere decisivo: “‘Riempite d’acqua le anfore’; e le riempirono fino all’orlo”. Cari amici e amiche, dobbiamo tornare a riempire la nostra personale esistenza, come pure i nostri affetti, le nostre relazioni più belle e più vere della presenza di Gesù Cristo, nostro Salvatore. Paolo poi ci potrebbe aiutare a comprendere meglio il senso di questo gesto di riempimento divino: “la speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).

Questa, dunque, è la buona notizia, il segno che ancora il nostro mondo attende. Per dare nuovamente sollievo all’aridità nella quale spesso si trova a vivere, riaprendosi per tutti una stagione nella quale sia ancora possibile tornare a gustare l’ebbrezza di un amore vero e sincero, la gioia di un vino nuovo che solo l’Evangelo di Gesù ha inteso regalare al mondo.


don Walter Magni

 

 
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