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| III DOMENICA DOPO L’EPIFANIA |
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| Giovedì 19 Gennaio 2012 08:23 |
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Anno B - Rito Ambrosiano – 22 gennaio 2012
Annamaria, interpretazione ad acquerello del miracolo della moltiplicazione dei pani LETTURA, Numeri 11,4-7.16a.18-20.31-32. La manna e le quaglie - In quei giorni. 4La gente raccogliticcia, in mezzo a loro, fu presa da grande bramosia, e anche gli Israeliti ripresero a piangere e dissero: «Chi ci darà carne da mangiare? 5Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. 6Ora la nostra gioia inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna». 7La manna era come il seme di coriandolo e aveva l’aspetto della resina odorosa. 16Il Signore disse a Mosè: 18«Dirai al popolo: “Santificatevi per domani e mangerete carne, perché avete pianto agli orecchi del Signore, dicendo: Chi ci darà da mangiare carne? Stavamo così bene in Egitto! Ebbene, il Signore vi darà carne e voi ne mangerete. 19Ne mangerete non per un giorno, non per due giorni, non per cinque giorni, non per dieci giorni, non per venti giorni, 20ma per un mese intero, finché vi esca dalle narici e vi venga a nausea, perché avete respinto il Signore che è in mezzo a voi e avete pianto davanti a lui, dicendo: Perché siamo usciti dall’Egitto?”». 31Un vento si alzò per volere del Signore e portò quaglie dal mare e le fece cadere sull’accampamento, per la lunghezza di circa una giornata di cammino da un lato e una giornata di cammino dall’altro, intorno all’accampamento, e a un’altezza di circa due cubiti sulla superficie del suolo. 32Il popolo si alzò e tutto quel giorno e tutta la notte e tutto il giorno dopo raccolse le quaglie. SALMO 104 (105): Il Signore ricorda sempre la sua parola santa. 7È lui il Signore, nostro Dio: su tutta la terra i suoi giudizi. 8Si è sempre ricordato della sua alleanza, parola data per mille generazioni, 9dell’alleanza stabilita con Abramo e del suo giuramento a Isacco. R. 37Fece uscire il suo popolo con argento e oro: nelle tribù nessuno vacillava. 38Quando uscirono, gioì l’Egitto, che era stato colpito dal loro terrore. 39Distese una nube per proteggerli e un fuoco per illuminarli di notte. R. 40Alla loro richiesta fece venire le quaglie e li saziò con il pane del cielo. 41Spaccò una rupe e ne sgorgarono acque: scorrevano come fiumi nel deserto. 42Così si è ricordato della sua parola santa, data ad Abramo suo servo. R. EPISTOLA, 1Corinzi 10,1-11b. Ciò che avvenne ai nostri padri nel deserto è esempio per noi 1Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, 2tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, 3tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, 4tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevvero infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. 5Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto. 6Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. 7Non diventate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi. 8Non abbandoniamoci all’impurità, come si abbandonarono alcuni di loro e in un solo giorno ne caddero ventitremila. 9Non mettiamo alla prova il Signore, come lo misero alla prova alcuni di loro, e caddero vittime dei serpenti. 20Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. 21Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento. VANGELO, Mt 14,13b-21. Il segno della moltiplicazione dei pani - In quel tempo. 13Il Signore Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. 14Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. 15Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». 17Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». 18Ed egli disse: «Portatemeli qui». 19E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. 20Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. Cari amici e care amiche, la manifestazione (epifania) di Dio in Gesù avviene attraverso alcuni segni che la liturgia del tempo dopo l’Epifania registra: la stella per i magi, la voce del Padre al Giordano, il vino abbondante a Cana e, con la Terza Domenica dopo l’Epifania (22 gennaio 2012), la moltiplicazione dei pani. I segni si evidenziano là dove la precarietà si sente e il bisogno urge; soprattutto quando la povertà si fa dono, cioè segno di una disponibilità del nostro cuore a lasciarsi trasformare e moltiplicare nella sovrabbondanza di un amore, quello di Gesù Signore nostro, che sempre ci sazia e ci conforta. “Sentì compassione per loro” L’esperienza della fame ci può aiutare a comprendere meglio il valore della sazietà. Tanto che non aver sperimentato la fame può comportare superficialità e spreco. Infatti “l’uomo nella prosperità non dura: è simile alle bestie che non durano” (Salmo 49,13). E’ piuttosto la compassione di Dio a portarci decisamente oltre: “sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati”. Il Figlio di Dio prova compassione per noi e per questo, dunque, guarisce le nostre malattie, il bisogno insaziabile di salute e di benessere che tutti proviamo. C’è un dato curioso: l’episodio della moltiplicazione è presente in tutti i Vangeli sinottici - in Matteo, Marco e Luca - subito dopo il martirio di Giovanni Battista. Così che Gesù, ricevuta notizia della morte di Giovanni, Si apparta in un luogo deserto, ma le folle Lo seguono. Stando davanti a loro Gesù, secondo Marco “ne ebbe pietà”; attenendoci a Luca “le accolse” e in Matteo ne “sentì compassione”. Nel senso di sentire con, di soffrire con, percependo profondamente la condizione di precarietà e di sofferenza degli altri, assumendo il loro dolore come fosse Suo. Ma, fattasi sera, subentrano i discepoli che invitano Gesù a congedare la folla, perché ciascuno possa ritornare nel proprio villaggio e sfamarsi: “Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: ‘Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare’”. E’ evidente che altro è la compassione di Gesù, diretta e appassionata, e altro è la strategia di chi si attiene al buon senso e al calcolo delle proprie possibilità. “Voi stessi date loro da mangiare” Il segno della sovrabbondanza che davvero sazia la nostra fame, la nostra sete, dando compimento ai bisogni più profondi, non è mai frutto di un gesto magico ed estrinseco rispetto alla realtà delle cose e alle nostre concrete capacità. Attenendoci alla strategia del cuore di Dio, non è Gesù che anzitutto opera la moltiplicazione dei pani, ma i Suoi discepoli, invitati ad essere più responsabili e attivi: “Gesù disse loro: ‘Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare’. Gli risposero: ‘Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!’”. Questo però ci spiazza, obbligandoci a stare davanti ai problemi del mondo, con i suoi bisogni, le sue urgenze e necessità, non invocando da Dio un miracolismo deresponsabilizzante, ma facendoci carico davvero della condizione di fame e di precarietà di chi ci sta davanti. Senza rimandare a casa nessuno: “Non occorre che vadano”. Senza irritarsi, il Signore educa così i Suoi, che già sono il cuore della Chiesa, a tradurre la Sua compassione, pagando di persona, spendendosi. Ricordiamo tutti una preghiera antica che dice: “Cristo non ha mani ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi. Cristo non ha piedi ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha labbra ha soltanto le nostre labbra per raccontare di sé agli uomini d'oggi. Cristo non ha mezzi ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé. Noi siamo l'unica Bibbia che i popoli leggono ancora. Siamo l'ultimo messaggio di Dio scritto in opere e parole” (Anonimo Fiammingo, XV sec.). “Portatemeli qui” E’ certo urgente esercitarsi nella compassione di Gesù, facendosi carico della reale condizione dell’altro, delle sue esigenze e necessità, ma restando con molta chiarezza davanti a Lui, attenendoci a quanto Lui per primo ha fatto, donandoSi e spendendosi per amore “sino alla fine” (Gv 13,1). Rifacendoci alla logica dei segni, si tratta di riferirci ancora ai magi che porgono a Gesù i loro doni; o a Gesù stesso, che Si lascia immergere nel Giordano mentre sente la voce del Padre che Lo proclama Suo Figlio prediletto e lo Spirito Lo abita; come i servi alle nozze di Cana, che sulla Sua parola riempiono d’acqua le loro giare. I Suoi discepoli, infatti, replicano dicendo: “‘Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!’. Ed egli disse: ‘Portatemeli qui’. E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla”. Introdurre le nostre attese nel cuore di Dio, presentandoGli le necessità e le urgenze dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sulle strade del mondo, significa, per chi crede, donare e donarsi a piene mani, fissandoLo negli occhi: “deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede“ (Eb 12,1-2). Il miracolo della moltiplicazione dei nostri pochi pani e di qualche pesce, può avvenire ancora, là dove con consapevolezza intendiamo ripercorrere lo stesso cammino eucaristico avviato da Gesù, così come ci ha chiesto di fare: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). La sovrabbondanza che scaturisce da un amore così grande, supera le previsioni: “Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini”. Siamo in presenza del tipico modo di calcolare di Dio per il quale condividere significa moltiplicare. L'amore che scaturisce dall’eucaristia ha il potere di far sovrabbondare quel poco che abbiamo che, se donato con gioia, si moltiplica a dismisura. Dio, infatti, “ama chi dona con gioia (…). Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia. Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale poi farà salire a Dio l'inno di ringraziamento per mezzo nostro” (2 Cor 9,7-11). don Walter Magni
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