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V DOMENICA DI AVVENTO PDF Stampa E-mail
Giovedì 08 Dicembre 2011 12:31

Anno B - Rito Ambrosiano – 11 dicembre 2011

Il Precursore

LETTURA Isaia 11, 1-10 - Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse . In quei giorni, Isaia disse: 1«Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. 2Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. 3Si compiacerà del timore del Signore.  Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; 4ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. 5La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. 6Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto;  il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. 7La mucca e l’orsa pascoleranno insieme;  i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue.  8Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. 9Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. 10In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa».


 

 

 

SALMO 97 (98) Vieni, Signore, a giudicare il mondo.

 

5 Cantate inni al Signore con la cetra, con la cetra e al suono di strumenti a corde; 6con le trombe e al suono del corno acclamate davanti al re, il Signore. R.

 

7 Risuoni il mare e quanto racchiude, il mondo e i suoi abitanti. 8i fiumi battano le mani, esultino insieme le montagne. R.

 

Esultino 9davanti al Signore che viene a giudicare la terra:giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine. R.

 

EPISTOLA Ebrei 7,14-17.22.25. Germogliato da Giuda, Gesù è sacerdote eterno, garante di un’alleanza migliore - Fratelli, 14è noto che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda, e di essa Mosè non disse nulla a riguardo al sacerdozio.  15Ciò risulta ancora più evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, 16il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. 17Gli è resa infatti questa testimonianza: «Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchìsedek». 22Per questo Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore.  25Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.

 

VANGELO Giovanni 1,19-28 Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore - In quel tempo. 19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». 20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». 24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me, ed era prima di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

 

Cari amici e care amiche,

con la V domenica di Avvento (11 dicembre 2011) i tratti di un Dio che viene a visitarci si fanno più marcati. Per questo è decisivo l’apporto della Parola di Dio che, in quest’ultimo tratto del tempo di Avvento che rapidamente conduce al Natale di Gesù, riferisce ancora la voce antica del profeta Isaia e quella più recente e incisiva di Giovanni Battista, il Precursore. Soprattutto, facendo riferimento alla Prima lettura, il tema della speranza in un futuro migliore e più positivo si rafforza, in ragione della presenza rassicurante del Signore.

 

“Un germoglio spunterà”

 

“In quei giorni, Isaia disse: ‘Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici’”. Viviamo un clima autunnale che ancora non cede ai rigori dell’inverno. Le foglie cadono a terra, lasciando gli alberi sempre più spogli, mentre frusciando su un tappeto variopinto s’intravvede ancora qualche ciuffo verde che il freddo non ha ancora soffocato. Non sono ancora i germogli che, sul finire dell’inverno sembrano già fare primavera. Intravvedere tuttavia spiragli di vita in una natura che si sta addormentando, regala uno spiraglio di gioia, un tenue segno di speranza, in attesa di tempi migliori. La stessa impressione che prende guardando a certe istituzioni un po’ invecchiate e stanche. Persino a certe  comunità cristiane, ad alcuni antichi contesti di chiesa. l’uniformità di teste imbiancate e tinte; pochi e tendenzialmente assenti e silenziosi i giovani, che osservano frettolosamente, domandandosi se mai c’è ancora qualcosa che li interessa in certi ambiti ecclesiali. Se mai ci sono i bambini, questo è un dato da custodire come un bene prezioso, spronando gli adulti a maggiore responsabilità. Intanto, proprio guardando a loro, il cuore si rallegra e s’apre alla speranza, mentre sul germoglio (“un germoglio spunterà … un virgulto germoglierà”) insiste ancora Isaia: “In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa”, come volesse collegare la speranza vivace che un virgulto sa suscitare, alla sua stessa radice. Proprio come Gesù di Nazaret fiorisce  sul ceppo della casa di Davide, figlio di Iesse. Infatti, “è noto che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda” (II lettura). La fede cristiana affonda le sue radici nell’ebraismo. Il popolo ebraico è il terreno che raccorda la profondità della fede di Abramo col germoglio che sul suo ceppo è fiorito e ha dato frutto: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” (Gv 8,58).

 

“Su di lui si poserà lo Spirito”

Un ulteriore passaggio, tuttavia, lo introduce ancora Isaia, quando subito ricorda che su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore”. Attenendoci all’immagine della vitalità del virgulto, è inevitabile pensare che proprio quel tronco - il popolo d’Israele che aveva beneficiato dei doni di Dio - s’era ormai rinsecchito. Per questo, dunque, è il Signore che in prima persona riinfonde in esso la vita, rivitalizzando quel legno invecchiato con uno “spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore”. Sei doni dello Spirito di Dio, dunque,  che la Chiesa completerà col dono della pietà, raggiungendo il numero perfetto dei sette doni dello Spirito Santo.  Doni che riabilitano a una rinnovata capacità di discernimento, che fondandosi nel rispetto/timore del Signore, si realizza in una vita di giustizia reale. Colui che verrà, infatti, “non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi”. Per questo anche la Lettera agli Ebrei evidenzia il salto qualitativo che Gesù, in forza dello Spirito, ci porta in dono, accennando a un sacerdozio nuovo e diverso: “Ciò risulta ancora più evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile”.

“La conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare”

La connotazione spirituale del messianismo di Gesù di Nazaret - questo Suo sacerdozio “differente”, derivante, cioè, dalla “potenza di una vita indistruttibile” - avviano così la prefigurazione nella storia degli uomini di un’era di pace e di giustizia, dove il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare”. La storia, con l’avvento di Gesù che parla di pace e giustizia, non è un sogno irrealizzabile. Può essere obiettivamente realizzabile nella misura in cui si accetta di riferirsi a Lui, evitando di centrare la nostra attenzione sui nostri desideri o bisogni più immediati. Nella misura in cui tutti i nostri bisogni di gioia, di pace e di giustizia si confronteranno con Lui, rideclinandosi, gioia, pace e giustizia troveranno un stabilità storica e una sicurezza di prospettiva. Così la conoscenza di Lui diventa principio che riempie “la terra come le acque ricoprono il mare”, aiutando il nostro mondo a non arrendersi a qualsiasi forma di disperazione e di morte. “Avere speranza non vuol dire possedere una visione lucida di come sarà il domani. La speranza profonda viene dalla convinzione che la famiglia degli uomini e dei popoli non è stata abbandonata da un amore più grande” (Andrea Riccardi).

“Io non sono il Cristo”

C’è ancora speranza. La testimonianza di Giovanni Battista che semplicemente e in modo diretto e deciso afferma “Io non sono il Cristo”, ci regala una indicazione carica di quella speranza che nasce dall’umiltà. frutto maturo della serena consapevolezza dei propri limiti e della condizione esistenziale umana di fondo. Non è semplicemente l’ignoranza di chi non sa, ma custodisce la capacità serena di chi sa stare al proprio posto, lasciando semplicemente che l’altro, il Messia che sta per venire, avanzi davvero, avendoLo già riconosciuto e indicato con la propria vita e la parola. Infatti, “in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”, tanto che poco più avanti dirà ancora: “Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui. Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,36-7). La gioia di Giovanni Battista, che con umiltà dichiara di  non essere lui il Cristo, è commovente e fa bene accorgersene. “Vi è una relazione intima tra gioia e speranza. Mentre l'ottimismo ci fa vivere come se presto un giorno le cose dovessero andare meglio per noi, la speranza ci libera dalla necessità di prevedere il futuro e ci consente di vivere nel presente, con la profonda fiducia che Dio non ci lascerà mai soli, ma adempirà i desideri più profondi del nostro cuore” (Henri Nouwen).

don Walter Magni

 


 
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