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Il ministero del lettore
La liturgia della Parola è, estremamente varia; essa richiede sei atteggiamenti diversi: lettura, canto, parola, professione di fede, preghiera, silenzio. L’equilibrio di questi atteggiamenti è indispensabile perché la liturgia della Parola venga trasmessa e recepita. La liturgia della Parola deve sempre essere in stretto rapporto con la liturgia eucaristica: non sono due parti separate, anzi la liturgia eucaristica deve sempre agganciarsi, in tutti i modi possibili, alla liturgia della Parola. A questo proposito l’introduzione al messale è molto chiara: Cristo è realmente presente tanto nella sua Parola, quanto sotto le specie eucaristiche; inoltre è realmente presente nell’assemblea dei fedeli e nella persona del sacerdote che presiede la celebrazione.
Vogliamo fornire nelle pagine seguenti alcune indicazioni che potranno essere utili a tutti i lettori (vecchi e nuovi) della nostra Parrocchia:
Le letture
La riforma liturgica ha istituito per la Messa festiva tre letture perché i diversi passi della Scrittura s’illuminino a vicenda e perché è impossibile capire il Nuovo Testamento senza conoscere l’Antico..
E’ molto importante che vi siano lettori diversi per ogni lettura (la lettura del Vangelo è riservata al sacerdote celebrante): la varietà dei lettori, i movimenti che essa provoca nel presbiterio, l’eventuale alternarsi di una voce maschile e di una femminile sono elementi che servono a rompere la monotonia e contribuiscono a suscitare l’attenzione nell’assemblea.
Chi sono i lettori? Il miglior sistema è quello di permettere al maggior numero di fedeli adulti di fungere da lettori, a condizione però che non si faccia leggere qualcuno senza essersi assicurati che ne sia capace e che sia adeguatamente preparato.
I documenti del dopo Concilio in tema di liturgia insistono ripetutamente sulla necessità che i lettori siano “veramente idonei e preparati con impegno” attraverso un cammino di formazione “biblica, liturgica e tecnica”. Lo scopo di tale formazione non è certo quello di creare professionisti della lettura, ma di far capire anzitutto che l’azione liturgica del leggere la Parola di Dio ha un’importanza fondamentale nell’economia della celebrazione, poiché è soprattutto da come vengono lette le letture che dipende se la Parola di Dio giunge al cuore dei fedeli oppure no: ciò è fondamentale affinché la Parola agisca e sia efficace. E’ inutile aver ridato alla Parola di Dio un posto importante nella liturgia se poi non c’impegniamo ad ottenere una buona lettura.
Il lettore deve anzitutto investirsi della sua funzione, deve prendere coscienza che l’impegno di leggere la Parola di Dio non può esaurirsi ad un semplice atto da compiersi, ma deve diventare un vero e proprio ministero, coinvolgente l’intera vita di chi lo compie. Il lettore, pertanto, non può occuparsi della Parola di Dio solo quando si accinge a leggerla, ma deve “porsi in ascolto” ben prima, deve fare (come ogni cristiano dovrebbe) della Parola di Dio il nutrimento della propria vita. Il lettore è l’altoparlante di Dio, il suo inviato affinché la sua Parola, diventata Scrittura, ridiventi Parola oggi; è il servitore dell’Alleanza tra Dio ed il suo popolo, che si manifesta nel continuo dialogo testimoniato dalla Scrittura; è colui che fa sì che Dio parli al suo popolo, riunito per ascoltarlo.
Alcuni consigli pratici:
- Le letture devono essere lette dall’ambone messo bene in evidenza e dal lezionario, non da fogli volanti, libri vari, ecc.
- Il lettore deve sempre preparare la lettura con cura e sotto ogni aspetto.
- Prima d’iniziare a leggere è bene attendere sempre che l’assemblea sia seduta, in silenzio, in disposizione di ascolto; anche scenograficamente è importante uno stacco per distinguere i riti d’introduzione dalla liturgia della Parola. Se c’è anche qualche secondo di silenzio, meglio!
- Non è bene che i lettori stiano tutti ammassati all’ambone, uno accanto all’altro, né che ogni lettore si avvii all’ambone dopo una passeggiata attraverso mezza chiesa. E’ bene invece che i lettori abbiano dei sedili a loro riservati e che li occupino fin dall’inizio della Messa. Sia l’avvicinamento sia l’allontanamento dall’ambone devono essere fatti con calma, lentamente e senza intralciare gli altri.
- Giunto all’ambone, prima di iniziare a leggere, il lettore regola alla propria altezza sia il leggio sia il microfono, poi guarda in faccia la gente, come per presentarsi, e solo quando tutto è a posto e l’assemblea in silenzio comincia a leggere.
- Non leggere mai ciò che è scritto in rosso (es.: “prima lettura”, “salmo responsoriale”, ecc.).
- Il titolo dev’essere staccato dalla lettura mediante una pausa: il titolo è un’insegna che deve essere pertanto anche evidenziata con un cambiamento di tono e di volume. Al termine della lettura bisogna fare risaltare anche la frase “Parola di Dio”, facendola precedere da una pausa, cambiando tono e guardando in faccia la gente mentre la si dice.
Mettiamoci ora dalla parte dell’assemblea: che cosa dev’essere in grado di fare l’assemblea mentre un lettore sta leggendo la Parola di Dio?
- Sentire materialmente: è questione di volume, di ritmo, d’impianto di sonorizzazione.
- Ascoltare, cioè prestare attenzione; ciò esige dal lettore che legga bene. Il lettore non legge per sé, ma per gli altri: è una differenza radicale poiché sono due azioni diverse: nella prima si può anche non usare la voce, nella seconda la voce è fondamentale. L’obiettivo del lettore non è la sua personale comprensione (perché quando legge la lettura deve già averla capita e studiata), ma è che gli altri, attraverso la comunicazione orale, ascoltino, si trovino interessati al testo e non si annoino.
- Capire, il che non è per nulla automatico, come alcuni ritengono, per il semplice fatto che in qualche modo è stata letta una pagina della Bibbia. Dipende invece dal modo in cui il lettore si è preparato a leggere il brano e da come lo ha effettivamente letto. E’ quindi questione di ritmo (pause, velocità), intonazione, articolazione, interpretazione (colore). Senza questa preparazione difficilmente certi testi non facili e complessi riescono comprensibili a chi li ascolta. Pertanto dobbiamo lasciare il tempo alle parole non soltanto di essere pronunciate, ma soprattutto di essere capite. La regola fondamentale è: adagio e con senso.
La preghiera dei fedeli
I lettori hanno anche l’incarico di leggere la preghiera dei fedeli. E’ detta anche preghiera universale in quanto in essa si prega per l’intera umanità. Le intenzioni, che possono essere liberamente formulate, devono essere semplici, brevi, veramente universali (salvo rari casi realmente importanti per la comunità).
La preghiera dei fedeli va fatta dal posto al microfono. I lettori leggono le prime due preghiere dal foglietto della S. Messa, presentando se lo desiderano delle intenzioni personali. La terza preghiera è lasciata a un volontario dell’assemblea dei fedeli.
Comunicare con l’assemblea
Molto spesso, anzi quasi sempre, si usa la stessa parola “leggere” per indicare due azioni molto diverse: leggere per sé e leggere pubblicamente, per gli altri. Nella prima azione si può anche non usare la voce, mentre per la seconda la voce è indispensabile. Questa confusione di significati comporta diversi equivoci, primo fra tutti il ritenere che non sia necessaria alcuna competenza specifica, né che ci si debba preparare, per leggere durante una celebrazione liturgica.
Le conseguenze di questi equivoci le conosciamo tutti: persone che vengono incaricate di leggere alcuni secondi prima della celebrazione (o addirittura a celebrazione già iniziata); lettori che, giunti all’ambone, vedono per la prima volta il brano da leggere (quante volte succede che viene letto un brano della domenica precedente o di quella successiva!); lettori che leggono male (troppo in fretta, senza senso, con cantilena, in modo non adatto al tipo di lettura, senza tener conto di avere un microfono, ecc.…); letture affidate a bambini e ragazzi, che ovviamente non possono comprenderle a fondo e quindi nemmeno trasmetterne il contenuto, e tante altre disfunzioni analoghe. Tutto ciò comporta una conseguenza precisa: la Parola di Dio non giunge all’assemblea e la liturgia della Parola viene così ad essere decapitata. Inoltre anche l’omelia perde parte della sua efficacia, poiché è molto arduo, se non impossibile, spiegare ed attualizzare letture che non sono state capite e nemmeno ascoltate.
Che cosa si può fare per cercare di risolvere problemi così importanti? Anzitutto far sì che i lettori si rendano conto che il lasciarsi andare all’impreparazione, all’improvvisazione, alla trascuratezza equivale a “prendere in giro” Dio e l’assemblea; che un tale modo di comportarsi, umanamente parlando, non è serio e, cristianamente, è irriguardoso sia verso la Parola di Dio, sia verso i fratelli nella fede.
L’aver preso coscienza di quanto siano importanti le leggi della comunicazione per la lettura in pubblico comporta poi che il lettore si sforzi di acquisire un’adeguata competenza tecnica, allo scopo d’imparare ad usare correttamente la propria voce e quindi consentire e favorire la trasmissione del messaggio che è chiamato ad annunciare attraverso la comunicazione orale, cioè la Parola di Dio. Quindi la tecnica usata, cioè il modo di leggere, d’interpretare il testo non è un di più, un lusso: è invece la prima condizione perché sia suscitato un minimo interesse di ascolto.
La preparazione delle letture
A questo punto ci si può chiedere: in pratica che cosa deve fare un lettore per prepararsi a leggere una lettura? Si può rispondere suggerendo una serie di operazioni che gli consentono di studiare e approfondire progressivamente e sotto i diversi aspetti il testo.
1. Sapere con congruo anticipo quando e che cosa si dovrà leggere: ciò comporta l’esistenza del gruppo lettori, che si deve occupare anche di stabilire turni di lettura; bisogna fare di tutto per evitare di scegliere un lettore poco prima della celebrazione (o addirittura a celebrazione già iniziata).
2. Leggere e studiare il testo per capirne bene il significato, aiutandosi eventualmente con un commento e partecipando inoltre alle riunioni del gruppo liturgico parrocchiale (per poter fare ciò è indispensabile che ogni lettore possegga un messalino).
3. Individuare il “genere letterario” del testo, facendosi almeno un’idea del libro da cui è stata tratta la lettura e del tipo di lettura.
4. Cercare le parole o frasi chiave del brano, perché è su di esse che dovrà centrare l’intera lettura.
5. Studiare il testo dal punto di vista tecnico allo scopo di leggerlo correttamente, ovvero: andare alla ricerca della cosiddetta “punteggiatura orale” della lettura (pause, incisi, cambiamenti di intonazione, di ritmo, ecc.), mettere in evidenza le parole di difficile pronuncia, il tipo d’interpretazione adatto, ecc.
6. Leggere la lettura ad alta voce più volte, cioè fare vere e proprie prove, possibilmente di fronte a qualche ascoltatore o anche al registratore.
Di fronte a questa scaletta di preparazione il lettore non deve, ovviamente, spaventarsi: come in tutte le cose non è necessario fare tutto subito. Ma è bene procedere per gradi, cercando di assimilare questi principi progressivamente e soprattutto verificandoli ogni domenica attraverso l’esperienza diretta. Ciò che non deve mai venir meno è lo sforzo continuo di mettere in pratica, un po’ per volta, tutte queste cose, cominciando con il preparare ogni volta la propria lettura, con costanza ed impegno. Se si trova il tempo di fare molte altre cose, spesso assai meno importanti, perché non trovarlo anche per le letture?
(Liberamente tratto dalla rivista "La vita in Cristo e nella Chiesa" - Mensile di formazione e informazione liturgica - http://www.pddm.it/index.htm)
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