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Storia della Parrocchia

 

Riandare alle origini della nostra comunità parrocchiale è riscoprire le radici di una storia comune cominciata ormai molti anni fa. Un viaggio nella memoria di Milano due. Ci guida un “fedele fondatore”.

Arrivai a Milano due nel giugno 1974. La residenza Spiga è terminata. Avevo atteso due anni dalla firma del compromesso ed ecco che prendo possesso del mio appartamento. Il tempo di fare il trasloco da Milano e si arriva a settembre. Iscrivo i miei figli (cinque e quattro anni) all’asilo presso la residenza Seminario. Milano due ha tutto per i bambini: scuole, parco giochi (c’era un magnifico fortino costruito con tronchi di legno tipo Fort Apache con le tende degli indiani, il ponte di corda e un piccolo aereo), il verde, le piste ciclabili che attraversano le strade con i ponti. Manca ancora qualcosa: una chiesa! Già all’inizio del 1975 si cominciava a parlare di una Comunità ecclesiale a Milano due –Parco Lambro – Villette. Sotto la guida di un sacerdote energico, don Ruggero Camagni, viene organizzato il primo Consiglio pastorale e varie commissioni alle quali siamo in molti a partecipare. Data la mia attività professionale (a quel tempo lavoravo a Famiglia Cristiana e mi occupavo di ricerca e sviluppo) facevo parte della Commissione statistiche e comunicazione. Nel primo Bollettino della comunità, datato maggio 1975, si legge che le funzioni liturgiche del mese si svolgono nella cappella situata alla residenza Portici e che la messa della domenica si celebra nel salone della scuola elementare Nord. Grande partecipazione e grande fermento: il catechismo dei nostri figli viene gestito dai genitori. Ricordo che per la Prima Comunione dei miei primi due figli, e di un gruppo di amichetti coetanei, organizzavo il catechismo in casa mia e la cerimonia si svolgeva alla scuola elementare Nord, mentre il terzo figlio, nato nel 1976 e battezzato alla cappella dei Portici, farà la prima Comunione nella nuova chiesa. Nel maggio 1976 viene presentato il progetto del centro religioso. I criteri ispiratori erano già stati esposti in una lettera da don Ruggero:

• il Centro Religioso deve essere un luogo di incontro e di preghiera per i credenti di tutte le confessioni;

• deve essere altresì il punto di riferimento della Comunità Cristiana e deve quindi poter ospitare alcune forme di vita comunitaria;

• non deve offrire strutture non specifiche al suo scopo e che peraltro sono già esistenti nel quartiere (ad esempio strutture sportive).

 

L’architetto Giancarlo Ragazzi, progettista assieme a Giuseppe Marvelli, presenta poi il progetto (riportiamo quanto pubblicato sul Bollettino parrocchiale del maggio 1976):

Il progetto prevede un’aula a più comparti divisibile (e quindi estensibile o riducibile a seconda delle necessità) la cui forma complessiva è un semiesagono, che consente la maggiore vicinanza possibile per tutti all’altare. Sul perimetro è previsto un “corridoio” in cui sono sistemati i confessionali (zona della riconciliazione). C’è inoltre uno scomparto isolato acusticamente per i bambini, che possono così strillare senza disturbare eccessivamente i partecipanti alle funzioni. Sul retro, oltre alla sacrestia, sono sistemati alcuni locali per riunioni e per abitazione. L’aula è coperta da una falda orizzontale, mentre all’altezza dell’altare si sviluppano ardite strutture verticali che raccolgono e concentrano la luce sull’altare stesso. Il complesso architettonico è nel suo insieme molto moderno ed esteticamente assai apprezzabile, ma non concede nulla alla bizzarria ed è anzi molto funzionale. 

Il 19 dicembre 1976 con una solenne celebrazione liturgica il vicario episcopale Mons. Aldo Mauri, per autorità del Cardinale Giovanni Colombo, ci costituisce ufficialmente come “Parrocchia di Dio Padre”.

Nell’aprile del 1980 il Bollettino di informazione “Parrocchia Dio Padre – residenza Portici” annuncia la posa della prima pietra, “i nostri progetti, i nostri sforzi, le nostre piccole economie di questi cinque anni, si concentreranno adesso in un centro religioso al servizio del quartiere”.

Così si esprime il Cardinale Carlo Maria Martini, presente alla cerimonia: “Quello che sta per sorgere sarà il luogo di Culto, ma voi siete la Chiesa, il luogo di culto è l’espressione della vostra fede”. 

Il Bollettino annota ancora: “La prima pietra, in cui viene introdotta una pergamena con il verbale, è finalmente benedetta e mentre scende nel luogo che le è stato destinato, sotto l’erigendo altare, ci rendiamo conto che qualcosa è proprio cambiato: sono passati sei anni, la comunità si è ingrandita, e l’edificio della nostra chiesa non è più una lontana immaginazione, ma è già disegnato qui per terra e tra breve sorgeranno le sue prime strutture”.

Don Ruggero, commosso, ringrazia l’Arcivescovo e lo invita a tornare fra noi, per consacrare la chiesa e per impartire la Cresima.

 

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Il 19 dicembre 1981 viene celebrata per la prima volta l’Eucarestia nel nuovo Centro Religioso. L’aula è gremita e il nostro don Ruggero è raggiante. Solo cinque anni prima eravamo stati riconosciuti come “Parrocchia Dio Padre”.

Ne era passato del tempo da quando il 22 dicembre 1974 don Ruggero aveva celebrato l’Eucarestia nel refettorio della scuola elementare! Che emozione per noi residenti!

Noi che avevamo risposto per primi all’invito a collaborare ci guardavamo increduli e preoccupati allo stesso tempo. Bisognava pagare le prime rate alla ditta costruttrice e mancavano i fondi. In verità avevamo ancora molti debiti e il Centro non era ultimato. La popolazione di Milano 2 era aumentata: da 4.000 eravamo arrivati a 10.000, con le ultime residenze.

Riporto un estratto dal bollettino parrocchiale del gennaio1985:

abbiamo consegnato alla Caritas Ambrosiana per l’Etiopia 6.825.650 lire; a Fratel Ettore per i suoi ospiti 4.500.000; alla Cascina Biblioteca 50.000; all’Arcivescovo (a parziale restituzione del debito) 50.000.000; per le nuove chiese 6.700.000; ad una famiglia bisognosa 2.310.000; per la borsa di studio di don Jarek 1.500.000 …

abbiamo raccolto dalla vendita di beneficenza 17.500.000 lire, già distribuiti...

preventivi di uscita: saldo debiti 100 milioni circa; sistemazione asfalto piazzale auto 2 milioni; piantumazione 4 milioni; presbiterio (altare battistero, tabernacolo)(?), sedie e panche(?), vetrate (?).

Questi erano i temi che la Commissione Amministrativa si trovava ad affrontare (e di cui rendeva conto all’Assemblea dei fedeli) e che concludeva: “ovviamente i lavori si eseguiranno quando vi saranno le risorse, soprattutto non saranno a scapito delle beneficenza, come i dati hanno finora dimostrato”.

La partecipazione della comunità di Milano 2 è notevole e i sacrifici economici vengono premiati.

Arriviamo al 5 marzo 1986: alle 20,30 si svolge la cerimonia di Dedicazione del centro religioso multiconfessionale “Dio Padre”. A presiedere il rito è l’Arcivescovo Carlo Maria Martini.

Scrive don Ruggero sul Bollettino“Comunità: Consacra Signore il tuo Popolo”.

Questa invocazione posta dietro l’altare l’abbiamo letta e meditata da più domeniche e ci accompagna alla festa della dedicazione del “tempio” della casa comune. Non si cancellerà con il 5 marzo, ma resterà come augurio pasquale perché proprio dalla Pasqua di Cristo scaturisce il nostro essere popolo di Dio, Chiesa, il nostro essere consacrati.

 

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A metà degli anni ‘80 la Parrocchia Dio Padre è ormai una realtà viva e funzionante.

Si celebrano battesimi, comunioni e cresime. E si celebra anche qualche matrimonio.

Don Luigi Mistò, che per un anno aveva collaborato con don Ruggero nella parrocchia Dio Padre, negli anni ancora un po’ pionieristici di Milano2, ebbe a dire: “Conoscere don Ruggero e condividere con lui un anno di servizio pastorale ha significato per me incontrare davvero un prete che non si poteva pensare senza la sua comunità”. E, il 27 giugno 1989, in occasione del 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, aggiunse: “Tante cose ho ricevuto da don Ruggero, ma oggi soprattutto di questo voglio ringraziarlo: di avermi mostrato dal vivo che essere prete significa presiedere una comunità”.

A don Ruggero si sono affiancati prima don Luca Migliori, poi don Jaroslaw Hrynaskiewicz (don Jarek) e poi ancora don Pierluigi Lia. E poi le suore. La comunità è cresciuta e i fedeli sono aumentati.

Le suore curano il catechismo dei più piccoli, mentre don Pierluigi è il grande animatore dei ragazzi e degli adolescenti. Ed è proprio sul finire degli anni ’80 che nascono le prime vocazioni sacerdotali. Dopo 15 anni, la tenacia e la costanza di don Ruggero vengono premiate.

In una intervista don Ruggero afferma: “La gioia della vita è fare ciò che si deve fare, è attuare il progetto che Dio ha per ciascuno di noi. Sarebbe inutile che mi crucciassi perché vorrei essere sacerdote nel Duomo di Milano o in Amazzonia: il mio posto è questo, è qui che Cristo mi vuole ed è qui che farò la Sua volontà”.

Qualche mese dopo, don Ruggero scrive una lettera ai cari amici residenti: «Le parole di Maria guidano la mia riflessione in questi giorni, dopo che l’Arcivescovo mi ha comunicato che da ottobre svolgerò il mio servizio di prete nella parrocchia “Madonna di Fatima” a Milano. “L’anima mia ringrazia il Signore” perché mi ha donato la vita, mi ha chiamato al sacerdozio, mi ha dato di spendere 15 anni a Milano2, vedendo nascere e crescere questa chiesa che è in Dio Padre, mi ha fatto condividere gioie e dolori di tante persone...

“Vi chiedo un ultimo dono: accogliete con vivo entusiasmo il nuovo Parroco: Lui rappresenta il vescovo, ascoltatelo, seguitelo, collaborate generosamente perché anche Lui possa dire ogni giorno con voi “l’anima mia magnifica il Signore” ».

Il successore di don Ruggero Camagni è don Franco Ocello, ma di questo parleremo prossimamente.

 

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La vitalità della Parrocchia Dio Padre a metà degli anni ’80, dicevamo nel numero scorso di Comunità, era dovuta all’attivismo di don Ruggero, validamente coadiuvato da don Pierluigi, don Sergio, don Jarek, e delle Suore Figlie della Chiesa.

“La venuta tra noi in modo stabile delle Suore Figlie della Chiesa, ha arricchito la nostra comunità di un validissimo contributo per la catechesi, gli ammalati e l’accoglienza”, scriveva don Ruggero sul numero di Comunità di giugno 1985.

Ma chi erano le Figlie della Chiesa? Erano le Figlie di Madre Maria Oliva Bonaldo. Fu il Cardinale Adeodato Piazza, patriarca di Venezia, che nel 1946 eresse nella sua diocesi la Congregazione delle Figlie della Chiesa, ottenendo dal Papa che a capo di essa fosse posta Madre Oliva come Superiora Generale.

“La particolare missione delle Figlie della Chiesa”, si legge nel Capitolo generale del 1974, “è di trasmettere l’amore che hanno ricevuto come Gesù l’ha dato loro offrendo per esse la vita.”

Madre Oliva vuol far aprire il cuore di ogni uomo all’amore di Cristo, invitando ognuno alla mensa della Parola e dell’Eucarestia.

Le prime suore che arrivano a Milano 2 sono Suor Elisa Ugo da Trieste, Suor Maria Zadonà da Roma e Suor Maria Peternelli da Varese.

Quest’ultima, ora residente a Milano, mi ha raccontato per telefono che si occupavano in particolare dell’adorazione eucaristica, dell’animazione liturgica e di formazione (catechesi di bambini e adolescenti).

Suor Elisa insegnava anche alle elementari, mentre Suor Maria alle medie.

Esse abitavano al primo piano del nostro Centro Religioso.

Successivamente sono arrivate Suor Giuliana e Suor Rosanna, alternandosi con le altre. Fino alla fine degli anni ’80 e con l’arrivo di don Franco per tutti gli anni ’90 noi abbiamo avuto la fortuna di godere del “dono” delle Suore che si sono prodigate a rendere viva, ricca, spirituale la nostra Comunità.

Scrive don Franco nel numero di Comunità di ottobre 2003: “Ognuno deve riscoprire i doni che il Signore ci ha dato, non solo dal punto di vista umano e professionale, ma anche comunitario (doni dati per l’utilità comune, dice S. Paolo) e… darsi da fare. Ora tocca a noi, concretamente, per fare in modo che la nostra comunità non risenta troppo della partenza delle suore”.

Non è stato possibile evitare che le Figlie della Chiesa ci lasciassero, né trovare altri istituti religiosi che le sostituissero. Ora il nostro centro religioso ospita un solo sacerdote, don Walter Magni, che è davvero magnus per dover supplire a tutto. Tocca ancora a noi non farlo sentire solo.  

  

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L ’era pionieristica della nostra Parrocchia inizia nel 1975.

Trentacinque anni fa la comunità era fortemente impegnata nella costruzione del Centro Religioso. Oberata dalla scadenza dei debiti, aveva ben pochi margini per una pur modesta attività assistenziale e per interventi di solidarietà.

Fu allora che venne lanciata, sempre sotto la spinta di don Ruggero, l’idea di una Fiera di beneficenza. E la risposta fu straordinaria, soprattutto da parte di persone della terza età che misero a disposizione le loro tradizionali abilità nel ricamo, nei lavori di cucito, nella gastronomia casalinga.

Ho intervistato la signora Paola Barazzi, che fu fra le prime che si unì al gruppo delle anziane. Ne cita alcune: Corbella, Dragoni, De Zordo, Soggia, Villa, Zambrini.

Cui si aggiunsero, sempre dalla prim’ora, altre signore: Cazzaniga, Sala, Boggiali, Bozzolo e poi Barretti, Boletti...

Nella comunità la Fiera di beneficenza fu accolta con entusiasmo e divenne un’occasione attesa per dare e ricevere.

I primi luoghi in cui la Fiera venne allestita furono alla Residenza Portici, una rosticceria (ora non c’è più) e la cappelletta; poi al modulo sociale (dove ora c’è l’ufficio postale) e infine al Centro Religioso, dove si tiene tuttora.

Fin dall’inizio la raccolta fondi fu notevole (in media una quarantina di milioni di lire), e gli utili della Fiera per qualche anno servirono a pagare “alcuni mattoni della Chiesa”, ricorda Paola, ma da subito iniziano piccoli interventi di sostegno, di emergenza, di solidarietà.

Anno per anno vengono individuati filoni di intervento in vari settori socio-assistenziali. Le necessità sono tante e le carenze notevoli.

«Per vagliare ed esaminare i vari casi che vengono proposti», mi dice Paola Barazzi «entra in funzione il “Comitato Fiera”, organo collegiale di base formato da una ventina di persone, donne e uomini di tutte le età.»

 Il Comitato è in funzione tutto l’anno per i diversi compiti che gli competono, dall’organizzazione della manifestazione vera e propria alla ricerca e all’approvvigionamento del materiale da mettere in vendita, alla creazione degli oggetti e alla confezione dei manufatti, ai contatti periodici e sistematici di persona o per via epistolare con i beneficiari dei diversi progetti, all’amministrazione e contabilità dell’iniziativa stessa.

Affianca il Comitato – continua Paola – un numero indeterminato di apprezzati collaboratori che si mettono a disposizione, in prevalenza nel periodo ravvicinato alla Fiera, per provvedere all’allestimento dei banchi, in particolare a quello della “pesca” che tanto attira bambini e adulti, e che dovrebbe essere preparato solo con oggetti “regalati”.

Infine bisogna ricordare i più preziosi collaboratori che sono i “compratori”, senza i quali a nulla varrebbero gli sforzi e tutto il lavoro della Fiera al completo. È una partecipazione corale di tutta la comunità che si ritrova nella Parrocchia di Dio Padre: dare per ricevere, nel segno della caritas cristiana.

E la soddisfazione di tante piccole imprese andate in porto (a volte anche contributi modesti sono risolutivi!) è un grande incentivo per assumere impegni più decisi e di lunga durata.  

  

 

 


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